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Pubblicato il 12/08/2007 alle 23:27:53
Rasoi di seta: Giovanni Nuti e la poesia di Alda Merini
di Ambrosia J.S. Imbornone
Il cantautore toscano dopo 13 anni ha finalmente realizzato il sogno di pubblicare le sue canzoni sui versi di Alda Merini. Leggerezza e profondità, erotismo mistico e solitudine, questo e altro sono Rasoi di seta con un duetto con Cristicchi.

Il cantautore toscano dopo 13 anni ha finalmente realizzato il sogno di pubblicare le sue canzoni sui versi di Alda Merini. Leggerezza e profondità, erotismo mistico e solitudine, questo e altro sono Rasoi di seta con un duetto con Cristicchi.

Quanta costanza e passione è necessaria per aspettare 13 anni di realizzare il proprio sogno senza accontentarsi di soluzioni facili e compromissorie? Giovanni Nuti ne sa ben più di qualcosa. Il talentuoso chansonnier toscano ha atteso tutti questi anni prima di riuscire a pubblicare il disco della sua vita, un album di canzoni che musicassero i versi di Alda Merini. Nel frattempo, Nuti metteva in musica le poesie che gli erano entrate indelebilmente nell’animo senza finalità discografiche, facendole ascoltare agli amici che ospitava nel piccolo teatro costruito nella sua abitazione milanese, con 25 posti per gli spettatori. Ogni giorno, parlava con la musa dei Navigli, candidata più volte al Nobel per la Letteratura, che lo rassicurava che il momento adatto alla registrazione e alla pubblicazione del disco prima o poi sarebbe giunto. L’incontro fulminante con le liriche della poetessa risale – è facile fare i conti – al 1994, quando Nuti, pianista dall’età di dieci anni e cantautore ispirato negli anni giovanili soprattutto dalla classica e dal melodramma (Beethoven, Mahler, Liszt, Puccini, Verdi…), dopo aver pubblicato “Al parco dei silenzi” (1989) e “Giovanni Nuti” (1991) decide di inserire nel suo terzo disco, “Disordinatevi”, una versione in musica di “Sandali” della Merini. Conosciuta l’autrice, nasce un sodalizio artistico i cui risultati odierni paiono teneri e profondi, per la spiritualità e la passionalità dell’ispirazione, per la sintonia immateriale e sublime degli intenti. Sembra una fiaba a lieto fine, ma non c’è niente di stilizzato e trasognato in questa storia, che rende anzi realistico e fattibile agli occhi di chi la ascolta il progettare la propria carriera seguendo il proprio estro e la propria vocazione. I primi traguardi del percorso di Giovanni risalgono al 2004, quando scrive le musiche per un altro illustre progetto sulle orme della Merini, quello di Milva, che il musicista e cantautore affianca in un tour teatrale di successo (una settimana di repliche a Milano e 22 date sold out in Germania). Nel 2006 la rappresentazione live in un affollato Duomo milanese dell’album “Poema della croce” (2005), tratto dall’ omonima “opera sacra” della Merini, che in quell’occasione rivestì anche i panni di Maria. Così arriviamo ai giorni nostri. Nuti, che vanta collaborazioni con Enrico Ruggeri (per il testo “Notti di miele” nel disco di debutto), Lucio Dalla (fisarmonica in “Ronda di notte” nel secondo album), Roberto Vecchioni (tour teatrale del ’91 del professore), Mango (che cantò i suoi versi ne “I sensi miei” nel 1994), Teresa Salguiero (Madredeus, cover di “La ballata dell’acqua del mare”) ha pubblicato il 25 maggio “Rasoi di seta”, che musica 21 poesie della Merini, di cui 10 inedite. Le liriche edite sono tratte dalle raccolte “Vuoto d’amore” (1991), “Titano amori intorno” (1993), “Ballate non pagate” (1995), “Un’anima indocile” (1996), “Superba è la notte” (2000), “Le briglie d’oro” (2005) e soprattutto da “Clinica dell’abbandono” (2003 e 2004).
La voce di Nuti ricorda a tratti la profondità di quella di Andrea Chimenti; risulta suadente e teatrale, efficace ed elegante. La sua musica passa da sintetizzatori rarefatti a travolgenti arrangiamenti “balcanici”, che ricordano Capossela e Pippo Pollina, da virtuosismi pianistici a sonorità orchestrali impetuose, grazie all’intervento di ben 80 musicisti. Mescola classico e contemporaneo, comico fiabesco e tragico, sacro e profano, la carezza della tenerezza e il sorriso dell’ironia, nell’esaltazione delle fragilità e della potenza dell’animo umano e nella fede costante “senza profeti” nella magia di una poesia di “poeti poveri”, “osti senza domande”, “soli come bestie, buttati per tutti i fanghi, senza una casa libera, né un sasso per sentimento”, come recita il toccante duetto da brividi con Simone Cristicchi, “I poeti”, aperto dalla voce della Merini, che nel disco è voce recitante registrata in presa diretta in diversi pezzi. Commoventi sono i racconti d’esclusione ed emarginazione, che alludono alla nota e drammatica esperienza manicomiale della Merini, dominante il tema amoroso, narrato nella sua assolutezza appagante e devastante insieme, di completa comunione sensuale e platonica.

