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Interviste
Pubblicato il 28/11/2008 alle 11:55:36
Rock rarefatto e criptico che scende come dolce nebbia: la nostra intervista agli Underfloor!
di Francesca Odette Croxignatti
Il trio fiorentino si sottopone alla nostra raffica di domande: hanno da poco pubblicato il loro secondo cd intitolato Vertigine ed i primi responsi sono positivi.

Il trio fiorentino si sottopone alla nostra raffica di domande: hanno da poco pubblicato il loro secondo cd intitolato Vertigine ed i primi responsi sono positivi.

Un po' di ricordi comuni, strade che si intrecciano e poi si allontanano, un sacco di idee e soprattutto tanta voglia di comunicare qullo che ribolle nella caldera del loro cuore: questi sono gli Underfloor...

Bentrovati agli Underfloor, trio rock fiorentino. Vi dispiace presentarvi singolarmente?
Guido= Ho iniziato a suonare a 10 anni la chitarra classica, studiando dapprima con Flavio Cucchi e poi con Anthony Sidney, per poi passare al basso elettrico. Da diversi anni, oltre a suonare, mi occupo di produzione audio e di montaggio video.
Matteo= Sono cresciuto in una famiglia amante della musica. L’interesse serio, però, è venuto più tardi. Ho suonato in vari gruppi ma sempre con l’intento di scrivere e cantare in italiano.
Lorenzo= Suono dall'età di tredici anni, ho studiato con vari insegnanti del panorama fiorentino, passando attraverso diverse esperienze musicali. Da anni coltivo altre passioni, come ad esempio la fotografia e la radio con “Il Volo Dell'Arancia”, una trasmissione che conduco da anni con un mio amico d'infanzia.

Siete in piena promozione per il vostro secondo cd, intitolato Vertigine: come lo descrivereste e quali sono le differenze con il precedente?
Matteo= E’ un album più pensato, più introspettivo. Al contrario del primo disco, l’urgenza e la potenza di suono hanno lasciato il posto a una cura negli arrangiamenti e un’attenzione alle atmosfere, ispirate anche dai testi.
Lorenzo= Il nostro primo disco “Underfloor” è stato realizzato in soli tre giorni. Per “Vertigine” invece ci sono voluti due anni. E' un'album che ci ha visto fare un lungo percorso musicale ed umano, portandoci una nuova consapevolezza riguardo ai suoni, gli arrangiamenti e la registrazione.
Guido= Sicuramente questo è un album molto più meditato, nel quale abbiamo lavorato molto, oltre che sulla scrittura, sul suono e sugli arrangiamenti.

Quali sono gli artisti che avete amato in passato e quali quelli che seguite di piu' in questi ultimi tempi?
Guido= Domanda impegnativa! Su tutti i Beatles e in Italia Fabrizio De André; oggi direi Radiohead e Verdena. Ma ascolto di tutto, dal rock al jazz alla classica.
Matteo= Ho cominciato ascoltando i Beatles e i cantautori italiani. A 9 anni ho visto Battiato in concerto e sono rimasto folgorato. Poi a 14 ho scoperto il rock, ho amato i classici e ho vissuto in prima persona l’epoca del grunge. Adesso, dopo aver ascoltato veramente di tutto, posso dire di amare quella musica che riesce a dilatare le mie sensazioni e a creare uno spazio mentale.
Lorenzo= Io amo i Beatles sopra tutti. Poi sono per me influenze importanti, tra le tante, Black Sabbath, Led Zeppelin, Small Faces e Pink Floyd. Amo Radiohead e Coldplay, e in generale ascolto tutta la musica che mi fa provare delle emozioni.

