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Interviste
Pubblicato il 25/12/2007 alle 20:46:15
Canadians: cosa c’è dietro a uno dei più acclamati dischi dell’anno?La nostra intervista a Massimo Fiorio
di Ambrosia J.S. Imbornone
I cinque ragazzi sono stati uno dei fenomeni del 2007. New artists dell'anno per Mtv,a marzo suoneranno in Texas.Dietro alla solarità del loro indie-pop, ci sono distorsioni e malinconie di “A Sky With No Stars”.Ma soprattutto una band simpatica.

I cinque ragazzi sono stati uno dei fenomeni del 2007. New artists dell'anno per Mtv,a marzo suoneranno in Texas.Dietro alla solarità del loro indie-pop, ci sono distorsioni e malinconie di “A Sky With No Stars”.Ma soprattutto una band simpatica.

Band del 2007 tra gli emergenti? Questo il verdetto di pochi giorni fa di Mtv.it., mentre sul sito di Spin sono stati artisti del giorno. Ha parlato di loro NME, a marzo 2008 parteciperanno al festival SWSX di Austin, in Texas. Si sono esibiti al leggendario Cavern Club di Liverpool, nel 2005 la loro musica è stata trasmessa negli States grazie al programma tv ProjectMyWorld. Stiamo parlando dei veronesi Canadians (Duccio Simbeni alla voce e chitarra, Michele Vicoli alla chitarra, Massimo Fiorio al basso, Vittorio Pozzato alle tastiere, Christian Corso alla batteria) e, sicuramente, non siamo i soli. Del loro disco “A Sky With No Stars” (Ghost Records/Warner) tanto si è scritto dappertutto. Al punto che sono diventati uno dei simboli della scena indie senza averlo mai preteso e sebbene invece il panorama del genere (se mai è esistito un genere con questo nome) sia quanto di più frammentato e diversificato si potrebbe immaginare. E i simboli dividono: si idoleggiano o si distruggono. Eppure, il clamore è quanto di più lontano dalla loro musica, un solare indie-pop, che sparge luce a piene mani con i cori e le basi ritmiche orecchiabili e “addictive”. La loro ricetta apparentemente è semplice e segue una strada che dai Beach Boys conduce agli Weezer. Però dietro questa serenità, che dispensa melodie e brani ballabili da college-band, ci sono inquietudini che si fanno materia viva e straziante o cullano le riflessioni dei non più adolescenti, di uomini che guardano al cielo, per cercare una via di fuga dalla dimensione soffocante e frenetica della metropoli, ma non trovano più stelle. Ci sono suoni distorti, che incrinano la superficie colorata dell’involucro e immettono ombre profonde persino in brani come “15th of August” o “Summer teenage girl”, che iniziano limpidi e coinvolgenti; ci sono code malinconiche all’insegna del post-rock di qualità, bassi taglienti, sintetizzatori che sono spiragli ariosi, ma pure porte spalancate per qualcosa di algido e sottile che ti prende alla gola, senza poter essere razionalizzato. Ci sono sferzate di malinconia che lasciano il segno, bilanci negativi, brevi slanci utopici, arpeggi e pause accorate, violini e delay, nell’annuncio di un futuro inverno, temuto e invocato alla fine dolceamara dell’estate. Insomma, c’è tanto da sentire e da notare. Almeno per verificare se arrivano a voi le stesse emozioni che sentiamo noi. E prima di salutare con il 2007, fare i conti con i Canadians è quasi d’obbligo. Un po’ di tempo fa, abbiamo avuto il piacere di fare una chiacchierata molto divertente e rilassata con l’uomo-immagine-multimediale della band, il bassista Massimo Fiorio, la voce indispensabile degli “ushallalla” del disco, lo schietto e ironico blogger in multitasking Dietnam , che sicuramente ci rammenta un concetto molto semplice. Che dietro un disco – al di là di quello che vi si può costruire, “fuffa” e giornalismo compresi – ci sono dei ragazzi che amano quello che fanno…e, oh, sono molto simpatici. Il che in un panorama ricco di sfigati che fanno i fighetti, di artisti che si sentono geniali o intellettuali, non è mica roba da poco.