Il 25 agosto Nuti sarà ospite della serata conclusiva di “Life in Gubbio”, manifestazione ideata da Michele Afferrante e Filippo Mauceri, tra gli autori del programma tv “Il senso della vita”, con la collaborazione di Paolo Bonolis, che il 23 proietterà anche un documentario inedito sulla poetessa, intitolato “Più della poesia. Due momenti nelle vite di Alda Merini” diretto da Paolo Taggi. Ecco cosa ci ha raccontato un po’ di tempo fa di “Rasoi di seta”.

Ambrosia: Da 13 anni ti sei dedicato esclusivamente a musicare i sublimi versi della Merini, diventandone il cantore in musica. Cosa hai provato quando l’hai conosciuta nel ’94?
Giovanni Nuti: L’incontro con Alda Merini è per tutti sconvolgente, perché ha uno sguardo che ti penetra e ti fa una radiografia…O tu accetti di stare al gioco o devi scappare, perché il suo sguardo è davvero potente, ovviamente in senso positivo!

A: Spesso nelle collaborazioni si formano anche coppie da copertina patinata. Le foto che ti ritraggono con la Merini invece sono di una bellezza profonda, spirituale, non superficiale e frivola. Come ha cambiato la tua vita e la tua persona l’incontro con la poesia di Alda?
GN: Beh, devo dire che per me è stata una scelta: cerco qualcosa non dico di più importante, ma di più completo. Cercavo un universo più grande con cui confrontarmi e l’ho trovato nella poesia della Merini.

A: Hai dichiarato di aver imparato dalla Merini che i risultati si ottengono non con la fretta e l’accanimento, ma la coerenza paziente e la passione. In questi anni hai mai avuto il terrore di coltivare un progetto troppo ambizioso per cui non sarebbe mai giunto il momento adatto?
GN: La fiducia non mi ha mai abbandonato. Nel momento in cui musico delle poesie di Alda Merini c’è comunque una grande gioia. Il viaggio quindi non è stato poi così doloroso, perché nel frattempo c’era la gioia nel musicare e cantare le sue poesie. La pazienza indubbiamente ci vuole per progetti del genere. Però, un po’ come in tutte le cose, se tu non sei contento di quel poco che hai, il resto non arriva. Se quello che hai ti basta, quello che conquisti ed ottieni è in più.

A: Alda ha definito questo album frutto di una specie di rivolta anche patriottica in nome della cultura. Nei versi musicati in questo album vibra anche la consapevolezza del rischio di emarginazione e solitudine che corrono i poeti. Che potere e che ruolo secondo te riveste la poesia nell’esistenza dell’uomo contemporaneo?
GN: Io penso che la poesia sia molto importante in un momento come quello che stiamo vivendo. Credo che possa salvarci: questo è un periodo senza valori, in cui non c’è cibo spirituale, ma tante cose molto superficiali, come prima dicevi, che ti danno una gioia effimera. Alla fine però ti senti scontento, perché senti un’assenza…La poesia ti dà quello che manca: quando leggo una poesia di Alda Merini, mi sento appagato, mi sento bene, quindi vuol dire che è cibo spirituale.

A: Che scopo ti sei fissato nel suo lavoro? Dare risonanza alle emozioni alle sottili inquietudini che la poesia custodisce, farsi veicolo di arte e cultura, risvegliando il pubblico sopito nella mediocrità del quotidiano più prosaico?
GN: Gli obiettivi chiaramente ci sono, ma sono molto semplici. Nei concerti la gente è molto felice di sentire poesia in musica e la poesia è tutto, come hai giustamente sottolineato, è solitudine, gioia, inquietudine, rappresenta la vita, quello che tutti noi viviamo…

A: Partiamo dal titolo: perché “Rasoi di seta”?
GN: E’ stata un’idea di Alda Merini: poi il titolo le è sembrato un po’ troppo duro, perché le ricordava quando in manicomio i matti tentavano il suicidio con i rasoi... Secondo me però rappresentano benissimo quello che sono i suoi versi: sono dei rasoi che scavano in profondità. Come i suoi occhi penetrano nell’animo, allo stesso modo agiscono i suoi versi.