Il nostro diretur Giancarlo Passarella dice di conoscervi da anni...
Guido= Eh, sì! Per lo meno dall’epoca di certi Time Escape…
Matteo= Non mi sorprende, qui a Firenze abbiamo fatto tante cose, sia con questo progetto che con altri.
Lorenzo= Si Giancarlo ci conosce bene, io e lui poi siamo vecchi amici, Rollerball dixit

...sempre lui vi dice che una band come la vostra avrebbe molte piu' opportunita' se avesse il coraggio di non vivere a Firenze: ma la vostra citta' non era considerata una mecca del rock?
Matteo= I concerti che facciamo in giro per l’Italia ci fanno capire che la Mecca del Rock non esiste. Esistono tante persone interessate alla musica e veramente appassionate ma non credo che esista più un luogo preciso dove esse si concentrino in particolare.
Guido= Altra domanda impegnativa… credo che il problema sia complesso. Firenze non sarà più la mecca del rock, ma non è neppure una città dormiente. Paradossalmente non mancano né gli artisti né le strutture, casomai è la mentalità dei fiorentini ad essersi involuta: mancano la curiosità e la voglia di confrontarsi, per lo meno nell’ambito delle proposte musicali. Ma non sono molto convinto che nel resto di Italia le cose vadano molto meglio…
Lorenzo= Firenze è stata la mecca del rock, ma se lo vogliamo, potrà riesserlo, basta crederci. Bisogna solo sviluppare un sentimento di appartenenza ad un qualcosa che non c'è ma aleggia ed è alla nostra portata. Vivere in un'altra città no. Credo che si debba comunque amare quello che si ha, ed io ho Firenze. E poi non credo che da altre parti la situazione sia migliore.

Ritorniamo a Vertigine: in quanto tempo l'avete realizzato? Con chi avete collaborato?
Guido= Il disco ha richiesto due anni di lavoro, tra scrittura e preproduzione. Poi la registrazione, interamente analogica su nastro, ha richiesto un tempo relativamente breve. Per il missaggio e per la supervisione generale abbiamo avuto l’apporto fondamentale di Ernesto De Pascale, mentre molti musicisti, da Fabrizio Orrigo a Francesco Magnelli a Giulia Nuti, Simone Milli e molti altri vi hanno suonato con grande entusiasmo.
Lorenzo= Ci sono voluti due anni, due anni dove è stato fatto un percorso musicale ed umano importante da parte nostra. Per completare questo percorso abbiamo cercato le collaborazioni che arricchiscono “Vertigine”.
Matteo= La lavorazione è durata due anni e ha comportato molti ritocchi. Volevamo cercare l’esecuzione giusta per ogni strumento, l’atmosfera giusta, quella che sentivamo come più completa possibile. Poi ci siamo avvalsi della collaborazione di musicisti straordinari tra cui Francesco Magnelli, Fabrizio Orrigo, Giulia Nuti e il suo quartetto d’archi, perfino un clavicembalo che hanno dato qualcosa in più ai pezzi.

Alcune recensioni parlano di questo vostro cd come di un progetto rarefatto e criptico che scende come dolce nebbia...
Matteo= E’ un’interpretazione… Come spero ce ne siano altre, anche diverse. Mi piace che ognuno trovi qualcosa di suo nell’ascolto di questo disco.
Lorenzo= Si direi che ci calza a pennello, è una scelta. Comunque siamo anche molto rock.
Guido= Penso che sia una definizione azzeccata, ma ce ne potrebbero essere altre. “Vertigine” è un disco che spero ognuno possa sentire un po’ proprio.

