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Interviste
Pubblicato il 22/02/2008 alle 14:34:18
Boris Savoldelli: basta la voce
di Andrea Del Castello
Concentrato di grinta, passione e creatività, Insanology è il nuovo album del vocalist bresciano. Special guest Marc Ribot e Mark Murphy.

Un progetto per sola voce che riesce ad abbracciare jazz, rock, funk ed echi latino-americani. Ecco cos’è Insanology. Dodici brani in cui il canto è protagonista assoluto della sperimentazione.

- Cos’ha la voce che gli altri strumenti non hanno?

Bella domanda…sai, io ho da molti anni “sposato” una teoria del grande Demetrio Stratos secondo il quale gli strumenti altro non sono che l’imitazione della voce umana. In sostanza Demetrio sosteneva che l’uomo, sin dalla notte dei tempi, avesse iniziato a costruire strumenti (prima percussivi e successivamente melodico-armonici) proprio attraverso un processo imitativo delle diverse “sfumature” che caratterizzavano la voce umana. Se ci pensi è una teoria straordinariamente affascinante che “ribalta” parecchio l’approccio classico alla voce e alla musica.
Il fascino della voce sta proprio nella sua incredibile varietà: siamo in miliardi a questo mondo e ognuno di noi ha un timbro diverso! Se, banalmente, anche senza essere “professionisti della voce” muoviamo la lingua o le labbra mentre parliamo possiamo accorgerci che il nostro timbro cambia. Bastano movimenti quasi impercettibili per avere suoni completamente diversi.
La voce, poi, è uno strumento talmente duttile da essere in grado, in poche frazioni di secondo, di trasformarsi da “suono percussivo” a “suono melodico-armonico”… basta un po’ di fantasia. E’ proprio quello che ho cercato di fare in Insanology, ho giocato con la mia voce e sono diventato una batteria, un set di percussioni, un basso o un contrabbasso, una chitarra, un pianoforte, un hammond, una sezione fiati e tutto quello che, mentre scrivevo i brani, mi veniva in mente: è una cosa divertentissima! E’ come ritrovarsi bambini in un grande magazzino di giocattoli, dove puoi provare tutto ciò che vuoi e, quando sei stanco, passare ad altro.
L’ironia di cui è ricco Insanology nasce proprio da questo atteggiamento verso le composizioni, oltre che dalla mia viscerale passione per il genio di Frank Zappa che faceva dell’ironia la base principale della sua musica: un genio assoluto a cui la musica contemporanea deve moltissimo.

- Qual è lo strumento che si avvicina di più alla voce?

La voce riassume in sé tutti gli strumenti che conosciamo, perciò rispondo… un’intera orchestra! E stiamo parlando di strumenti acustici; se poi ci muoviamo su quelli elettrici ci addentriamo in un altro “territorio” strordinario…quello della “manipolazione” del suono che, come è stato fatto e continua ad esserlo per gli strumenti, può essere fatto anche con la voce.
Nel mio Insanology ci sono pochi esperimenti in tal senso, poiché ho lavorato prevalentemente con i miei timbri vocali “puri”, usando pochissimi effetti e nessuna manipolazione delle onde sonore (ad eccezione di “Crosstown Traffic” dove ho usato, qua e là, un po’ di distorsione valvolare), ma comunque amo anche questo tipo di “esplorazione sonora”.
Tra pochissimo uscirà – sempre per BTF – un altro disco con me alla voce, a nome SADO (Società Anonima Decostruzionismi Organici), la Deconstructing Metajazz Band di cui faccio parte da luglio del 2007. Si tratta di un lavoro di freejazz molto bello, vivo ed intenso, dove uso la voce in maniera completamente diversa da Insanology, sia per il fatto che non canto liriche sia perché uso la voce in maniera molto “avanguardista” processando spesso il suono attraverso pedali nati per chitarra e da me adattati per la voce come wha, fuzz, tremolo ecc.: una cosa di cui vado davvero molto fiero e che ha disorientato parecchio i pochi che hanno avuto modo di ascoltare il progetto. Mi piace chiamarlo “the dark side of my voice”, mentre Insanology rappresenta “the light side of my voice”.