A: Ne “I poeti” c’è come ospite Simone Cristicchi: com’è nata l’idea di questa collaborazione?
GN: Simone Cristicchi è un artista straordinario e ama anche lui molto la Merini. L’ho incontrato a casa di Alda, dopo la vittoria di Sanremo. Gli ho fatto ascoltare alcuni canzoni e si era quasi emozionato…Allora fu Alda ad avere l’idea di fare qualcosa insieme e così è nato il duetto “I poeti”.

A: Nel 2005 hai musicato il “Poema della croce”. In questo cd la poesia religiosa è limitata ad “Amore”, mentre predomina la Merini dell’amor profano. Nei suoi versi però l’amore è comunque un’esperienza mistica, di comunione, fusione e creazione?
GN: Credo che la presenza di Dio sia in ogni situazione nei versi della Merini, pure nell’erotismo mistico che pervade questi versi che ho musicato in “Rasoi di seta”, anche in me stesso. E’ un sentire comune questo, sia di Alda che mio.

A: Come brano d’apertura del suo sito, hai scelto “Io come voi”, dedicato alla prigionia dell’esclusione dal mondo e dall’esilio del dolore. Che ci dici di questa canzone?
GN: Sono versi che la Merini ha scritto quando era in manicomio: viveva in una stanza e aspettava che qualcuno andasse a trovarla…Nessuno arrivava e restava alla finestra tutto il giorno, finché di giorno in giorno passarono tanti anni…Credo che ognuno vi si possa rispecchiare, perché ognuno di noi ha vissuto queste situazioni, chi in carcere, chi in una prigione psicologica. E’ un testo che io ho sentito molto, perché anche io ho avuto la mia prigione. Più o meno tutti fanno esperienza del dolore, che mi auguro non sia una patologia, ma aiuti la nostra crescita e poi si faccia da parte, per lasciar posto alla gioia.

A: Nel disco ci sono anche brani molto ritmati, bandistici, come la felliniana “Il mio amore ha 4 gatti”: cosa ci dice della Merini più ironica e come ha deciso di associarle sonorità di questo tipo?
GN: Il modo di vivere della Merini ricorda anche il mio: alterniamo momenti di grande romanticismo e profondità a momenti di grande ironia. Da una poesia che ti emoziona si passa a una barzelletta. “Il mio amore ha 4 gatti” o “La zanzara” rappresentano proprio quei momenti di divertimento giocosi che abbiamo portato in canzone. E quale veste musicale migliore che quella un po’ da banda, come hai detto tu, che ricorda le colonne sonore scritte da Rota per Fellini?

A: Daniele Ferretti, produttore artistico di alcuni brani del disco, è un direttore d’orchestra classico: come la tradizione della musica classica e operistica può alimentare o donare intensità e originalità alla musica leggera?
GN: E’ stata una grande esperienza, perché Ferretti appunto è un musicista e direttore d’orchestra classico…Aveva diretto il “Poema della croce” ed era stato davvero molto importante ed interessante. Allora gli ho detto: “Perché non provi ad arrangiare anche delle canzoni?” e il risultato, almeno a detta anche dei critici, è stato bello…

A: Tu stesso hai una formazione classica, ma quali sono i colleghi cantautori che stima maggiormente?
GN: Devo dire che sono tanti, veramente tanti…In Italia ci sono tanti cantautori davvero bravi, ricchi di grande sensibilità. Posso nominarti Bubola, Fossati, Samuele Bersani, Simone Cristicchi appunto, tanti altri…Poi ci sono anche tante donne, la Consoli, Elisa…Ci sono tantissimi cantautori e cantautrici molto in gamba.

A: Che tipo di riscontro hai ottenuto portando nei live la tua musica e quindi le poesie di Alda?
GN: Il pubblico non è molto “abituato”, perché è bombardato dalla mattina alla sera da canzoni “usa-e-getta”. Quello che mi fa felice è che una multi-nazionale come la Sony-BMG abbia creduto in questo progetto. Mi sembra che questo sia un segnale che negli anni precedenti non c’era.

A: Dopo aver realizzato questo tuo sogno, come vedi il tuo futuro?Che progetti hai?
GN: Il progetto attuale è di far conoscere il più possibile questo album e di portare Alda Merini anche all’estero. Un primo passo ci fu già con Milva, quando scrissi per lei “Milva canta Merini” e facemmo una tournee in Germania. Spero mi si apra il mercato estero. Poi ho comunque tantissime canzoni già pronte, con testi miei, in collaborazione con Paolo Recalcati, con cui ho già fatto altri album. La creatività spero e credo che non manchi, insomma…

A: Allora, grazie per quest’intervista…
GN: Io ringrazio di cuore te e tutti quanti vorranno ascoltare questo album…

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