Cosa non va nella discografia italiana? Da dove cominciare a ristrutturarla?
Matteo= Gli italiani sono troppo abituati a farsi influenzare, soprattutto dalla televisione, ma anche dalle mode in generale. Poi bisogna ammettere che qui da noi la musica ha un valore molto diverso rispetto al resto d’Europa e soprattutto ai paesi anglosassoni. Io credo che il problema più grave sia che pochi pensano veramente con la propria testa e la maggioranza compra quello che gli viene detto di comprare, ama quello che gli viene detto di amare senza scavare a fondo nelle proprie emozioni. Quando io ho cominciato ad ascoltare musica l’acquisto di un vinile era visto come un gesto sacro, una scelta ideologica.
Guido= La crisi della discografia, pur facendo parte di uno scenario economico più ampio, deriva secondo me anzitutto dal diminuito valore che le persone danno alla musica, all’incapacità di farsi spettatore e ascoltatore, alla ricerca costante del quarto d’ora di celebrità fomentata da reality show televisivi e anche, a mio parere, da un’ utilizzazione narciso-voyeuristica di mezzi come My Space o Facebook. Il concetto stesso di televisione interattiva, ad esempio, fa parte di questo scenario. Lo spettatore diventa regista, rimixa le tracce di un disco (ovviamente scaricandole gratuitamente), si fa opinionista e critico senza compiere un percorso formativo coerente, che costa tempo e fatica. In questo contesto un prodotto “chiuso” come il disco, è visto, a mio parere assolutamente a torto, come anacronistico. Insomma, secondo me per un artista che propone un lavoro coerente e meditato è sempre più difficile trovare un pubblico, parlo di pubblico comunque musicalmente evoluto, non quello dei reality televisivi, disposto a concedergli tre quarti d’ora. Per ristrutturare il settore discografico l’unica strada è rimettere al centro la professionalità, la scrittura, l’interazione a pari livello tra musicisti, fonici e produttori, senza pensare che esistano guru portatori di verità assolute.
Lorenzo= Parliamo spesso tra di noi su quest'argomento. Non so bene, e comunque non mi ritengo in grado di poterlo affrontare in pieno.
Mi ricordo quando sceglievo un vinile per fare una cassetta, era un rito. Lo ascoltavo e lo registravo, lo vivevo. Forse oggi nell'era dell'Mp3 manca proprio quello... farsi trasportare davvero dalla musica, ascoltarla, viverla e sentirsi parte di essa. Chi cresce con l’mp3 non è più abituato a farlo, e fruisce della musica solo in maniera confusa e veloce. Io ho L'I-Pod ma ascolto gli album interi, non so quanti lo facciano oggi.

Qual'e' il vostro rapporto con la tecnologia? La sapete sfruttare o ne siete delle vittime?
Lorenzo= Abbiamo un rapporto ottimo, infatti abbiamo registrato con un sistema che unisce il vecchio con il nuovo, un sistema analogico-digitale. E poi abbiamo seguito di persona tutti gli aspetti della realizzazione del cd: la grafica, le fotografie,etc..
Matteo= Cerchiamo di sfruttare al meglio le caratteristiche di ogni mezzo a disposizione, che sia analogico o digitale. L’importante è avere in mente un suono.
Guido= La sappiamo sfruttare molto bene. In studio abbiamo lavorato sia con la tecnologia analogica che con quella digitale, e abbiamo seguito in prima persona tutte le fasi di lavorazione del cd, fotografie e grafica compresi. Per quanto riguarda la distribuzione digitale, che si affianca a quella nei negozi, curata da Materiali Sonori, ce ne occupiamo personalmente tramite portali dedicati e il nostro sito Web.

Quali ricordi avete per ognuna delle band che avete frequentato in passato? Quale progetto poteva dare di piu'?
Matteo= Ho vissuto un momento di frenetica esaltazione qualche anno fa vincendo un concorso televisivo con una band che si chiamava Pandora. Sembrava che le major fossero interessate poi tutto sfumò. Era un progetto pop-rock in cui dovetti accettare molti compromessi. Dopo quell’esperienza difficile ho capito che avrei dovuto fare solo la musica che mi piaceva.
Guido= Indubbiamente il progetto che poteva dare di più è stato quello dei Time Escape. C’erano una forte personalità e notevoli capacità tecniche, ma a vent’anni spesso non hai le idee chiare e non è facile tenere insieme un gruppo. Ma personalmente non ho rimpianti, anche perché adesso sto suonando esattamente la musica che vorrei suonare.
Lorenzo= Sicuramente tra tutte le band in cui ho militato, gli Underfloor sono gli unici che mi rimarranno dentro anche quando non ci saranno più. Mi danno delle emozioni, emozioni vere.

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