- Un disco “solo voce” potrebbe sembrare che sia fatto di canzoni semplici, ma in realtà la tua musica dimostra una notevole complessità. Questo è un gran pregio: riuscire ad elaborare strutture ingegnose con estrema scioltezza.

Credo che derivi da un processo di assimilazione maturato dopo tanti anni di studio e migliaia di dischi ascoltati.
Insanology è stato scritto molto velocemente, nonostante io sia uno, in fase di scrittura, estremamente meditativo e poco istintivo: un processo creativo che mi ha portato a scrivere tutti i brani in una settimana (lavorando comunque almeno 12 ore al giorno). Non c’è stato quindi il tempo per pianificare nulla, tantomeno ragionare su come rendere “semplici le cose complesse”: i brani sono come sono perché sono nati così.
La nipotina di un mio caro amico, da quando le ho dato il cd, torna da scuola canticchiando il coro di Andywalker “vedo tutto da qui…” è una cosa divertentissima!
Sono molto orgoglioso di Insanology e delle cose che sto scrivendo in questi ultimi anni.

- Com’è nata la collaborazione con Mark Murphy?

Murphy è il mio indiscusso “idolo vocale” sin da quando a quattordici anni mi è capitato tra le mani un giornale di Jazz che parlava questo straordinario vocalist newyorkese. Incuriosito da quanto letto sono andato nel mio negozio di dischi di fiducia ed ho richiesto un disco di questo cantante di cui non sapevo nulla. Quando ho messo la “puntina” (era il 1984 e allora i cd non erano ancora in commercio) sul 33 giri sono rimasto folgorato dalla sua voce. Era così diverso da tutto quello che avevo ascoltato fino ad allora, niente urla, niente aggressività, atmosfere dure, ma una voce talmente coinvolgente e “fuori dagli schemi”, soprattutto per un adolescente cresciuto a pane e rock, che sono rimasto davvero pietrificato! Da allora, pur continuando ad essere un assiduo ascoltatore di rock (musica che ancora amo, ma da cui mi sono progressivamente allontanato da circa quindici anni per avvicinarmi sempre più alla musica cosiddetta avantguarde), mi sono reso conto dell’unicità del canto di Mark Murphy. Con il passare degli anni la mia passione per Mark è cresciuta a tal punto da diventare “voracità”: sono infatti riuscito a diventare (superando Steve Cumming - giornalista e direttore di un’importante radio di musica classica di Dallas, in Texas) il maggiore collezionista al mondo di dischi di Mark Murphy. Ne ho ben 153, compresi tutti i vinili originali degli anni ’50!
Il primo incontro con lui risale alla fine degli anni ’90, allorché mi recai a Graz dove lui è docente alla Universitat fur Musik. Io, notoriamente logorroico e senza alcuna timidezza, rimasi pietrificato e, con sguardo inebetito, riuscii solo a dirgli, balbettando, “…hello, mr Murphy…you-are-my-idol!”. Lui scoppò a ridere e mi disse “boy, I’m not a rockstar!”. Bevemmo un caffé e mi disse che ci saremmo incontrati per la prima lezione il giorno successivo alle 8 del mattino! 8 del mattino? Ma che orario è?
Il giorno successivo sveglia alle 6.30 per avere la voce attiva, alle ore 7.45 pronto con partiture fuori dall’aula della lezione. Mark arrivò alle 8 puntuale; entrammo insieme, mi chiese di cantargli qualcosa. Mia esibizione di 8 minuti in cui condensai tutto il mio “sapere vocale” con skip di ottava, scale velocissime di 3 ottave, shouts e dimostrazioni varie…terminai l’esibizione, lui non disse nulla, mi guardò, si alzò, mi diede una paccona sul retrocranio con le sue manone e mi disse “bene, adesso che mi hai fatto sentire tutte queste cazzate, comincia a cantare seriamente!”…una mazzata terribile…ma nonostante questa partenza un po’ così - me l’ha detto lui stesso anni dopo a casa sua negli Stati Uniti - gli era piaciuta molto la mia “istintività del rock” unita al desiderio di uscire dagli schemi a volte un po’ rigidi di quel genere. Infatti per tutta la durata della summer session mi fece partecipare ad ogni corso, che per me volle dire iniziare lezioni alle 8 del mattino e terminare alle 18. Un’esperienza splendida. Studiare con lui è come avere davanti la storia della musica moderna (il suo primo disco l’ha registrato nel 1956!).
Il rapporto da docente-discente, negli anni, si è trasformato in un sincero rapporto di amicizia e, con mio grande onore, in un rapporto di stima anche dal punto di vista professionale. La stima è culminata con il dono fatto lo scorso anno, dopo aver sentito una promo di Insanology, di un suo brano inedito dal titolo “In the seventh year”.

