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Interviste
Pubblicato il 16/09/2008 alle 16:45:43
Antonino Spadaccino, il nero indelebile della musica, dentro e fuori
di Pippo Augliera
Conosciuto anche per il suo bel cd, Antonino Spadaccino è stato splendido protagonista di una serata di beneficenza il 2 Settembre a Messina con altri colleghi del reality tv Amici. L'abbiamo intervistato ...

Conosciuto anche per il suo bel cd, Antonino Spadaccino è stato splendido protagonista di una serata di beneficenza il 2 Settembre a Messina con altri colleghi del reality tv Amici. L'abbiamo intervistato ...

L’incontro con lui avviene nell’albergo che lo ospita, grazie ai contatti con il suo efficiente staff. Avvertito della mia presenza, arriva alla hall, solare e disponibile, con la sua solita verve e simpatia, antidivo per eccellenza. Accetta volentieri di essere intervistato, ricordandosi anche dell’incontro avuto anni fa con il nostro diretur Giancarlo Passarella,a vvenuto tre anni fa nel Salento...

Ci vuoi parlare di questa serata di beneficenza?
Quando una causa è vera, mi presto volentieri. Qui c’è di mezzo la vita di un bambino e bisogna che sia operato. Ho chiamato per questo evento di solidarietà Tony Propato e Gian De Martini, due cari compagni di viaggio.

Come sta andando la tua tournèe?
Molto bene, c’è una grande partecipazione di pubblico. Il tour si chiama “Nero indelebile 2008” e prende il nome del mio ultimo album uscito a gennaio, dopo due anni di lavorazione in studio con Luca Rustici (ha lavorato tra gli altri con Zucchero, n.d.r.) e la produzione di Mario Lavezzi.

Il titolo “Nero indelebile” è legato al tuo motto ‘sono nero dentro’?
In parte sì, ma dopo l’ottimo riscontro legato al mio esordio, ho avuto due anni duri, anche perché non c’è molta fiducia da parte delle case discografiche. Fortunatamente, non mi hanno lasciato a casa, e da qui è nato il progetto . Nero perché sono nero dentro, ma anche perché è stato un periodo difficile. Indelebile è il lavoro che si è svolto in studio, serio e rigoroso, con musicisti che hanno suonato al vivo e registrazioni in presa diretta, come accadeva una volta, senza usare campionamenti che permettono di realizzare un disco in pochi giorni.

Come è nata la collaborazione con Mario Lavezzi, grande musicista, nonché autore di splendide canzoni per Loredana Bertè, Ornella Vanoni e Fiorella Mannoia?
Quando ho vinto “Amici”, Mario mi ha preso sotto la sua ala, è stata per me una bella fortuna, non a tutti succede che si scomodi per te uno come Lavezzi. Ho ricevuto molte proposte e, anche su suggerimento di Maria De Filippi, ho scelto, a mio avviso, quella più interessante. Mi è andata bene perché il mio primo lavoro è diventato disco d’oro e mi ha permesso di vincere nel 2006 il Premio Battisti come migliore artista emergente.

Ho notato che sei molto legato a Lucio Battisti. Come ti è venuta l’idea di incidere “Perché dovrei”, una tra le sue composizioni meno note?
Franco Daldello, che ha acquisito i diritti dei brani del glorioso catalogo RCA, mi ha proposto di fare questo pezzo, che io ho sentito nell’interpretazione di Carmen Villani (lo ha cantato anche Marcella nel 1975, n.d.r.). Me ne sono innamorato subito, del resto Lucio non può mancare nella scaletta dei miei concerti.

Quanta fatica hai dovuto fare per distaccarti dal ruolo di artista da reality?
Ho dovuto consolidare la mia ‘aura’di artista e costruirmi uno spessore, una credibilità. Molti prendono il reality in maniera leggera. Se ci vai con l’intento di fare le serate in estate, può andare. Se invece hai da dire qualcosa al pubblico, devi lavorare su una immagine che possa risultare professionalmente valida. Il pubblico deve capire che il reality rappresenta un modo per farti conoscere. In questo mondo, poi, bisogna trovare i momenti giusti e la canzone adatta, negli ultimi anni, infatti, abbiamo visto artisti restare fermi per lungo tempo, fino a quando hanno trovato il brano che ha permesso il rilancio, come è accaduto a Irene Grandi.

Che effetto ti fa essere considerato l’erede di Fausto Leali?
Fausto è un grande, per me è un onore questo accostamento, un grandissimo complimento, anche se siamo diversi come timbro, io sono un pò più soft, ho anche delle sfumature grosse come le sue, ma sono più morbide. In Italia le uniche due voci che possono vantarsi di essere avvicinate a quelle di James Brown e Marvin Gaye sono quella sua e di Zucchero.

Quali sono i tuoi modelli musicali di riferimento?
Sono cresciuto con i Creedence Clearwater Revival, Tina Turner in coppia con Ike, canzoni che non hanno a che fare con il pop che ascoltano i ragazzi della mia età. Sono stato influenzato dai gusti musicali di mio padre che per me ha una voce più bella della mia, ma che purtroppo non ha potuto fare il cantante perché, essendo il primo di dieci figli, è stato costretto, allora, ad andare a lavorare.

I tuoi programmi futuri?
A parte la tournèe che continua fino al 20 ottobre, penso che comincerò a lavorare per il mio terzo lavoro discografico, che avrà un taglio ancora più moderno rispetto ai precedenti e conterrà brani tutti inediti. Niente cover, anche perché solo artisti come la Pausini o un Baglioni se lo possono permettere, considerata la loro popolarità.

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