Pornochic. L'ep omonimo del gruppo aretino sfodera sonorità aggressive e virulente, sicuramente di grande impatto dal vivo.
Pornochic. L'ep omonimo del gruppo aretino sfodera sonorità aggressive e virulente, sicuramente di grande impatto dal vivo.
Quello che gli aretini Sleepers descrivono come “stoner-grunge” è un rock sanguigno e cupo: nell’ep omonimo le canzoni della band si avvitano attorno a riff di chitarre distorte, che spesso hanno l’energia oscura dell’alternative metal, e sviluppano basi ritmiche aggressive e di forte impatto. E’ il cantato graffiante soprattutto a virare verso il grunge in stile Nirvana (e primissimi Pearl Jam), la cui influenza diventa evidente soprattutto nelle iterazioni di “Oleg”. La carica virulenta dei pezzi rammenta spesso i System of a Down, o a tratti gli A Perfect Circle; il quartetto, attivo con un’altra formazione fin dal 2001, mostra fantasia soprattutto nei cambi di ritmo della dolente Pornochic.
I testi dei quattro brani sono d’altronde intrisi di rabbia malinconica, che alternano la consapevolezza sotterranea della propria sofferenza alla reazione, identica e contraria, di un furore riversato sugli altri ad esaltare e illuminare insieme la complessità delle relazioni. E’ facile immaginare gli effetti che la potenza di questi pezzi possono avere dal vivo: la perizia tecnica, la struttura delle canzoni, le interpretazioni infiammate nel canto e nel controcanto aumentano il pathos e la “temperatura interna” delle canzoni. Non a caso, ora nel loro space la band ha scelto per autodefinire il proprio stile l’aggettivo melodrammatico; non siamo di fronte però ad eccessi teatrali alla Muse, seppure non manca invece un certo compiacimento nell’affondare in sonorità e versi in odore di dark. Il grunge li salva dagli abissi della tragicità più stridente e li lascia galleggiare nel maremagnum di un rock che virilmente non si pasce di lacrime, seguendo la lezione di resistenza al dolore di una certa scuola anni ’90. La band di Arezzo, che ha alle spalle un demo e un album per la Discovery Label, oltre a una canzone inclusa nella compilation di Arezzo Winter 2004, ha scritto in seguito altre canzoni in italiano che hanno permesso la pubblicazione riaggiornata dell’ep, con l’aggiunta di “Coma sterile”, “Cani di neve” e “100 km di streghe”, in cui lo stile musicale non sembra molto diverso; l’adattamento alla lingua nazionale ha modificato però necessariamente la metrica del cantato e ha dato risultati più vicini di un tempo alla scena alternative italiana più vibrante e corrosiva, dai Verdena agli Afterhours. Che sia un caso o una scelta, questo lieve slittamento, che contamina qualche carattere nazionale con i consueti modelli internazionali, può essere un primo passo verso l’acquisizione di un’identità musicale più netta, fresca e personale. “Cani di neve” è d’altronde piacevolmente ossessivo: il sound “addictive” del gruppo potrebbe senz’altro essere fondamentale nel portare i giovani toscani a nuovi traguardi nel 2008, quando dovrebbe essere pronto un nuovo album per l’inglese UKDivision Records.