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Recensioni
Pubblicato il 06/02/2002 alle 18:18:10
Mino Di Martino: dal beat dei Giganti a Giuni Russo, Battiato, Alice...
di Antonello Cresti
Iniziamo il nostro breve ciclo di interviste dedicate alla scena “di frontiera” italiana,una serie di conversazioni aperte in cui ripercorreremo capitulatim la carriera di alcuni maestri del mondo musicale non allineato.Iniziamo oggi con

Mino Di Martino...chi era costui? I troppi ignavi intenti a lasciarsi suonare da improbabili tormentoni lobotomizzanti non sapranno e continueranno a fare orecchie da mercante; per altri,coloro che ritengono esistente solo ciò che è sbandierato dai media, la carriera di Mino sarà riconducibile solo all’esperienza con i Giganti...Certo! Anche questo ci verrebbe da dire, ma non solo. Specialmente non SOPRATTUTTO! Crediamo infatti che la vera essenza irrinunciabile del suo lavoro sia riscontrabile nel lungo cammino intrapreso a metà anni 70: improvvisazione, minimalismo, influenze space, una canzone stupenda per Giuni Russo, imperdibili lavori di sperimentazione, un pugno di gioielli scritti per Alice.
Lo incontriamo a casa sua a Milano, ha problemi con la porta rotta, nonostante il fastidioso inconveniente si trasforma presto in un torrenziale maremoto di informazioni, riflessioni, ricordi. La chiacchierata si trasforma infine in uno scambio di opinioni molto interessante. Ci rivedremo,spero.

Iniziamo con il tuo esordio ufficiale nei Giganti.
Partimmo a ridosso dei gruppi beat,come dice il poeta “Alla riscossa stupidi che i fiumi sono in piena”...!
Si stava su quell’onda anglo-americana.ma di fatto il sistema dei gruppi è un grosso equivoco: appena arriva il successo nascono le magagne.
Io ho sempre visto il fenomeno rock di quegli anni come un fenomeno di rottura soprattutto sul sociale, non mi interessava poi così tanto l’aspetto propriamente musicale. E’ per questo che ero un grande fan di Elvis,perchè ha letteralmente inventato il concetto moderno di show live.
I nostri riferimenti più che i Beatles erano gli Everly Brothers,gruppo davvero avanti come impostazione vocale, ma i primi Beatles non mi piacevano tanto (ndR nel prossimo cd di Tv Dinner Mino inciderà insieme a Saro Cosentino una doppia cover beatlesiana ossia “Tomorrow never knows” e “Love you too”).
Ho creduto molto nel gruppo; firmavo i pezzi e poi dividevamo i diritti, ma presto ho visto che non funzionava,specialmente in quattro...
Quello che si sa dei Giganti è infatti uscito nell’arco di 4 mesi, poi il progetto si è sfaldato.
Il fatto di puntare sull’impatto vocale nacque quasi per caso, eravamo nati come gruppo strumentale, e su 7/8 pezzi siamo andati avanti un bel po' per la forza dell’inerzia...
“Terra in bocca” (Ndr concept album del ‘72) è invece già un discorso diverso: lì ero già io con un nucleo di interpreti notevoli.Gianni Sassi scrisse i testi e tra noi nacque un feeling eccezionale; fece un ottimo lavoro...E’ un peccato che non ci sia più (Ndr Gianni Sassi “inventore” tra gli altri degli Area (promozionalmente parlando) è morto nel 1993).Tra i musicisti compaiono invece Vince Tempera, che allora aveva davvero idee geniali, nel ruolo di arrangiatore e Ares Tavolazzi (Area ndR).E’ un bel lavoro, ma non c’entra più niente con i Giganti.

Finita definitivamente questa esperienza cosa accade?
Già molti miei amici come Battiato si stavano muovendo su altri ambiti, io, invece non avevo le idee molto chiare. L’influenza più importante di quel periodo per me fu rappresentata dai minimalisti americani (Riley,La Monte Young,Glass,Reich ndR) soprattutto concettualmente parlando per il fatto che guardavano inequivocabilmente a Oriente.In quel periodo tutto guardava all’India. Io in quel periodo non lavoravo,ero allo sbando,ho vissuto di riflesso la creatività degli amici,ma non c’era per me una vera necessità espressiva. Quando entrai nel Telaio Magnetico (supergruppo organizzato da Battiato per un’unica tournèè a sostegno dei Radicali nel 1975 ndR) fu così: fu un ‘esperienza senza alcun seguito nella quale entrai per pura amicizia. E’ una costante di Franco questa di aprirsi a collaborazioni amiche, come con L’Ottava (la sua casa editrice libraria e per breve tempo discografica ndR), mentre una mia costante è quella di fuggire dal confronto…Se penso che anche a quei tempi fui io a presentare Battiato alla Cramps (la “mitica” etichetta discografica creata dal succitato Gianni Sassi ndR) e poi che neanche il progetto dell’ Albergo Intergalattico Spaziale riuscì a trovarvi sbocco… Pensa un po’ che invece che mandargli un nastro feci un provino a mezzanotte e mezzo davanti a due membri degli Area;volevo immortalare il momento,in maniera rituale.Alla fine il lavoro conclusivo fu autoprodotto in 500 copie e girò soprattutto nelle librerie alternative.

