Senna: benvenuti a Italifornia

Italifornia” è il brano che vede i romani Senna tra i 16 finalisti di Musicultura 2020. Un grande traguardo quello raggiunto dal gruppo, composto dai fratelli Carlo e Simone Senna e da Valerio Meloni, che ha iniziato a muoversi sin dal 2015 e facendosi apprezzare in diversi contest nazionali, tra cui la vittoria al XIV Premio Augusto Daolio – Città di Sulmona (2016) e il palco del celebre Nomadincontro – Tributo ad Augusto a Novellara (Reggio Emilia).

Dopo il primo EP “Giornata Tipo” e alcuni singoli, il gruppo è arrivato a pubblicare il primo disco. E che disco. “Sottomarini” (Costello’s / Artist First), questo il titolo del lavoro, è uscito in digitale e in vinile, in un’edizione da 180 grammi e copertina rigida da veri collezionisti. Sin dal primo ascolto si resta affascinati dai testi e dalle sonorità dei Senna, che si inseriscono a pieno diritti nella schiera del nuovo cantautorato indie italiano. Ecco cosa ci hanno raccontato.

Con “Italifornia” siete arrivati i 16 finalisti di “Musicultura”. Il brano si inizia ad ascoltare sempre di più e di recente e approdato anche su Radio 1. Innanzitutto mi colpisce molto il titolo. Poi il testo, che accenna a falò in spiaggia e bagni d’estate, in questo momento danno un senso di nostalgia visto che, causa COVID-19, chissà quando potremo tornare a vivere queste emozioni. Com’è nato questo brano?

Carlo – È nato in modo molto particolare: ero per strada, stavo andando al mare ed era gennaio. Qui a Ostia, qui in Italia può capitare, e sono pochi gli altri luoghi del mondo in cui puoi farlo: per esempio in California. Mi sono cantato il ritornello in testa tutto il tempo, e una volta tornato a casa ho terminato la stesura al pianoforte. Il titolo è una parola che non esiste, l’unione di questi due luoghi, e la canzone in effetti parla di luoghi che non esistono perché li costruiamo nella nostra testa ma che influenzano comunque moltissimo il nostro modo di vivere. Penso al modo in cui gli smartphone hanno cambiato il nostro stile di vita: ci è possibile trovarci in tanti luoghi contemporaneamente, ma a volte non riusciamo a viverne appieno nessuno.

Molto carino il video, girato a Ostia, che è poi la vostra zona di provenienza, e realizzato con un tocco vintage. E’ stato realizzato tutto da voi?

Simone – Sì, lo abbiamo realizzato tutto da soli. Ideato, filmato, montato. Volevo che il video rispecchiasse le emozioni che il brano mi aveva suscitato, e cercasse di trasmettere il suo magnetismo a doppia faccia, quasi ipnotico. Luminoso e oscuro allo stesso tempo.

Valerio – È nato dall’idea subito vivida di Simone che lo aveva praticamente già tutto montato nella sua testa, da inizio a fine. È stato molto naturale vederlo trasportato dal mare, fino al progetto finito.

Tornando a Musicultura, quando avete deciso di partecipare al concorso la scelta del brano è stata immediata?

Simone – Su questa devo rispondere ancora io, perché mi sono occupato dell’iscrizione. Sì, non ho avuto veramente alcun dubbio, perché secondo me “Italifornia” è una canzone unica, complessa e immediata al tempo stesso. E la giuria di Musicultura va a fondo nell’analisi delle canzoni che le arrivano. Ho ancora davanti agli occhi la prima volta che l’ho ascoltata, tutta al pianoforte, e ho ancora i brividi a pensarci.

“Italifornia” fa parte del vostro album di esordio “Sottomarini”. Innanzitutto complimenti per la scelta di uscire in vinile oltre all’edizione digitale. Il disco è davvero ben curato e ha una grammatura che si trova solo per dischi di artisti di peso. Immagino siate appassionati di vinile. Com’è stata accolta questa idea?

Italifornia

Simone – Molto bene. Abbiamo cercato di far capire a tutti che la realizzazione di quest’edizione fosse il naturale compimento del percorso che abbiamo affrontato anche in fase di registrazione, completamente analogica. La passione maniacale di Carlo per i dischi ha poi anche “imposto” che il packaging fosse extra-lusso, perché alla fine di primo disco ne fai uno solo. Giusto così. Speriamo di poterli continuare a portare in tour con noi una volta diradate le nebbie del presente. La musica è bella se coinvolge tutti i sensi, compreso il tatto.

