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Pubblicato il 07/02/2008 alle 14:11:20
Andrea Diletti: Ora si che mi sento un uomo realizzato
di Laura Gorini
Il suo motto è ‘’ Se puoi sognarlo, puoi farlo ‘’ e, forse, non ha tutti i torti visto che il suo profilo Myspace ha collezionato già più di 100.000 visite in meno di un anno. Parliamo del giovane cantautore di origini abruzzesi Andrea Diletti.

Il suo motto è ‘’ Se puoi sognarlo, puoi farlo ‘’ e, forse, non ha tutti i torti visto che il suo profilo Myspace ha collezionato già più di 100.000 visite in meno di un anno. Parliamo di Andrea Diletti, giovane cantautore di origini abruzzesi che continua a far parlare di sé e della sua musica a suon di premi , concerti e iniziative per i giovani emergenti nei quali lui, umilmente, si riconosce ben volentieri. Il 29 Dicembre 2007 Andrea ha vinto il premio della critica al IX concorso ‘’Augusto Daolio- citta’ di Sulmona’’, con il suo ultimo singolo “Sono Solo un uomo”. Tuttavia, Andrea non è nuovo in tema di premiazioni. A soli ventinove anni compiuti ha già collezionato numerosi riconoscimenti: nel 1999 ha vinto il Festival della Melodia, nel 2000 ha aperto il concerto di Samuele Bersani dopo essersi piazzato terzo al concorso ''Vocidomani'', nel 2001 è stato finalista del ''Festival di Ospedaletti'', nel 2003 è stato secondo classificato al premio ''Discanto'' di Pisa ed è salito sul podio anche nel concorso ''Bengio Festival'' , piazzandosi terzo e vincendo il premio ''miglior testo''. Nel 2004 infine è stato tra gli artisti scelti dal 'TimTour'' ed è apparso in finale al ''Festival di Castrocaro Terme'', dove il 17 Luglio si è esibito in diretta nazionale su Rai Uno. Tuttavia l'artista non è famoso soltanto per i numerosi premi vinti ma anche per i suoi tanti concerti, visto che dal 2002 al 2005, Andrea Diletti è stato il corista ufficiale dell'artista pavese Drupi e lo ha accompagnato in tutte le sue tournèe estive in giro per l'Italia e per l'Europa.
Lo abbiamo intervistato per conoscerlo meglio e parlare un po’ delle difficoltà che incontrano i giovani musicisti nel panorama della discografia attuale.
Iniziamo questa intervista parlando di “Ora”, il tuo primo full lenght. Qual’ è stata la sua genesi?
Per spiegare bene l'intenzione di questo album credo sia efficace citare il ritornello di ''Ora'', appunto, il brano da cui trae origine il titolo del cd. La parte interessata è quando il testo dice: -Ora, cambio volto e scrivo un'altra storia…-
Ecco, in queste parole c'è tutto il senso di questo album. La necessità di cambiare faccia, pelle, vita, quasi come fossi un teatrante che togliesse la sua maschera dal viso in cerca di un altro personaggio da interpretare e, appunto, di un'altra storia da vivere. Per quattro anni sono stato il corista del cantante Drupi e ho lavorato, come si suol dire, dietro le quinte. Non era però quello il mio destino e, soprattutto, non era quello l'approccio giusto al mio bisogno di fare musica. Io sono un cantautore, non un corista né un'interprete e ho imparato che ''usare'' la musica per vivere e guadagnarsi la pagnotta a fine mese rende il rapporto con essa molto distorto e carico di aspettative deleterie. Naturalmente parlo per me, perché non mi reputo un musicista e non sarei in grado di diventare un turnista, di suonare cioè per altri a pagamento. Stimo profondamente chi ci riesce e ancora di più chi ha il talento per trasformare questa attività in una professione che ti permetta, magari, di suonare al fianco di grandi cantanti ma io sono diverso, io scrivo canzoni. Mi piace l'anonimato, il pianoforte in disordine, l'odore silenzioso delle sale di registrazione, tuffarmi nelle parole e riempire fogli di pensieri. Mi piace cucire lettere e melodie, punto. Questo è quello che so fare e che voglio impegnarmi a fare sempre meglio.
Per questo ''Ora'' è stato il momento in cui mo sono detto: - Adesso basta con le stronzate, abbi il coraggio di essere ciò che sei….