Partiamo, ovviamente, tanto per cambiare, dal nome, che ormai conta pronunce all’italiana, all’inglese, e chi più ne ha più ne metta…Perché avete scelto questo nome e…avete deciso qual è la pronuncia corretta?
Massimo Fiorio: Non ci siamo posti il problema della pronuncia, io ho sempre detto Canèdiens, ma non mi sono mai veramente chiesto se fosse corretto e non ho mai verificato…Ma diamo per buono Canèdiens, per fugare ogni dubbio!Il nome l’abbiamo scelto perché una sera l’ho buttato lì in sala prove ed è piaciuto a tutti…Poi ovviamente abbiamo cercato dei significati per rispondere alle interviste!Tra le varie opzioni, diciamo che 1. ci piacciono le band che vengono dal Canada e ci è sembrato un modo carino per tributare questo nostro amore, 2. ci piace anche la nazione per i suoi paesaggi e le sue città (Toronto, Vancouver, Montreal…), 3. ci piace la bandiera canadese e 4…ci piaceva il nome e l’abbiamo scelto senza un vero motivo!

E credo quest’ultima sia l’ipotesi più comune in questi casi, quella che più spesso si verifica davvero!
MF: Credo anch’io…(ridiamo)

L’etichetta che spesso si utilizza per la vostra musica è indie-pop ma vi sta abbastanza stretta perché le distorsioni incupiscono spesso la potenziale solarità delle canzoni, dando loro qualcosa di nostalgico. Quali sono gli artisti più cupi che contate tra i vostri ascolti, a prescindere dal fatto che vi abbiano influenzato o meno?
MF: Duccio (voce e chitarra) e Michele (chitarra) ascoltano i Mono, che non fanno sicuramente pop, i Maserati. Il chitarrista è un fanatico dei Neurosis, roba pesantina…E’ chiaro poi che le influenze melodiche si sentono maggiormente, ma il nostro sound non è certo da spiaggia o da radio all’ora di pranzo. A noi piacciono poi le distorsioni, perché ci permettono di sembrare grandi musicisti quando in realtà non lo siamo!(ridiamo) Possiamo mascherare i nostri limiti…Poi io sono il primo a dire che quelli che suonano con me sono molto bravi…Io sono quello che pecca in tecnica musicale…ma sono quello che rilascia le interviste…!!!Ognuno ha un compito nel gruppo!

Ma è un ruolo che ti sei scelto o ti è stato affibbiato molto democraticamente dagli altri?
MF: No, me lo sono scelto, perché, in base alle rarissime occasioni che ho avuto di ascoltare interviste degli altri componenti del gruppo, ho preferito farle io!
(ridiamo, ancora…)

Un provvedimento di emergenza, insomma!
MF: Poi sono stato delegato anche dall’etichetta, che mi ha detto: “Le interviste le fai TU!”
(ridiamo!)

A proposito di quello che mi dicevi sulle distorsioni, visto che avete fatto un percorso relativamente lungo prima di pubblicare il disco, nello scegliere le sonorità dell’album, avete pensato all’effetto che le canzoni facevano dal vivo?
MF: Quando siamo entrati in studio per registrare il disco, avevamo queste 11 canzoni nate in sala prove e provate solo ed esclusivamente per i concerti; avevamo un’impostazione prettamente live. Poi in studio sono stati ridefiniti dei particolari, abbiamo tagliato o aggiunto qui e lì, smussato ogni angolo lavorandoci con calma…Però la struttura era quella che già proponevano nei live. Il disco è una conseguenza piuttosto che una causa dei live che facciamo adesso: è venuto dopo rispetto ai concerti in cui già avevamo proposto quei pezzi. Tutto nasce da lì…

Il titolo del disco dà l’idea di uno spazio aperto, ma anche vuoto: che fine hanno fatto le stelle del vostro cielo?
MF: Oddio, questa domanda dovresti farla al nostro cantante, che scrive questi testi tristi e malinconici, quando per noi in realtà suonare con i Canadians significa solo andare in giro a divertirci, mangiare, bere, conoscere un sacco di gente…! (ride) Ma lui evidentemente ha questo pessimismo cosmico che si porta dietro e che si riflette anche nei testi…Per fortuna, abbiamo scelto questa copertina colorata e solare, così la gente è invogliata magari a buttare un occhio sul disco, anche se il titolo non è il massimo dell’ottimismo!