Carlo – Da collezionista e appassionato ascoltatore, come giustamente immaginavi, sentivamo il bisogno di creare un oggetto che lasciasse trasparire il nostro amore per quello che avevamo fatto e la grande cura dei dettagli che mettiamo in tutto ciò che facciamo. Solo perché lasciamo i rumori ambientali all’interno delle canzoni non vuol dire che non ci sia un’intenzione dietro questa scelta!

In copertina c’è una foto dei fratelli Carlo e Simone bambini in una vasca da bagno. Giocavate a fare i “sottomarini”?

Carlo – Sicuramente il concetto di ‘gioco’ è presente nella copertina, visto che in mano il ‘piccolo me’ ha il Power Ranger blu! In generale, abbiamo deciso di affidarci alle nostre foto di quando eravamo bambini per comunicare anche visivamente che non c’è artificio in questa musica. E la nostra immagine nella vasca da bagno, insieme, ci sembrava troppo ‘iconica’ per non utilizzarla come copertina. Oltretutto siamo immersi nell’acqua, ma dentro casa; siamo in parte visibili e in parte nascosti, come i sottomarini, che un po’ si vedono e un po’ no. Anzi, la maggior parte di essi è sempre nascosta sott’acqua ed è insidiosa, come accade per due cose molto diverse come gli iceberg e i sentimenti.

Sottomarini (Cover Album)

Tra i brani presenti nel disco mi ha colpito molto “Agosto”, anche questa dal sapore estivo, ma con una vena malinconica. Com’è nato questo brano?

Carlo – L’ho scritta il giorno di Ferragosto; anche in questo caso mi trovavo in strada, quando ho avuto l’idea. È partita come una specie di filastrocca o di scioglilingua, poi si è trasformata in una riflessione piuttosto agrodolce sul contrasto che può crearsi fra ciò che proviamo e ciò che ci sta intorno: nello specifico, come una relazione ‘estiva’, per sua natura spesso effimera, possa invece trasformarsi in qualcosa di importante; qualcosa che abbiamo paura di perdere nel momento in cui agosto, le vacanze, la spensieratezza finiranno. Non è un caso che questa canzone, nell’album, venga proprio dopo “Giulia”, la canzone della spensieratezza per eccellenza.

Chi è la “Giulia” dell’omonima canzone?

Carlo – Ho preso spunto dalla bellissima amicizia che lega me e la mia amica, appunto, Giulia sin da quando eravamo piccolissimi (siamo nati a pochi mesi l’uno dall’altra, e siamo sempre stati vicini di casa) e l’ho usata come base per raccontare un rapporto piccolo e innocente, quando i sentimenti sono autentici e forse non sono nemmeno troppo chiari ai bambini che li vivono. Ma in fondo è anche questo il bello dell’infanzia: non sapere, avere tutto da scoprire ed essere curiosi. Ed è proprio la curiosità quel che cerco di mantenere io stesso come persona e come scrittore anche ora che non sono più un bambino.

Ascoltando tutto il disco penso che i Senna facciano parte di diritto nella scena dei nuovi cantautori italiani. Alcuni brani per sonorità non hanno nulla da invidiare ad alcune produzioni indie pop degli ultimi anni. Come valutate questa scena? Vi sentite di appartenerci o preferite non avere etichette?

Valerio – Essere etichettati non dovrebbe mai essere così influente, quello che conta davvero è quanto  quello che vuoi esprimere con la tua musica, arrivi dritta al punto, che sia bianca o nera, fatta bene o no.

Simone – Le etichette le capisco, facilitano la riconoscibilità delle proposte musicali. è il mio lato da archivista, non ci posso fare nulla. è pur vero che oggi le etichette non rispecchiano una logica rigida come una volta, e si sono trasformate in un calderone che risucchia al suo interno tutta una scena musicale più o meno melodica (pop, rap, trap, lo-fi, dance). Ma ci appartiene a modo nostro, nel senso che secondo me la nostra impronta è molto riconoscibile e non mi dà alcun fastidio essere inquadrato, poi sta all’ascoltatore giudicare se gli piaci o meno a prescindere dall’etichetta che hai appiccicata addosso.

