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Pubblicato il 20/01/2012 alle 00:12:14
I Confini di Paolo Cavallone
di Manuela Ippolito Giardi
E’ uscito in questi giorni “Confini” il nuovo CD di Paolo Cavallone pubblicato dalla casa discografica Tactus di Bologna. Un cofanetto elegante comprensivo di un bonus DVD. Questo lavoro è la testimonianza della vitalità della musica contemporanea.

E’ uscito in questi giorni “Confini” il nuovo CD di Paolo Cavallone pubblicato dalla casa discografica Tactus di Bologna.

Un cofanetto elegante comprensivo di un bonus DVD. Questo lavoro è la testimonianza della vitalità della musica classica-contemporanea italiana: i brani contenuti nel CD rappresentano degli autentici gioelli di musica da camera contemporanea, sia per raffinatezza di scrittura, sia per un atteggiamento compositivo proiettato nel futuro e aperto al molteplice. D’altronde, Cavallone è cittadino del mondo che ha attirato interesse su di sé in Australia, America ed Europa riportando successi e riconoscimenti che ne fanno un artista di riferimento fra le nuove generazioni di compositori. Autore attento, poliedrico, dotato di una sensibilità a fior di pelle e capace di esprimersi al limite fra udito e percepito. Lo abbiamo incontrato.

Maestro, ci vuole parlare del suo nuovo cd “Confini” e delle importanti collaborazioni che ci sono state nella sua realizzazione?

Il CD, pubblicato dalla casa discografica Tactus di Bologna, è coprodotto da Rai Trade e dal Center For 21st Century Music della University at Buffalo (USA). I brani sono stati registrati a New York, Bologna, Roma, Arezzo e Buffalo con interpreti di primo piano come MagnusAndersson, Roberto Fabbriciani, Nicholas Isherwood, Lorna Windsor, Tony Arnold, Movses Pogossian, Luca Sanzò, JeanKopperud, Stephen Gosling, Catarina Domenici e i gruppi da cameraFarben Ensemble e June in Buffalo Contemporary Ensemble, diretti rispettivamente da Marco Lena e Christian Baldini. Inoltre, quest’opera contiene quella che probabilmente è l’ultima incisione del noto pianista James Avery, scomparso qualche mese dopo la registrazione di “Milagros”. La realizzazione è stata faticosa ma davvero entusiasmante. Inoltre, il CD è accompagnato da un DVD contenente un video documentario realizzato da Rai Trade dal titolo “Paolo Cavallone, ritratto di un compositore”, diretto da Donato Tulliani, con la partecipazione di Luca Sanzò, Francesco Zimei, Carlo Boschi, David Felder, Gaetano di Bacco e Harvey Sollberger.

Fra le opere presenti nel disco ricordo due brani ampiamente eseguiti, come la title track “Confini” e “(Dis)tensioni”, per clarinetto e pianoforte; quest’ultima già presente in un doppio CD intitolato “Extreme measures” uscito, se non erro, per Albany Records in USA nel 2010. Come sono nati questi due brani?

“Confini” rappresenta una rilettura in chiave contemporanea della sonata classica basata sulla possibilità di inquadrare da diverse prospettive un unico gesto musicale. Il brano, intepretato dalla pianista brasiliana Catarina Domenici, è stato eseguito in un tour in Brasile e in Portogallo ed oggetto di seminari alla Università di Aveiro e al “National Music Conference” di Uberlandia. “(Dis)tensioni”, invece, è un pezzo che ho composto nel 2007 su commissione di Jean Kopperud per il suo progetto “Rated X”, un tour americano di 9 concerti con il pianista Stephen Gosling culminato nella registrazione di un CD per la Albany records, come ricordava lei, dal titolo “Extreme measures”.

Le sue esperienze a livello internazionale si riflettono chiaramente in questo album che rivela una sorta di apertura alla molteplicità propria di un vero e proprio cittadino del mondo: penso ai suoi studi all’Accademia di Santa Cecilia o al Dottorato in America; all’insegnamento dell’orchestrazione in Nuova Zelanda e ad eventi, concerti e conferenze che la vedono protagonista in italia e all’estero. Da dove nasce la necessità di una attività così dinamica? E cosa vuol dire per lei essere un compositore di musica classica nel 2012?

La mia scelta di partire per gli Stati Uniti e di viaggiare costantemente è nata dalla necessità di inquadrare dalle più diverse prospettive gli “oggetti“ e/o i “gesti“ interiori e musicali e di capire meglio me stesso e la società per mezzo dell’impegno artistico. Ho un amore viscerale per tutte le forme d’arte e vivo come “miracolose” le scoperte di complementarità o le rivelazioni delle metafore celate dietro i capolavori d’arte. Da qui il desiderio di espandere la mia conoscenza ele mie esperienze, attraverso viaggi, il confronto con la realtà e l’attività compositiva. Sono stati anni molto intensi e stimolanti. Ho avuto modo di collaborare con musicisti di altissimo livello, ricevere commissioni da artisti come Harvey Sollberger o da istituzioni come la Dilijan Music Series di Los Angeles. Miei brani sono stati eseguiti alla Zipper Hall di Los Angeles, al Festival June in Buffalo, il New Music Festival di Sacramento, Merkin Hall di New York, “Festival Play It!” di Firenze, etc. In Nuova Zelanda ho vissuto un periodo meraviglioso come professore in visita (Visiting Lecturer) di Orchestrazione e Composizione alla New Zealand School of Music. Riguardo all’essere compositore oggi penso voglia dire, da un lato, porre attenzione ad una molteplicità di mondi sonori in un nuovo riconfigurarsi dei confini abituali; essere aperti all’improvvisazione, ai vari modi di fare musica, ai vari, cosiddetti, “generi”, alle rifrazioni molteplici delle sovrastrutture sociali, e soprattutto al confronto a tutto tondo con la contingenza storica che ci accoglie. Inoltre, vuol dire abbracciare una attività che diviene missione in termini di sopravvivenza di certi modi di fare musica e di osservare le “cose”, a cui il mondo contemporaneo sembra non voler far caso… forse per distrazione.

Quali i progetti futuri?

Sto componendo un concerto per flauto
ed ensemble, una commissione della Siemens Foundation, che verrà eseguito in prima mondiale in Nuova Zelanda dallo Stroma Ensemble, con il grande flautista Roberto Fabbriciani, e sotto la direzione di Hamish McKeich.

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