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Recensioni
Pubblicato il 09/07/2009 alle 11:25:33
“We love Milano”: gli U2 conquistano San Siro
di Massimo Giuliano
Più di 20 anni fa, gli U2 dissero: "Il pubblico italiano è il migliore al mondo". Dopo aver visto il successo registrato dalle due date milanesi del 360° tour, si può dire che l'idillio tra la band e i suoi fan del Belpaese sia rimasto immutato.

Più di 20 anni fa, gli U2 dissero: "Il pubblico italiano è il migliore al mondo". Dopo aver visto il successo registrato dalle due date milanesi del 360° tour, si può dire che l'idillio tra la band e i suoi fan del Belpaese sia rimasto immutato.

Musicalnews ha seguito la seconda tappa degli U2 allo stadio San Siro, quella dell'8 luglio. La scaletta è stata sostanzialmente la stessa della sera precedente, giusto con qualche variazione qua e là: fuori "Angel of Harlem", "In a little while" e "Party Girl", dentro "Desire", "Electrical storm" e una "Stuck in moment you can't get out of it" eseguita in versione acustica, chitarra e voce, con un simpatico duetto tra Bono e The Edge. Ma andiamo con ordine. Il live inizia pochi minuti dopo le 21: The Claw, l'artiglio, è il gigantesco palcoscenico circolare con quattro bracci, situato verso il centro del prato, che costituisce la scenografia di questo nuovo tour. L'obiettivo è quello di consentire al pubblico di vedere i musicisti da ogni lato dello stadio, "creando paradossalmente maggiore intimità tra noi e gli spettatori", come ha dichiarato lo stesso Bono. Gli U2 si trovano su un palco che è collegato a un anello da due ponti semovibili, sui quali spesso i quattro di Dublino saliranno durante il concerto. Nel parterre, il pubblico è posizionato sia al di fuori che all'interno di questo anello, e il colpo d'occhio, dagli spalti, è forte: lo stadio è tutto pieno. Si parla di una media di 77.000 spettatori a sera.

La band parte con i brani dell'ultimo cd "No line on the horizon": entra Larry Mullen Jr. e attacca il ritmo quasi tribale di "Breathe", poi ci sono "No line on the horizon", "Get on your boots" e "Magnificient". Bono si arruffiana subito la platea iniziando a cantare "We love Milano" e tirando fuori una bandiera italiana dinanzi alla quale si inchina, dopo averla appesa all'asta del microfono. La prima hit del passato è "Beautiful day", proposta in medley con "Here comes the sun" dei Beatles, dopo di che arrivano "I still haven’t found what I'm looking for" e "Desire", e l'atmosfera si riscalda sempre più. "Desire" è il pezzo scelto per omaggiare il compianto Michael Jackson: sul finale, Bono accenna prima "Billie Jean" e poi "Don't stop 'til you get enough". Quando arriva una delle chicche di questo tour, cioè il ripescaggio di "The unforgettable fire", sul megascreen è tutto un tripudio di colori. I presenti si gasano sempre più con "City of blinding lights" e "Vertigo", fino a quando Bono non urla "Let's dance" e lancia una discutibile versione remix di "I’ll go crazy if I don't go crazy tonight", estratta dall'ultimo lavoro. Per un attimo sembra quasi di tornare indietro agli sperimentalismi anni '90 del periodo di "Pop", ma fortunatamente si tratta solo di una parentesi, tutto sommato anche divertente.

Oggi gli U2 sono un gruppo di 50enni consapevoli della propria forza, interessati solo a proporre il loro rock dal sound inconfondibile, e questo è decisamente un bene. Bono è un leader carismatico, consumato e navigato, in grado persino di zittire la folla con un gesto quando tutti stanno cantando in coro e lui invece vuole dire qualcosa. E le sue parole pesano eccome: servono a sensibilizzare quando dedica "Walk on" ad Aung Sang Suu Ki (e decine di fan con indosso la maschera dell'attivista birmana salgono sul palco sfilando davanti ai musicisti), ma servono anche a stimolare le coscienze quando si rivolge al premier Silvio Berlusconi rimediando inizialmente una sonora bordata di fischi (dice in inglese "Ho sentito che lei è una persona generosa e che ha una bella voce. Beh, io amo i cantanti"), subito tramutati in applausi quando aggiunge che "in qualità di capo di questa bellissima nazione, lei ha il dovere di fare qualcosa di importante", con un chiaro riferimento al G8 dell'Aquila che si tiene proprio in questi giorni. Bono, infatti, chiede che l'Italia mantenga le promesse fatte sulla cancellazione del debito dei Paesi poveri.

La grande musica respirata ieri a San Siro annovera anche "Sunday bloody Sunday", in medley con "Get up stand up" di Bob Marley, e "Pride". Dopo un videomessaggio del vescovo sudafricano Desmond Tutu che invita alla pace, ecco "Where the streets have no name" e "One". Ormai la performance del quartetto irlandese è lanciata sempre più verso alti lidi. Il bis mette in campo "Ultraviolet (Light my way)", cantata da Bono con indosso un giubbotto di pelle coperto di led rossi, e una suprema "With or without you", con il coro di tutto lo stadio a fare da contorno. Chiude il set "Moment of surrender": forse non la migliore soluzione possibile, vista la sciatteria del pezzo, ma si tratta di un peccato veniale che agli U2, in una serata magica come questa, si può tranquillamente perdonare.

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