Come descriveresti il tuo stile ha chi non ha ancora avuto il piacere di ascoltarti?
Beh, cogli nel segno il senso della prima risposta. Credo che un'artista sia tale, o lo diventi, quando riesca ad avere il coraggio di essere se stesso e dire ''No''. Oggi è difficile dire di no.
I produttori impongono uno stile, il Music Control ha delle aspettative ben precise verso i propri artisti, la macchina dell'industria discografica deve spremere soldi, non può permettersi di rischiare, di credere in un artista che esca troppo dal coro.
E dall'altra parte ci siamo noi, pieni di sogni e speranze, artisti in cerca di una meta, di questo fantomatico produttore che ci salvi dalle brutture della quotidianità per portarci a Sanremo e farci comprare la quindicesima piscina come Britney Spears.
Quindi, come si fa a dire di No?
Ci si illude che camuffando il proprio stile, omologando il proprio Sound, si diventi più piacenti, più intriganti e appetibili per il famoso Talent scout di turno.
In realtà , con questo gioco, diventiamo solo più falsi, ci buttiamo nel calderone della banalità e dello scontato, diventiamo di colpo anonimi, intercambiabili.
Ecco, io non ho voluto stare a queste regole, ho scritto quello che avevo da scrivere, L'ho buttato su un cd e lo vendo a fine concerto, come un artigiano. Tutto qui. Il mio stile è stato semplicemente cercare di essere sincero. Eppure non l’ho fatto fino in fondo (anche questo s’impara, sai) alcune canzoni risalgono a molto tempo fa e già non appartengono più al mio attuale percorso umano. Si cambia, e per questo sto lavorando già al secondo album e adotterò la stessa intenzione di essere assolutamente sincero e personale. In ultimo, si' , sono un romatico e scrivo musica italiana. Non mi vergogno a dirlo. Questo sono io e se facessi qualcosa per cambiare la gente se ne accorgerebbe. E poi, resto convinto che invece di scimmiottare gli americani dovremmo ricordarci che nella storia della musica gli italiani sono tra i più grandi esportatori di melodia al mondo…

Che cosa hai amato di più nel comporre?
Come dicevo, questo cd racchiude alcune composizioni scritte negli anni in cui ero in Tournèe con Drupi, e la scelta dei pezzi è stata eseguita subito dopo la mia esibizione su Rai Uno al festival di Castrocaro, nel 2004, in un periodo nel quale sembrava che si stesse muovendo qualcosa e ci fosse l'esigenza di avere dei brani pronti.
Ogni canzone ha la sua storia, un suo percorso, e in questo album sarebbe davvero difficile avere una chiara ricostruzione dei miei momenti compositivi, perché, come ho detto, le liriche sono state composte molto tempo fa.
Paradossalmente, quindi, quello che ho amato di più non è stata la stesura dell'album in sé, bensì il ''significato'' che questo lavoro ha avuto per me.
Infatti, dopo la delusione causata dalle false illusioni di Castrocaro , maturò in me la necessità di scrollarmi di dosso questo brutto rapporto che avevo con la musica e l'esigenza di fare successo.
Stavo incidendo le voci, quando decisi di recuperare la mia carriera universitaria.
In un anno diedi tutti gli esami, perché quella concretezza era qualcosa d'importante, che avevo sempre snobbato e relegato alle cose da fare ''dopo…''
Oggi sono un'insegnante, grazie alla laurea ho fatto pace con la mia necessità di avere un ruolo nella vita di tutti i giorni e Dio solo sa quanto è vero che il lavoro nobiliti l'uomo. Questo è quello che ho amato di questo album, forse più della sua pubblicazione, perché dietro ogni canzone, a volte, si cela la storia di un uomo più profonda e intensa della canzone stessa cui ha dato origine.