La copertina ed alcune dichiarazioni interne richiamano alla contestazione antinucleare del periodo: è una sorta di legame concettuale con “La bomba atomica” di Gigantiana memoria?
Lì era una cosa inconsapevole,da oratorio,non riuscivo a scrivere cose efficaci,semmai riuscivo a captare degli umori.Con L’Albergo invece la tematica affiora a causa del periodo della politicizzazione estrema in cui è uscito ; la grafica di quel lavoro era molto curata.Ma Albergo Intergalattico fu anche un locale che gestivamo io e Terra Di Benedetto (l’altra metà del progetto musicale in questione e partecipe anch’essa della tournèè del Telaio Magnetico ndR) in cui si faceva dal cineforum all’hata Yoga e in cui vennero a suonare tutti gli amici da Rocchi,a Maioli a Battiato.Il vero progetto paradossalmente nacque dopo tutto ciò ossia quando dovevamo fare il disco per la EMI…il loro commento fu “Cazzo,non c’è neanche il basso e la batteria?”.Fu un’altra occasione mancata,purtroppo.
Avevamo scritto una decina di canzoni che oggi diremmo alla Dead Can Dance,interessanti ,ma che tuttora devono trovare uno sbocco.Da quattro anni c’è una cosa in ballo con la CNI, ma è difficile far quadrare tutto.

Ti propongo un giochetto:ti faccio dei nomi…Tu cosa ti senti di dire sul loro conto?Dunque…Juri Camisasca.
Juri è una voce strepitosa,il più grande in Italia.Direi che la sua ricerca spirituale si riflette sul suo timbro vocale…Ancora meglio di Stephan Micus!
Anche il livello dei versi è piuttosto notevole.
Franco Battiato.
Impossibile dire qualcosa di non banale :una volta scrissi un racconto immaginandolo a dieci anni,lì ho detto tutto!
Terra Di Benedetto
Si sarebbe meritata uno spazio ben maggiore: aveva una voce che poteva andare in tutte le direzioni possibili.
Lino “Capra” Vaccina
Portava la concezione degli Aktuala nel nostro progetto…Era un percussionista un po’ grezzo, ma questa era forse la sua forza.
Roberto Mazza
Suonava ricalcando l’oboista della Third Ear Band: suona benissimo e tuttora fa delle cose bellissime.

Parlando di collaborazioni,un altro legame artistico che tuttora prosegue è quello con Saro Cosentino.
Stiamo tuttora lavorando insieme anche su “Le campane del Gloria” (il lavoro che Mino sta facendo partendo da testi di Pasolini.Si consiglia per maggiori informazioni di visitare il sito http://aloysius.itimpresa.mi.it/dimartino/index.html ndR).Per Tv Dinner abbiamo approfittato dell’appoggio della Musicando (pregevole etichetta ferrarese della quale presto parleremo ndR) .

“L’heavy metal della new age”…Sostieni ancora una definizione per quel lavoro?
Si assolutamente,anche se le cose potevano essere fatte meglio considerando che è un montaggio di materiali quasi totalmente improvvisati. Adesso stiamo facendo una cosa molto più progettata lavorando ognuno per conto proprio; ci concentreremo di più anche sulla parte cantata.Vorremmo anche contattare degli ospiti per il prossimo album,ma gli impegni ci stanno rallentando,purtroppo.

Le tue incursioni nel mondo della canzone si riducono ad un unico album solista (“Alla periferia dell’Impero” del 1984) , ma soprattutto alle tue collaborazioni con Giuni Russo e Alice.
Con Giuni stava nascendo una situazione propizia che poi si è interrotta,non mi considero un collaboratore, ma più un amico che da una mano. Per Alice ho fatto 7-8 canzoni. Anche sull’ ultimo “EXIT” sono presente,ma nel pezzo più significativo “1943” non ho avuto il permesso di usare il testo originale di Else Lasker-Schuler, cosa che ha indebolito la potenza evocativa del brano.Mi è dispiaciuto molto.
Ma anche il pezzo per Giuni “L’Addio” era un buon pezzo: pensa che Battiato voleva inserirla in “Fleurs”: sarebbe stato un grosso onore.
Riguardo al mio lavoro solista dell’84 posso dire che è stata l’ennesima chance buttata,dentro di me mi sento già in classifica,ma tant’è…Lì l’errore fu puntare su un singolo sbagliato,scelta che lo stesso Battiato mi rimproverò.Questo fatto impedì una fruizione ampia del prodotto.

A questo punto,sbocco naturale di questa seduta di autocoscienza,la conversazione sfocia in un serrato e fruttuoso scambio di idee sulla musica di ieri,oggi e domani.Mino si dimostra interessato a tante “nuove direzioni”e sciorina giudizi tranchant sui tanti “coglioncini” della scena italiana.Un dialogo che mi ha dato molto.Grazie,Mino…e a presto!






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