Non è un uomo con i peli sulla lingua lo scittore Massimiliano Santarossa che appena dato alle stampe “Gioventù d'asfalto” (Edizioni Biblioteca dell'Immagine). Un testo che sta facendo molto discutere...
Non è un uomo con i peli sulla lingua lo scittore Massimiliano Santarossa che appena dato alle stampe “Gioventù d'asfalto” (Edizioni Biblioteca dell'Immagine). Un testo che sta facendo molto discutere, soprattutto negli ambienti perbenisti per i suoi racconti crudi e decisamente forti, privi di alcuna forma di censura. E lui come un fiume in piena ha risposto alla nostra serie di domande...
Massimiliano come è scritto nella copertina del tuo libro, dopo”Gioventù bruciata” (film con James Dean) e “Gioventù cannibale” (antologia di Einaudi con Ammaniti e soci) è arrivato il tuo “Gioventù d'asfalto”. Dunque hai scelto di raccontare storie di giovani ad altri giovani. Perché questa scelta? Il mio nuovo libro segue una strada, che è quella dei figli ribelli, la strada degli incompresi e degli arrabbiati. La gioventù bruciata si rifà agli anni Cinquanta ed è appunto quella di Dean. La gioventù cannibale, quella di Ammaniti e soci, risale ormai a vent' anni fa. La mia gioventù invece è quella moderna, o appena passata, definita d' asfalto perché è cresciuta nelle periferie cementificate, industriali, o meglio post-industriali, dove lo sviluppo è stata una dannazione per un'intera generazione, la mia. La generazione d' asfalto, esclusa dalle scelte.
Il problema è che i ragazzi sembrano anestetizzati, addormentati, drogati dalla televisione e dall' informazione manipolata. Il mio libro è una scossa, un pugno in pancia, un avvertimento.
I tuoi racconti sono molto crudi. Non sei uno scrittore che bada ai fronzoli e punti subito all'obiettivo quando narri. Non hai mai avuto paura di essere criticato per il tuo modo di scrivere? Io vengo sempre criticato, sia per il modo di scrivere e più ancora mentre presento i miei libri in pubblico. Sono uno scrittore iper-criticato. Ma non mi spaventano le critiche, anzi. Pier Paolo Pasolini diceva che un pensiero condiviso è un pensiero morto. Ecco, finché mi criticano, mi sento vivo, e capisco che il mio narrare crea dibattito, alle volte confusione, perché rimette in discussione il pensiero condiviso e succube della cattiva informazione italiana e della moribonda cultura del nostro paese.
E della censura? Credi che oggi molti testi vengano volutamente censurati solamente perché troppo scomodi? Oggi la censura classica non esiste più. Magari esistesse: saremmo di fronte ad un nemico visibile. Oggi la censura avviene indirettamente, tramite il bombardamento perpetrato dalla televisione verso le menti. Valanghe di pubblicità che schiavizzano, programmi tv dalla lacrimuccia facile per il sabato sera, ragazzi che appendono lucchetti nei ponti, gente dedita allo shopping videocratico. La censura oggi è moderna, furba, si nasconde dietro un paravento di dolcezza mediatica, che in verità è la cosa più violenta e fascista dal Ventennio ad oggi. La generazione tv è una generazione di schiavi che nemmeno comprendono di esserlo. Oggi, gli scrittori veri, i musicisti veri, i veri poeti dovrebbero dichiarare guerra alla moderna censura. Almeno io faccio così!
Ma scomodi per chi e per che cosa secondo te? Certi libri sono scomodi, oggi più di ieri, perché tendono ad aprire gli occhi. Perché come dicevo tendono a capovolgere il pensiero comune. Perché dicono ai giovani di svegliarsi e di superare il messaggio del mondo moderno che ci vuole solo consumatori di prodotti. E quindi certi scrittori e i loro libri sono scomodi per chi gestisce lo sviluppo d' oggi. I nomi si sanno!
Tu hai avuto coraggio ammettendo che le storie che racconti sono autobiografiche. È realmente così o hai ingigantito alcuni aspetti? Tutto ciò che scrivo è realmente vissuto dal sottoscritto o dai miei fratelli di strada. Non invento nulla, non amplifico nulla. Anzi, spesso, per paura di ciò che scrivo, smorzo i toni. Almeno fino a oggi!