- E invece la collaborazione con Marc Ribot?

Sono sempre stato un estimatore di Marc Ribot sia nei suoi lavori con Tom Waits (del quale ha sicuramente connotato buona parte del suono), sia con i Lounge Lizard e come solista. Amo il suo stile unico nel suonare la chitarra, quella commistione tra avanguardia, sapori latini, punk, funk…una sorta di tritatutto personalissimo. Sin da quando ho iniziato con l’idea di Insanology ho pensato che se ci doveva essere uno strumento, questo doveva essere la chitarra di Marc Ribot. Il fato ha voluto che a gennaio dello scorso anno, durante un mio soggiorno a New York, Ribot suonasse live in un locale del lower east, il mitico Tonic. Al termine del concerto mi avvicino a Marc per complimentarmi con lui per la serata e decido di lanciarmi chiedendogli che cosa mi risponderebbe se gli chiedessi di partecipare al mio disco. Lui è subito molto cortese, ma mi puntualizza che lui partecipa solo a progetti che trova di suo interesse e, chiedendomi un promo del lavoro, mi chiede di non prendere come un’offesa un suo eventuale diniego. Dopo avergli lasciato il promo e i miei contatti torno, dopo pochi giorni, in Italia, convinto che non avrei più avuto notizie. Invece dopo quattro settimane mi arriva un’email da parte del manager di Ribot che mi dice che Marc è entusiasta del progetto e mi chiede di contattarlo per definire su quali brani dovrà suonare. Da lì un periodo intenso di scambi di opinioni e la sua meravigliosa partecipazione su Mindjoke e Insanology. Tanto per farti capire la serietà e la professionalità del musicista, ha registrato tutte le takes nello studio di Brooklyn in cui solitamente registra i suoi dischi col suo fonico “storico”, Francois Lardeau, e mi ha registrato 8 takes per un brano e 9 takes per l’altro! Un vero professionista ed un’esperienza unica per me! Qualche mese dopo, incontrando altri musicisti simbolo della scena dell’“avanguardia Newyorkese” (come Elliott Sharp ed Eric Mingus), ho scoperto che ha parlato di me e del mio lavoro in maniera entusiastica e molto positiva e questo, come puoi immaginare, mi ha inorgoglito tantissimo!

- Crosstown traffic è una cover di Jimi Hendrix. Perché hai scelto questo brano?