C’è una vostra canzone che è approdata anche all’estero e si intitola “Find out your 60’s”: quali sono i vostri anni ’60?
MF: Da parte mia, ovviamente, sono quelli di mio padre…Non c’ero negli anni ’60, sono nato sul finire degli anni ’70 ma ricordo che gli ascolti a casa mia erano Beatles e Beach Boys: credo siano gli stessi anni ’60 degli altri membri del gruppo, o quanto meno del cantante, Duccio.

A proposito dei Beatles, il sitar di “15th of August” fa abbastanza George Harrison: com’è nata l’idea di utilizzarlo?
MF: In studio c’era questa custodia strana che non sapevamo cosa fosse…Un giorno l’abbiamo aperta e dentro c’era un sitar. Il nostro tastierista [n.d.r. Vittorio Pozzato], che è davvero un musicista della madonna, fa scuola di piano jazz, ma sa suonare davvero tutto-tutto-tutto, l’ha preso in mano e ha cominciato ad accordare un po’ a caso…L’abbiamo inserito in quel buco che c’è sul finire del pezzo, poi riascoltandolo, ci è piaciuto. Anzi, inizialmente c’era anche altra roba sotto, batteria, chitarra, ecc., ma abbiamo tolto tutto e tenuto solo il sitar, con dei suoni strani che non ricordo neanche come sono stati registrati... Lo abbiamo tenuto come elemento di rottura nel brano, ma ti assicuro che è stato suonato a caso!(ridiamo)

Invece per quanto riguarda, “Last revenge of the nerds”, voi vi sentite un po’ nerd?So che dovrei chiederlo al cantante, visto che scrive lui i testi, ma il portavoce sei tu…!
MF: No, ma non ti preoccupare, ti rispondo io!(ridiamo) Lui sicuramente sì si sentirà un po’ nerd, a vederlo lo sembra, con gli occhiali con la montatura nera…Comunque è un po’ un omaggio a quei miti degli anni ’80-inizi anni ’90, che hanno caratterizzato non tanto la nostra crescita musicale, ma la nostra vita nell’adolescenza. Nel testo infatti vengono citati i Goonies e Marty McFly [il protagonista del film “Ritorno al Futuro” di Robert Zemeckis].

Cosa vi è rimasto, anche generazionalmente, della musica degli anni ’90?
MF: Io ovviamente ho ascoltato tantissimo grunge nella prima parte degli anni ’90, anche se magari adesso lo ascolto un po’ meno: il percorso grunge lo abbiamo attraversato un po’ tutti noi trentenni o più o meno trentenni…I nomi che ci sono rimasti nella musica che facciamo adesso sono quelli dell’indie-rock americano, come Weezer, Grandaddy, Pavement…Sono band che sono citate spesso a proposito dei Canadians, ma perché effettivamente li sentiamo vicini.

Volevo appunto vedere quanto vi poteste ritrovare in questi gruppi spesso citati tra i vostri modelli…
MF: In sala prove chiamiamo le canzoni in modo diverso rispetto ai titoli del disco: c’è un pezzo che chiamiamo “Weezer”, un altro “Coldplay”…Abbiamo i nostri nickname per le canzoni! (ridiamo) No, ma comunque noi siamo d’accordo solitamente con i gruppi che indicano nelle recensioni come quelli che ci ispirano maggiormente.

Che rapporto avete come ascoltatori e come musicisti con il post-rock?
MF: Beh, un buon rapporto d’amore, è un po’ il nostro amante! (sorride) Michele e Duccio (sempre loro, che sono i compositori principali, visto che i brani sono depositati a loro nome) vanno pazzi per la corrente del post-rock e quindi cerchiamo di mescolare la passione per il pop e le melodie più orecchiabili con code strumentali di 15 minuti in cui viene fuori il nostro…anzi…il loro amore per il post-rock…!Io non sono un fan…

Avete punti di riferimento particolari nel post-rock?
MF: Sto ripensando ai nomi che ha citato di recente Duccio…Beh, credo siano sempre i soliti, Mogwai, sempre per le code e i delay, Mono, forse anche Maserati, The Appleseed Cast, anche se non sono proprio post-rock, ma utilizzano anche loro delle parti strumentali abbastanza lunghe e importanti…Però, al momento, mi sfuggono i nomi che facciamo di solito!Poi cerco anche di variare i gruppi da citare da un’intervista all’altra…

