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Pubblicato il 05/08/2008 alle 21:55:09
Spietate istantanee degli anni zero: Vasco Brondi e Le luci della centrale elettrica
di Ambrosia J.S. Imbornone
Le canzoni di Vasco Brondi (alias Le luci della centrale elettrica) sono spietate istantanee degli anni zero, tra oggetti in frantumi e sogni alla deriva. Senza cedere alla tentazione di farne un’icona,interroghiamo il suo percorso artistico.

Le parole di Vasco Brondi sono fulminanti. Che siano “vomitate” come un flusso di coscienza in naturale disordine come nel suo blog o siano ridotte da fiume in piena a rivolo corrosivo nei testi delle sue canzoni, pubblicate nel disco di esordio per La Tempesta (distribuito da Venus e registrato da Giorgio Canali), il risultato non cambia. Il ventiquattrenne di Ferrara e le sue “Canzoni da spiaggia deturpata” sono una rivelazione. Meglio: un’epifania. Di oggetti in frantumi, di sogni alla deriva, di schegge di presente, di desolazione metropolitana, di insensatezza del quotidiano. Non c’è niente di astratto e scontato nei suoi versi, in cui si affollano con accostamenti fulminei e inattesi parole, figure, cose che bruciano l’ipocrisia con cui si avvolge il mondo. Nessuna finzione, nessuna bella favola da raccontarsi e in cui credere: le parole di Vasco Brondi sono fulminanti perché ancora prima che si possano comprendere, fanno male. Perché, dirette e quasi sgraziate, brucianti e a tratti urlate, parlano di qualcosa che tutti hanno sotto gli occhi e fanno finta di non vedere. E parlano quindi di qualcosa che conosciamo e riconosciamo con malinconia vorticosa tra sonorità cupe e arrangiamenti scarni per lo più voce e chitarra aggiornati al post-grunge, tra le “Produzioni seriali di cieli stellati” e “Lacrimogeni”, tra violenze di guerra e manganelli, disagi e fumi di città che diventano grigi e opprimenti inferni metropolitani. Non vogliamo esaltare come nuovo genio del cantautorato un artista che ci auguriamo di poter continuare a considerare un’anomalia, una voce fuori dal coro, che non genera nuove mode di maledettismo, ma descrive con scatti di visionarietà e uno stile spigoloso la realtà per quello che è. Vogliamo solo sapere qualcosa in più di Vasco Brondi, del suo percorso musicale, dell’immaginario delle sue canzoni. E ci aspettiamo che anche in un’intervista non venga meno la sua concretezza abbagliante, che è sintesi e fotografia.

Ambrosia: Partiamo da una domanda semplice, quasi banale. Rispetto al passato, ora l’uso degli pseudonimi è molto meno frequente. Come mai hai scelto un nome d’arte, che sembrerebbe molto evocativo?

Vasco Brondi: Perché il mio nome non significa niente, perché queste canzoni non sono la mia autobiografia ambulante. Paradossalmente forse potrei dire che io non sono fondamentale alle luci della centrale elettrica, era tutto già attorno a noi.

A: Com’è stato lavorare con Giorgio Canali?

VB: È stato ed è tuttora sostanzialmente inverosimile. Lo conoscevo a sua insaputa da anni, avevo i suoi testi appesi alle pareti di camera mia. Non è stato lavorare è stato più incontrarsi e tra una cosa e l'altra registrare delle robe, adesso stiamo facendo delle date in cui suona la chitarra elettrica con me, da novembre ripartiremo con un concerto assieme un po' più articolato, e faremo tutte le date assieme.

A:Tu sei di Ferrara e sei spesso descritto come un ragazzo della provincia italiana. A volte negli ultimi anni e nell’ultimo anno la provincia ha “prodotto” realtà musicali più fresche e interessanti delle metropoli. Quali vantaggi e svantaggi presenta il percorso di chi parte da una città come Ferrara?

VB: Non ha nessuno svantaggio, se una cosa si dimostra interessante anche in provincia vuol dire che può funzionare anche perché la nostra nazione è così frammentata. Forse nelle metropoli avendo qualche conoscenza puoi avere qualche falsa speranza, che se ti vesti nel modo giusto e sei nel giro giusto può capitarti di fare qualche concerto di seguito ma poi finisce lì. Io mi ero dato qualche mese se dovevo restare lì a elemosinare i concerti mi sarei trovato qualcos'altro da fare. Da sempre la provincia è l'unico posto in cui nascono le cose, Milano è ricca solo dei talenti dei provinciali e povera di tutto il resto.

