Seconda serata del Festival di Sanremo 2020: tra le braccia di Morfeo, i tempi cambiano con spirito dylaniano….

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The times they are a-changin’
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I tempi stanno cambiando recitava alla fine della première del Festival di Sanremo una delle più belle canzoni di Bob Dylan. Un monito severo che non lasciava spazio alla speranza di ascoltare qualcosa in più delle canzoni prive di qualità, pensate solo per l’airplay e in molti casi prive di contenuti musicali e di testi all’altezza. Nella seconda interminabile serata, in cui forte è stato il rischio di cadere tra le braccia di Morfeo, le Nuove Proposte hanno dato un segno di “vitalità” maggiore rispetto ai loro colleghi di ieri. Martinelli & Lula, Fasma, Marco Sentieri e Matteo Faustini, anticipati da un intervento da villaggio vacanze di Fiorello, presentatosi nei panni di una improbabile Maria De Filippi, hanno alimentato la flebile fiammella lasciata in vita. Ognuno di loro avrebbe meritato maggiore considerazione rispetto a Tecla e Leo Gassman, già passati in semifinale. Il regolamento crudele ha premiato Fasma e Faustini. Probabilmente andrebbe riconsiderata nelle prossime edizioni una serata dedicata esclusivamente a loro.
L’apertura dei Big avvenuta dopo una attesa di circa due ore, è stata affidata al sempre gradevole Piero Pelù, la cui vocalità e canzone ancora vivono dei “riflessi” di una indimenticata Regina di cuori. La sua esecuzione di Gigante ha lasciato più di una perplessità, nonostante la giuria demoscopica lo abbia relegato ad un eccessivo terzo posto nella classifica generale. Dopo di lui il vuoto cosmico rappresentato da Elettra Lamborghini. Impaurita e senza un filo di voce la regina del twerking, come viene definita dai suoi follower, è stata accolta da una autentica ovazione ma la sua performance è stata veramente imbarazzante. Insieme a Junior Cally è stato sicuramente il punto più basso delle due serate. Non ha entusiasmato Enrico Nigiotti, dal quale si attende la definitiva esplosione per le sue indubbie capacità compositive e vocali non ancora mostrate completamente. Un po’ meglio Levante con un brano coraggioso e che ha dimostrato di saper stare sul palcoscenico come poche. I giovani saranno rimasti soddisfatti dai Pinguini Tattici Nucleari, classificatisi al quarto posto, che hanno mantenuto il loro status di band energica e colorata.
Se Francesco Gabbani ha confermato di poter ambire alla vittoria finale, Tosca ha mostrato di possedere una classe enorme e una qualità eccelsa. Il suo brano Ho amato tutto ha fatto la differenza dal resto. Nonostante gli evidenti echi di Mia Martini, la cantante ha raccolto dei consensi meritati per la sua continua ricerca musicale e per la grande professionalità che la contraddistingue. Se da Paolo Jannacci si poteva pretendere un po’ di più, a non deludere sono stati Giordana Angi e Rancore. La prima ha affrontato il pubblico dell’Ariston con una inaspettata grinta. La sua interpretazione di un brano difficile sia nella struttura che per il contenuto è stata elegante. Il rapper romano è stato una vera sorpresa. Il suo brano è stato poco apprezzato dalla giuria demoscopica, ma sarà un sicuro successo radiofonico. Il solito capitolo a parte lo meritano Laura Chimenti, Emma D’Aquino e Sabrina Salerno che hanno spalleggiato Amadeus, che in alcuni momenti ha urlato più del dovuto. Sicuramente fuori contesto sono apparsi i monologhi delle due giornaliste. Una forzatura che andrebbe evitata. Così come Amadeus dovrebbe calibrare il tono della voce, in alcuni momenti eccessivamente troppo alto e, proprio per questo, ai limiti del fastidioso.

Infine gli ospiti. Le performance di Tiziano Ferro, Massimo Ranieri, che hanno anche duettato con successo nella “difficile” “Perdere l’amore”, e di Zucchero, sono state coinvolgenti ma troppo lunghe e insistite durante lo spettacolo. Un’abitudine che nuoce ai concorrenti che arrivano a cantare a notte fonda.

Con loro la reunion “storica” dei Ricchi e Poveri nella originale formazione a quattro. E’ stato questo il momento in cui il pubblico si è sentito più coinvolto. I successi eseguiti sono stati salutati da una standing ovation. Un trionfo meritato macchiato dal dubbio che durante alcuni momenti della loro esibizione, simpatica “Che sarà” eseguita con Fiorello, abbiano cantato in playback.

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