Jimi Hendrix è uno dei grandi geni del Novecento. Adoro Jimi e ritengo di conoscerlo talmente bene e rispettarlo così tanto da potermi permettere di “massacrare” un suo brano come ho fatto con “Crosstown traffic”. Quando ti trovi a riarrangiare un brano così strepitoso, anzitutto devi partire col convincerti che quello originale, senza alcun dubbio, rimane la migliore versione possibile. A quel punto non ha alcun senso rifarlo simile all’originale. Molto meglio “smontarlo” cercando di tenere quelle poche cose che ti sembrano connotare maggiormente il brano. Ed è esattamente quello che io ho fatto nella mia versione. Dell’originale ho tenuto praticamente solo i riff iniziali di chitarra ed una parte della melodia del chorus. Ho invece ribaltato completamente la ritmica giocando con la voce per creare un effetto funk-drum’n’bass alla Prodigy. E’ stato un lavoro molto divertente anche in studio dove, grazie alla bravura del mio fonico/produttore, Paolo Filippi, abbiamo lavorato microfonandomi in modo assolutamente inconsueto con microfoni molto diversi fra loro (condensatori e cardioidi) passando poi il suono in un banco analogico e “smanettando” sull’equalizzazione per ottenere gli effetti che si sentono. Amo e rispetto talmente la musica di Hendrix che credo che questa operazione piacerà soprattutto ai suoi fans, perché è fatta con tutto il rispetto che si deve ad un genio.

- Cosa intendi per “Insanology”?

In questa parola c'è una componente di delirio creativo, fatta di una spontaneità quasi beat, che è la parte "insane", e una componente invece più concettuale e complessa, che è la parte "logy", e le due parti si contaminano a vicenda, perché nel disco ci sono parti che compositivamente non sono facili, ma che possono riscuotere comunque gradimento.
Il titolo lo devo all’autore di tutte le liriche del disco: Alessandro Ducoli, un caro amico cantautore con cui collaboro ormai da tempo. Se qualcuno vuole leggere i testi lo può fare dalla pagina “lyrics” sul mio sito www.borisinger.eu

- Tra le tue attività ci sono anche le docenze di canto. Quale consiglio vorresti che i tuoi allievi seguissero sempre?

Quello che ad ogni lezione gli ripeto, fino allo sfinimento, e cioè studiare il più possibile, conoscere e studiare il maggior numero di tecniche vocali incontrate, ascoltare migliaia di dischi…e poi dimenticarsi tutto e lasciare che le idee “fluiscano” in maniera naturale. Sembra un controsenso ma è così. Le cose che si studiano vanno “metabolizzate”, “sedimentate”, e poi dimenticate: se sono buone per noi torneranno, prima o poi, a farsi sentire in ciò che facciamo, ma non saranno mai semplice imitazione o mero esercizio tecnico-stilistico, bensì qualcosa che ci rappresenta, con echi di quello che, quando le abbiamo apprese, erano. La tecnica, lo dico sempre, quando diviene il fine ultimo, non serve a nulla, se invece diviene un mezzo per veicolare emozioni, allora è servita a qualcosa.
Poi è fondamentale divertirsi! Se questo non succede, mi spiace ma è meglio cambiare strumento o, nel peggiore dei casi, cambiare espressione artistica…

- E i tuoi ascoltatori?

Ai miei ascoltatori non mi sentirei di dare consigli: se sono miei ascoltatori, vuol dire che hanno avuto Insanology (spero comprato e non masterizzato o scaricato) e quindi, prima di dargli consigli, vorrei ringraziarli per l’ottima scelta fatta e per il supporto!
Se poi parliamo dei lettori di quest’intervista, li ringrazio per avere sopportato la mia logorrea… Scherzi a parte, a coloro che ancora non hanno il mio disco gli consiglio vivamente di acquistarne una copia e, se hanno difficoltà a trovarla, gli consiglio di andare sul sito del mio distributore, www.btf.it e digitare il mio nome. Come per magia comparirà il mio cd e con un click sarà facilissimo acquistarlo con tutte le protezioni necessarie nel pagamento online. Se invece lo volete acquistare direttamente da me, contattatemi dal mio sito (dove trovate anche tutti i miei concerti live) o alla mail: insanology@borisinger.eu... e adesso non ditemi che non sapevate come acquistarlo! Eheheh!

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