A: Uno dei termini di paragone che ricorrono più spesso negli articoli su di te è quello di Rino Gaetano: è un confronto che ti lusinga? Cosa pensi effettivamente ti accomuni al cantautore di Crotone? E cosa ti differenzia? Lo stile vocale lo rammenta, ma ricorda effettivamente anche il Luca Carboni più giovane…

VB: Ma non è che m'interessi più di tanto, non sapendo fare praticamente niente, quello che eufemisticamente possiamo chiamare il mio stile vocale è l'unico che mi viene fuori. Penso sempre che le cose che mi hanno formato o deformato di più non siano cantanti o canzoni ma edifici o conversazioni o persone che non sanno assolutamente suonare.

A: Anche leggendo il tuo blog, si nota uno stile immaginifico, cinematografico, attento alla descrizione di oggetti ed ambienti, ma anche tendente a trasformarli in emblemi. Questa modalità di osservazione di ciò che ti circonda è spontanea, fluida, libera e analogica come sembra, o costa lavoro di cesello, riflessione e rielaborazione?

VB: Le cose scritte sul blog sono dei mal di pancia improvvisi che finiscono trascritti lì, non li rileggo neanche, a volte mi dimentico anche di averli scritti, sono fatti per essere letti e buttati via. Le canzoni nascono spesso da lì. Dieci pagine fitte possono diventare un testo di dieci righe, sui testi delle canzoni c'è un lavoro di fotografia e di falegnameria molto diverso.

A: Sul tuo space, citi tra le tue influenze “Ecco bombo” e le avventure di Pentothal. Quanto hanno inciso sul tuo immaginario di cantautore rispettivamente i fumetti e il cinema? Pazienza è anche tra i dedicatari dell’album…

VB: Non lo so quanto abbiamo inciso, ci sono cose che amo moltissimo come i libri di Paolo Nori o di Gianni Celati che credo non si sentano per niente nelle mie canzoni, Ecce bombo e Pentothal sono cose che mi hanno stravolto rappresentato ucciso e fatto resuscitare, cose per cui io non avevo parole che loro sono riusciti a rendere leggendarie. I fumetti d'autore, le grafic novel le chiamano, potrei chiudermi in casa e leggerne centinaia, le canzoni da spiaggia deturpata potrebbero essere delle vignette, con i disegni in bianco e nero e stilizzati e piene zeppe di parole, anche sui bordi. Il cinema è un po' che non ho due ore di seguito per vedermi un film, ma credo che se i cd non hanno l'iva al quattro per cento come i “prodotti” artistici un motivo molti “musicisti” glielo danno.

A: Come mai inoltre il disco è dedicato a Pier Vittorio Tondelli e Gilberto Centi?

VB: Perché forse dovrebbero esserci stati dei monumenti e delle vie e dei pianeti coi loro nomi e le loro parole.

A: Due battute finali sui testi delle tue canzoni…Si può ancora “sentire sperare a due passi dai cimiteri monumentali dai funerali di berlinguer”(“Fare i camerieri”)?

VB: È più facile sentire sparare che sentire sperare se continuano a riempire le nostre città di poliziotti di quartiere soldati e power rangers di merda.


A: In conclusione, “cosa racconteremo ai figli che non avremo di questi ca**o di anni zero” (“La lotta armata al bar”)? frammenti, rottami e reperti insensati di archeologia industriale e di “sogni smantellati”?

VB: La storia è diventata individuale, personale, ognuno racconterà la sua versione, come d'altronde è sempre successo.

Queste sono le prossime date del tour de Le luci della centrale elettrica attualmente in programma:
10 agosto
Filagost fest con giorgio canali alle chitarre elettriche Filago (BG)
13 agosto
Festa bandiera blu con Giorgio Canali alle chitarre elettriche Varazze (SV)
14 agosto
Musica W Castellina Marittima (PI)
17 agosto
Festa dell’unità Stanghella (PD)
21 agosto
Roccolo park festival San Giustino (PG)
22 agosto
Festival radio onda d’urto con Giorgio Canali alle chitarre elettriche + OFFLAGA DISCO PAX Brescia
30 agosto
Festa dell’unità Osnago (LC)
31 agosto
Shagoo shagoo festival Palmanova (UD)
20 settembre
Festival della filosofia (reading) Modena

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