Carlo – Alla fine dei conti, ascolto e apprezzo musica rispondente a tutti i filoni che hai nominato, quindi essere accostato ai musicisti che amo è comunque piacevole, siano essi cantautori, indie o pop. Quando compongo non vado a pensare che sto scrivendo una canzone indie oppure soul, ma le sue caratteristiche emergono naturalmente e poi sta a chi ascolta ‘riordinare’ la nostra musica per sé, in modo che gli sia di giovamento nel modo più adatto a lui. La musica fa stare bene le persone e questa è l’unica cosa che conta. Le opinioni che abbiamo di noi stessi come appartenenti a un determinato genere contano molto meno; in fondo siamo uno, nessuno e centomila, giusto?

I Senna sono un trio. Come dividete in studio e sul palco la vostra collaborazione?

Valerio – Ci siamo trovati sin da subito in sintonia a suonare insieme, noi tre. È sempre stato molto naturale, questo ci ha aiutato sia in ambito studio, che live. Cerchiamo di perfezionare sempre al meglio le nostre posizioni nelle singole canzoni, in modo da far esaltare il brano prima che noi stessi, tutto il resto viene da sé.

Agosto

Carlo – Partiamo sempre dalle voci e poi passiamo ai nostri strumenti principali, che sono pianoforte e chitarra per me, basso per Simone e batteria per Valerio. Ma non ci limitiamo a essi, anche qui ci piace esplorare: ti basti sapere che abbiamo registrato parti di ukulele suonate da Valerio che poi non abbiamo usato, mentre a essere stata utilizzata è stata una sua traccia di chitarra acustica un po’ punk che ha inciso su ‘Italifornia’. Sempre ‘Italifornia’ contiene dei suoni creati da Simone con l’iPad! Non ci siamo fermati neanche a questo punto. In alcuni brani sentivo il bisogno di qualcosa di totalmente diverso, e a quel punto ho chiamato Gisella Horvat, che ha impreziosito ‘Fiume’ e ‘Uguale e diverso’ con la sua splendida viola.

In termini di influenze artistiche, quali sono gli artisti e i dischi che vi hanno maggiormente influenzato?

Simone – “In the Airplane over the Sea” dei Neutral Milk Hotel, “Submarine” di Alex Turner, “Loaded” dei Velvet Underground, “Siamese Dream” degli Smashing Pumpkins, “XO” di Elliot Smith, “Bufalo Bill” di De Gregori, “GP” di Gram Parsons… la lista prosegue ancora per un bel po’!

Valerio – Il filone emo/pop-punk anni 2000 con My Chemical Romance, Panic! At the disco, Paramore, Fall out boy… ecc. con cui sono cresciuto e continuo a crescere. Ma sono davvero troppi gli artisti a cui devo qualcosa. In Italia sicuramente Lucio Dalla.

Carlo – La musica che ascolto viene soprattutto dall’America e parte dal folk, dal blues, dal country e dal rock, abbracciando il jazz, la bossa nova, l’hip hop e la migliore elettronica. Mi limito a dirti quello che penso a proposito di alcuni nomi importantissimi per la storia della musica italiana: a me piacciono, e tanto, quelli con la B (Baglioni, Battiato, Battisti e Bennato) e quelli con la D (Dalla, Daniele, De Andrè, De Gregori).

In attesa di capire quando si potrà tornare a suonare dal vivo, quali sono i vostri progetti futuri?

Simone – L’unica certezza è la finale di Musicultura, anche se per cause di forza maggiore non sono chiare le modalità con le quali si svolgerà. Speriamo che la musica dal vivo possa riprendere, con le adeguate misure di sicurezza, per continuare a portare il nostro spettacolo in giro per lo Stivale. La voglia di spaccare tutto ci farà trovare la strada.

Le cose a metà

Carlo – Pochi giorni fa è uscita una nuova canzone, “Anidride carbonica”, pubblicata sempre in collaborazione con Costello’s e Artist First. Sicuramente parte del progetto è proseguire il nostro discorso musicale con queste due realtà straordinarie della scena italiana, che hanno fatto un gran bel lavoro per permettere a un numero sempre maggiore di persone di raggiungerci. Nel frattempo, si ascolta e si scrive. Di certo un momento storico così incredibile come quello che stiamo vivendo lascerà traccia di sé nella musica del futuro, sia per noi sia in generale per tutti gli artisti contemporanei.