La tua scelta di essere “indipendente”è stata coraggiosa, sei felice di questo?
Sai, non mi piace molto il termine indipendente ( sorride) …anche perché non lo sono. Se cambio una lampadina rischio di far saltare in aria tutto il condominio,
la lavatrice per me è peggio del mostro subatomico di Isaac Asimov…
C'è poco da sentirsi indipendenti.
A parte gli scherzi, le etichette indipendenti sono una grossa bufala (naturalmente non tutte). Esse si comportano come controfigure delle grandi Major discografiche, con la differenza che hanno meno soldi da investire. Il risultato è lo stesso, pochi progetti a lungo termine, molta carne al fuoco e di conseguenza molto, ma molto fumo.
Quello che occorre oggi è tentare strade nuove, strutturare mercati competitivi, ideare strategie musicali che rendano un album un punto di arrivo, non di partenza.
Ci sono artisti che si sono affermati dopo molti album, dopo aver creduto nel progetto con costanza e continuità. Oggi questi artisti farebbero la fame, perché dopo l'album se non vendi i produttori si guardano e si dicono :- Avanti un altro -.
Ecco, questa metodologia è adottata dalle grandi etichette ma anche dagli indipendenti. Perciò, il termine che preferisco è quello più aderente alla realtà, cioè ''autoprodotto''. Il mio album è autoprodotto, nel senso che il mio primo produttore è stata mia nonna con i soldini che mi ha regalato a Natale.
Tutto questo significa che non sono su Radiodejay né mi esibisco allo stadio Olimpico, ma sto facendo lo stesso quello che amo. Dopo i miei concerti la gente compra volentieri l'album , grazie ad Internet, su Ebay ho venduto più di cinquecento copie in meno di un anno, e non è poco per uno sconosciuto. Attualmente, l'album è entrato in Itunes e le persone stanno scrivendo cose carinissime dopo aver acquistato le canzoni a 0,99 centesimi.
Il mio sito Myspace, in un anno ha superato le 100000 visite, in un anno!
Percui, sono molto soddisfatto e non credo di essere stato coraggioso, ma semplicemente me stesso.

Andrea il grande pubblico ti conosce soprattutto per la tua veste di cantautore ma tu sei anche un valente speaker radiofonico...Non per nulla stai portando in girò per tutta la nostra penisola un simpatico show…
Sono un pessimo speaker…forse il successo che sta ottenendo il programma è dovuto proprio alle mie gaffe…
Però ho al mio fianco un fidato compagno di viaggio, Massimo Giuliano, un talento giornalistico come non pochi, nonché grande critico musicale. Insieme conduciamo ‘’Radio Suono Ribelle’’ un pazzo format radiofonico che trasmette solo musica emergente ed è ospitato nei palinsesti di tutte le radio partner. E’ cominciata come un gioco, sulla scia del validissimo Radio1 Demo dei mitici Pergolani e Marengo, ma io avevo in mente qualcosa di ancora più vicino ai ragazzi, più urbano e più diretto,insomma, in vecchio stile. Il motore di tutto il progetto era nella mia testa di contattare le piccole radio, sia Web che in Fm, quelle che avevano più voglia di essere ribelli e non avere vincoli di nessun genere, perché quello che ho sempre pensato è che, grazie a internet, tante piccole radio fanno un grande network. Al momento trasmettono il format cento radio in tutta Italia , Il programma dura trenta minuti, praticamente una supposta musicale di artisti inediti, e la cosa che amo di più è il rapporto con loro, perché in un certo senso, anche se la mia dizione fa pena, il mio cuore è perfettamente in sintonia con tutti questi musicisti che chiedono solo spazi per comunicare. Perdonami se sono sfacciato, Laura, ma ne approfitto per pubblicizzare il sito
www.myspace.com/radiosuonoribelle, perché l’unica moneta di scambio che abbiamo con tutti gli aderenti al circuito è la visibilità e il passaparola.

E ora che cosa dobbiamo aspettarci da Andrea Diletti? Prossimi impegni?
Sicuramente voglio continuare ad esibirmi in pubblico con la mia Band, i Mantrah, che mi seguono con un affetto che va al di là della collaborazione professionale.
Voglio suonare, suonare e suonare ancora. I concerti sono la linfa vitale dei musicisti, perciò sto organizzando la Tournèe estiva mentre, nel frattempo, ho diversi appuntamenti invernali molto importanti con il trio acustico. Spero di terminare il nuovo sito internet per Gennaio e il nuovo album per la fine del 2008. C'è molto da fare e ce la metterò tutta e, a proposito, ho trovato anche il tempo per sposarmi, perciò il 18 Maggio 2008 potrò almeno dire che con tutti gli amici musicisti che ho non avrò il problema di trovare qualcuno che mi faccia un buon prezzo per il pianobar!

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