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Pubblicato il 30/11/2008 alle 13:59:56
Nel Giro Giusto con Bugo, dove nulla è finto
di Ambrosia J.S. Imbornone
L’ironia ed ora l’elettronica e il ballo come provocazione. Per suscitare una reazione. Musica come emozione per tutti. Questo e tanto altro è Bugo, musicista live, autore e interprete eclettico. Ecco cosa ci racconta del suo tour “Nel Giro Giusto”.

Cantautore surreale e ad un tempo malinconico? Sperimentatore di suoni che creino attrito, che sappiano strisciare uno sull’altro per graffiare la pelle e scuotere gli ascoltatori con il peso dell’ironia delle parole? Cantore delle dissonanze e delle fragilità della post-modernità, che reagisce con l’amarezza del ballo alle cantilene lamentose sulla crisi e alla cinica assuefazione ad essa? Bugo si definisce “un’idealista entusiasta” e un “musicista live” e ci presenta così il tour “Nel Giro Giusto”, che prende il nome da un altro dei brani stranianti del suo ultimo disco, “Contatti” (Universal), prodotto da Stefano Fontana (Stylophonics) e pubblicato durante lo scorso aprile. Mentre grande successo riscuote il secondo singolo estratto dal lavoro, “Love Boat”, che fa seguito alla hit “C’è crisi”, Bugo ha cominciato infatti il suo tour invernale, accompagnato da Marco Torriani (tastiere, cori), Ruben Gardella (batteria) e Greg Conti (basso, cori).
I primi passi nel mondo della musica compiuti da Cristian Bugatti (questo il suo vero nome) risalgono al 1996 e ad un demo su audiocassetta (“Pane, pene, pan”). Dopo un sette pollici, un mini-cd e due album, cresce l’attenzione mediatica per il suo stile estroso e diretto. Nel 2002 arriva così il contratto con la Universal con cui ha pubblicato finora quattro album.
Suoni ruvidi ed elettrici, esperimenti folk, sonorità sintetiche ed elettroniche reinventate con fantasia e originalità e attraversate da una corrente di ironia e visionarietà che sospende sempre Bugo fuori dalle righe, ma dentro la genuinità della musica pensata per emozionare, senza filtri e maschere, e per provocare una reazione. Al rischio del disincanto, al pericolo della rassegnazione e dell’assimilazione all’anonimato cieco e socialmente innocuo. Così si potrebbe riassumere il percorso musicale di Cristian Bugatti, alle cui parole vi lasciamo, nella convinzione che anche questa intervista ve ne rivelerà la schiettezza.


Ambrosia: Dal 24 ottobre è partito il tuo tour invernale…Che rapporto hai con la dimensione live e quanto conta per te nella tua vita di musicista?
Bugo: Direi che io sono un musicista live. Quando suono dal vivo do sempre il massimo anche quando le condizioni tecniche sono scarse; il concerto è il momento dell’abbraccio, quando suono e canto io abbraccio la gente, voglio che sentano la passione che ci metto in quello che faccio.

A: Che accoglienza tra il pubblico pensi abbiano trovato dal vivo i brani di “Contatti”?
B: Mi sono fatto un’idea. Qualcuno non ha apprezzato la mia svolta elettronica, altri l’hanno accolta con entusiasmo. Qualcuno ha detto che sono cambiato, ma non è vero, perché dal vivo ci metto la stessa carica di sempre, anche se ora uso le armi della musica elettronica. Un caso particolare è quello di “Love Boat”: è il brano che la gente canta di più ai miei concerti.

A: Che ricordo hai delle tue prime esibizioni live?
B: Anarchia pura. Non avevo molte canzoni, ero sempre agitato perché non sapevo bene cosa fare e allora mi inventavo di tutto pur di attirare l’attenzione della gente. Ho sperimentato molto ma lo faccio ancora anche se con modalità differenti.

A: Quali sono le canzoni degli album precedenti a cui tuttora ti sembrano più legati i tuoi estimatori e i brani del passato quindi che più sono apprezzati live?
B: Credo “Che diritti ho su di te” [da “Golia&Melchiorre”, 2004] e “Io mi rompo i coglioni” [“Dal Lofai al Cisei”, 2002] ma anche “Amore mio infinito” [da “Sguardo contemporaneo”, 2006] ha sempre un ottima accoglienza.

