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Interviste
Pubblicato il 02/02/2009 alle 09:19:44
Musiche per un film immaginario: intervista con Remo Anzovino
di Alessandro Michelucci
Il pianista friulano sta promuovendo il suo secondo cd intitolato Tabù, seguito del precedente e fortunato Dispari di due anni fa abbondanti.

Il pianista friulano sta promuovendo il suo secondo cd intitolato Tabù, seguito del precedente e fortunato Dispari di due anni fa abbondanti.

Non è facile, soprattutto per un pianista, fare una musica che riservi ampio spazio alla melodia senza sfiorare la banalità. Remo Anzovino è fra quelli che ci riescono. Il giovane pianista friulano ha pubblicato recentemente il suo secondo CD, "Tabù" (Odd Times Records/ distr. Egea, 2008), con il quale conferma pienamente le impressioni positive suscitate con l'opera d'esordio, "Dispari" (2006).
La musica di Anzovino è strettamente legata alle immagini, e in particolare al cinema. Nato in una regione che ospita prestigiosi festival dedicati a questa arte, l'artista si è formato componendo musiche per vecchi film muti; in altre parole, regalando il suono a immagini che erano nate senza.
Il nuovo CD conferma l'amore per il cinema e lo stretto legame fra suono e immagine che caratterizza la sua filosofia musicale. L’iniziale "Tabù" è un manifesto: in tre minuti è racchiusa tutta la freschezza, la carica ritmica e la grazia melodica che caratterizzano la musica del pianista-avvocato. "Amante", lenta e venata di tristezza, si chiude con un bell’assolo di sax, suonato da Flavio Davanzo. "Metropolitan" si avvicina al tango, mentre "Sambanero" è un brano fluido e incisivo. Recentemente Remo Anzovino ha presentato "Tabù" alla Libreria Feltrinelli di Firenze: è stata l'occasione ideale per conoscerlo e per rivolgergli alcune domande.

Come hai cominciato?
Sono di Pordenone. Come sai, questa città è diventata provincia soltanto negli anni Sessanta. Non ha una storia antica come Firenze, Milano e tante altre città italiane. Questa mancanza di radicamento storico ha fatto sì che Pordenone si sviluppasse negli anni del boom industriale. E' figlia delle ultime tre-quattro generazioni che ci hanno vissuto. Il caso che ha voluto che si sviluppasse un notevole interesse per il cinema: così sono nate le giornate del cinema muto. Un interesse che trova conferma in altre città della regione: pensa al festival del cinema asiatico di Udine o a quello di fantascienza che si svolge a Trieste.

Siamo arrivati a un nodo centrale: il tuo rapporto con il cinema...
Certo. Ho imparato a suonare il piano da piccolo. Quasi subito è venuta fuori la necessità di comporre. Poi è venuta l'adolescenza: gli weekend in cantina, a suonare con gli amici, sono stati un'esperienza fondamentale. Come anche le feste scolastiche. L'ultimo anno di scuola un insegnante mi chiese di scrivere le musiche per uno spettacolo tratto da un testo di Goldoni. La regia era affidata a un attore, Fabio Scaramucci, che fu colpito dal mio linguaggio musicale. Capii che potevo dedicarmi alla musica in modo più serio e cominciai a studiare più intensamente, approfondendo fra l'altro i legami fra musica e letteratura. Nel frattempo continuavo a scrivere musica per gli spettacoli teatrali più svariati: da Goldoni al teatro di figura, passando attraverso Majakowskij.
Per me il rapporto con il cinema, anzi con l'immagine, è fondamentale. Ma anche quello con il ballo: quando compongo penso a due persone che ballano, non importa se uomo o donna. A due corpi che devono incontrarsi.

Quale è stato il tuo primo ingaggio vero e proprio?
So che ti sembrerà strano, ma è venuto dalla Cineteca di Bologna anzichè da Cinemazero di Udine, come sarebbe stato più ovvio per un friulano. Poi, comunque, ho cominciato a lavorare anche per Cinemazero. Nello stesso periodo ho cominciato a fare concerti.

Quale musica ascolti?
Un po' di tutto, ma ovviamente ho le mie preferenze. Fra la musica che preferisco includo sicuramente certi compositori russi come Stravinskij, Skrjabin e Tchaikowskij.

Esistono dei musicisti con i quali ti piacerebbe lavorare?
Due in particolare: Rokia Traoré e Antony Hegarty. Mi interessa particolarmente quest'ultimo, dotato di una voce particolare, tenore e soprano riuniti in una sola persona.

Tu sei anche un avvocato penalista: come concili i due lavori?
Guarda, è meno difficile di quello che sembra. Per farti un esempio: oggi è venerdì e sono qui a Firenze, ma domenica lavorerò. Ti ringrazio per l'intervista e spero che ci rivedremo presto.

Domenica 8 febbraio Remo Anzovino suonerà al Blue Note, Via Pietro Borsieri 37, Milano, infoline 899700022

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