Invece per quanto riguarda la vostra carriera, approdare all’estero è stato un traguardo?vi sentite un po’ “arrivati”? Oppure ormai nell’indie c’è anche un’internazionalizzazione delle nicchie, per cui gli ascoltatori ci sono anche all’estero, ma nel complesso si tratta sempre di una percentuale di appassionati e cultori?
MF: Certo, quello è dato soprattutto dalla diffusione di internet e di myspace, che ti permette di arrivare dove prima non era possibile…A parte un concerto a Liverpool, per ora non abbiamo fatto molto all’estero. Siamo passati in un promo televisivo americano e quello ci ha dato una bella botta di visibilità su myspace, che ancora ci portiamo dietro…ma sono state cose sporadiche, che abbiamo visto più come punti di partenza, che di arrivo… Il disco uscirà anche all’estero e ora faremo dei tour di supporto anche nelle varie nazioni in cui sarà pubblicato, Germania, Olanda, poi ovviamente il nostro obiettivo sono gli Stati Uniti…Speriamo!

A proposito di myspace, - questa è una domanda che vi fanno spesso, ma credo sia importante…- quanto pensi vi abbia aiutato la diffusione su internet e quanto pensate che aiuti in generale i gruppi indie, visto che spesso reperire i dischi può essere difficile, ma ascoltare i gruppi su myspace è sicuramente più facile?
MF: …anche scaricare i dischi è più facile!Alla fine il nostro disco si trova ovunque da scaricare: ben venga, vuol dire che il nome gira!Io stesso ho provato a scaricarlo per vedere se si scaricava velocemente (ridiamo) e si è scaricato in un attimo: vuol dire che ce l’aveva tanta gente…Secondo me, myspace è stato fondamentale, come internet: io sfrutto moltissimo anche il mio blog (http://dietnam.blogspot.com/) per fare pubblicità a tutto quello che riguarda il gruppo…In due anni, grazie a internet, ho fatto molto di più di quello che avevo fatto con un’altra band in dieci precedentemente…Poi bisogna saperlo usare bene: c’è chi lo usa solo come mezzo di spam…

Un’ultima battuta sul disco: quest’idea di celebrare l’estate anche con atmosfere da college-band, da ballo scolastico, non è anche un po’ un prolungato canto del cigno per l’adolescenza? Un tentato congedo?
MF: Sì, quando mi chiedono di solito “quanti anni hai?”, cerco sempre di domandare “quanti me ne dai?”: me ne danno sempre 5-6 in meno e io sono contento…Però musicalmente cerco anche di abbassare ulteriormente la mia età! (ride) No, ma in realtà la nostra musica è sempre stata abbinata al termine “adolescenti”, ma secondo me esclusivamente perché siamo passati in televisione in America e ci hanno visto milioni di teenager che poi si sono riversati sul nostro space…Oggettivamente però siamo cinque trentenni che fanno musica che piace a noi…Poi ben venga se piace anche agli adolescenti: quando abbiamo suonato a Verona, era effettivamente pieno di ragazzini e ragazzine…Ma è musica che piace a noi, che non siamo teenager!

Beh, ma dai, comunque ci sono delle canzoni che fanno pensare un po’ ad una festa del college…
MF: “Summer Teenage Girl”? Beh, ma fanno canzoni così anche gli Weezer che hanno 40 anni!

(ridiamo) Infatti, ma poi l’età che uno sente non coincide spesso con quella anagrafica…
MF: Sì, secondo me qualcuno nel gruppo si sente addosso una cinquantina d'anni.Ci penso io ad abbassare la media, sentendomene addosso non più di 16...(ridiamo)

Alla fine l’età media torna la vostra, probabilmente…! Come immaginate ora il vostro futuro? Avete degli obiettivi minimi che vi proponete a breve?
MF: Suonare tantissimo lo stiamo facendo, abbiamo molte date fissate[n.d.r: il tour è organizzato dalla Cyc Promotions]. Poi stiamo lavorando su nuovi brani, che si staccano un pochettino da quelli del disco come mood, ma a grandi linee la base melodica c’è sempre…Forse saranno un pelo più tirati, ma… ne abbiamo solo due…E’ difficile giudicare ora!

Magari i successivi rivoluzioneranno la prospettiva!Meglio non sbilanciarsi troppo sui dischi…
MF: Sì, infatti, magari quando ne avremo qualcuno in più, ti saprò dire…

Allora, io ti ringrazio…
MF: Grazie a te, è stata una chiacchierata molto piacevole!

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