A: Spesso la tua musica, pure così eclettica, è collocata nell’ambito del pop. Quest’etichetta di genere ha un senso nel caso della tua musica o ti sta molto stretta? E’ un riconoscimento di fruibilità, in qualche modo un complimento generico, un’ammissione di un dato di fatto oppure la segnalazione di un limite?
B: E’ chiaramente pop la mia musica, perché io ho scritto sempre canzoni affinché venissero ascoltate dalla gente. In questo senso la mia musica è popolare, semplice da ricordare. Non lo ritengo un limite, perché io credo tutta la musica giovane sia popolare e che sia divisa in generi come il rock, l’elettronica, il folk, il blues. Ecco io ho usato tutti questi generi ma faccio sempre musica pop, in cui le mie emozioni sono per tutti.

A: Sei passato dalle sonorità più ruvide di “Sguardo contemporaneo” all’elettro-dance di “Contatti”: la sperimentazione per te è un’esigenza, una casualità, o frutto di curiosità?
B: Sperimentare per me significa provare, senza ben sapere il risultato, cioè me lo immagino ma solo alla fine lo focalizzo. Cambiare colore alle mie canzoni è un modo per provare a fare cose diverse. Le mie canzoni possono essere suonate in tutti i generi, ci vuole solo un po’ di immaginazione. Ho voluto fare un disco elettronico perché ero stanco di sentire chitarre distorte. Ora la chitarra non è fondamentale, è un sottofondo.

A: Quanto l’uso dell’elettronica (e qualche linea di basso: penso a “nel giro giusto”) in questo album è debitore delle sonorità dei seventies, dalla disco al cantautorato, e quanto ti sembra invece distante musicalmente dagli anni ‘70?
B: Non so, non credo di aver preso nulla da quel decennio. Io scrivo musica per i miei giorni: se poi qualcuno ci sente un riferimento, beh, allora va bene; però io faccio fatica a ricordare perché ho usato un suono piuttosto che un altro. Dovremmo andare ad analizzare canzone per canzone.

A: Come ti sei approcciato alla dance in questo disco?L’elettronica spesso sembra straniante, come se non ci fosse niente da festeggiare e nonostante tutto, o proprio per questo, si ricercasse un’ubriacatura danzereccia…Penso per esempio ad uno dei brani più “discotecari”, eppure più amari del disco, “Balliamo un altro mese” con le sue rime baciate surreali…Volevi ottenere proprio un effetto straniante affiancando ritmi dance e testi come questo?
B: Non cerco un’ubriacatura con il mio nuovo disco, cerco una reazione. La musica elettronica rappresenta per me ora un modo per reagire, io ho sempre bisogno di reagire, e l’elettronica è uno dei generi musicali più freschi che si sentono in giro. Ecco perché l’ho scelta, mi interessava reagire a tutto quello che la gente diceva in giro e cioè che c’è crisi, che bisogna entrare nel giro giusto, che l’amore non è la felicità, tutto questo cinismo mi ha toccato ma dovevo reagire facendolo mio. L’amarezza unita al ballo, il ballo che scaccia l’amarezza, il ballo che porta volontà.

A: Come hai conosciuto Aldo Nove? e com’è nata l’idea di scrivere questa canzone? E’ un po’ un contro-inno dance del presente precario di “Mi chiamo Roberta, ho 40 anni, guadagno 250 euro al mese”?
B: Conosco Aldo da 5 anni. Me lo ha presentato un giornalista. Dopo il mio tributo al suo libro “Amore mio infinito”, volevo scrivere qualcosa insieme a lui. Ci siamo confrontati ed è nata questa canzone in cui una coppia vive gli estremi del dover pagare le bollette, ma al tempo stesso desidera farcela. Il ballo è un modo di reagire, da sempre, oltre che di divertirsi.

A: L’elettronica sembra la voce del disincanto d’altra parte in “La felicità”…Davvero per te “i sogni sono veri perché sono irreali”?
B: Quel brano può essere disincantato anche se lo faccio con il pianoforte. Sono le parole che contano. I sogni sono bellissimi e pericolosi perché ci illudono e io non sono un illuso. Sono un’ idealista entusiasta!

A: Elettronica sì, ma questo è anche un disco suonato con ospiti come Evandro Cesar Dos Reis dell’Orchestra di Piazza Vittorio e Abdoullai Kader Traoré dell’Orchestra di via Padova: come mai hai pensato di coinvolgerli per questo album?
B: Li stimo come musicisti e avevo piacere che il loro suono fosse nel mio disco.

A: Un po’ di autopromozione finale…un motivo per venire a un tuo concerto.
B: Nulla è finto.

Le prossime date live di Bugo:

12/12/08 FIRENZE VIPER
13/12/08 ROMA CIRCOLO DEGLI ARTISTI

Booking: Tour de Force, www.tourdeforce.it


Foto di Cherry Blossom



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