Nei tuoi libri affronti i problemi di dipendenza dall'alcol e dalla droga in nome dello sballo. Quello sballo cercato perché vinti dalla noia. Da cosa nasce questo malessere noioso? I miei personaggi non sono vinti dalla noia. Sono arrabbiati con un mondo iper-produttivo che non li accetta e che loro non capiscono. Sono figli dimenticati dai padri. Sono ragazzi esclusi, che vivono una vita di periferia e che hanno perso i sogni ancor prima di immaginarli. Non hanno nemmeno il tempo per annoiarsi, perché pensano a sopravvivere ad un mondo che non li vuole. Per cui niente noia, ma solo tanta sana rabbia. L'alcool e la droga, sono il loro paradiso artificiale dove trovare rifugio e conforto. Sbagliano, sanno di sbagliare, ma per alcuni è l' unica prospettiva concreta.
Sono dei moderni Cristo, che ci insegnano la strada da non prendere. A ben guardare, sono eroi fragili.
Come si può vincere senza cadere in cattive strade? Il concetto di vittoria è il concetto più distante dalla mia visione delle cose e del mondo.
Irvine Welsh, uno dei miei maestri sostiene:”Non mi interessano i successi, mi interessano solo i fallimenti”. Potrei rispondere, in un eccesso di vena poetica, che l¹unica vera vittoria è nella sconfitta. Ma sarei appunto troppo poetico. Allora ti dico che ci si salva aprendo gli occhi, valutando bene i messaggi sbagliati, formando un senso critico verso ciò che ci circonda, questo è l'unico modo per restare vivi. Altrimenti tra un ragazzo di strada che decide di annientarsi e un ragazzo schiavo della che si annienta inconsapevolmente non vedo differenza, sono entrambi morti prima di iniziare a vivere, il primo per sofferenza, il secondo peggio per ignoranza.
Credi che l'abitare in paesi poco frequentati alimenti questa situazione? No. Metropoli, periferia, città, giardino, galassia, ormai sono simili per quanto riguarda la questione giovanile. La differenza la fa ancora oggi la famiglia, il tempo che i genitori dedicano all' educazione dei figli. L' amore, sempre di più, fa la differenza. Un figlio che respira amore, sarà quasi sicuramente un domani un bravo genitore e una buona persona.
Ora sei padre. Che cosa vorresti insegnare a tuo figlio e come reagiresti se lo trovassi in difficoltà? A mio figlio insegnerò come prima cosa che il danaro non è un fine. Insegnerò che il successo non è un valore. Insegnerò che non importa vincere. Gli dirò che va bene se arriverà quindicesimo, sessantesimo, centesimo, perché l'importante è arrivare onestamente. Gli dirò che il concetto di competizione è sbagliato, che se si supera qualcuno è meglio rallentare e allungare una mano per aiutarlo a raggiungerci. Insegnerò che le differenze tra gli uomini sono un valore. Che la cultura è un valore. Che i libri buoni racchiudono il futuro. E se nonostante questo lo trovassi in difficoltà modificherei la mia vita a favore della sua, abbandonerei ogni mio desiderio per camminare assieme a lui, qualunque sia la destinazione del viaggio. Perché la solitudine dei figli, è il peggior peccato dei padri.
Max, il disegno in copertina è firmato da Davide Toffolo dei Tre Allegri Ragazzi Morti... Com'è nata questa collaborazione? Davide Toffolo è prima di tutto un amico, e un maestro. Siamo nati nello stesso quartiere di Pordenone, lui avendo qualche anno più di me è sempre stato un riferimento e lo è ancora oggi. Per cui la collaborazione è nata dalla stima, poi è sfociata in un rapporto lavorativo durato qualche anno. Oggi le strade sono diverse, lui canta e disegna, io scrivo, ma continua la stima.
Quale sarebbe secondo te la colonna sonora per la lettura dei tuoi romanzi? “Mai come voi”dei Tre Allegri Ragazzi Morti., “Vita spericolata” di Vasco Rossi, “Champagne Supernova”degli Oasis e “Scimmia” di Simone Piva, un amico rocker friulano.
E ora a quale altro testo stai lavorando? Qualche chicca in merito? Sto scrivendo il mio primo vero romanzo. I primi due libri erano a racconti, con un forte filo rosso, ma a racconti. Ora sto lavorando a questo romanzo iper-realistico sulla vita di quattro figli del nostro tempo, che mangiano la vita e la morte al centro d'una periferia italiana. Un romanzo per me molto importante, dove metterci l'anima, la pelle e il sangue. Ci vorrà tempo, perché capovolge il concetto di lavoro, il concetto di religione, l'approccio con le sostanze, capovolge il concetto stesso dell'esistenza dei personaggi. Il bene prende il posto del male e viceversa, dentro storie scellerate ma reali al cento per cento. Un romanzo che rimette in discussione... tutto!