Una grinta ritornata forte, dopo un paio d'anni di silenzio: con il nuovo cd Do It Better, la band lucchese ampia il lavoro di ricerca iniziato con i precedenti The end of the show e Far away, entrambi pubblicati da U.d.U. Records.
Una grinta ritornata forte, dopo un paio d'anni di silenzio: con il nuovo cd Do It Better, la band lucchese ampia il lavoro di ricerca iniziato con i precedenti The end of the show e Far away, entrambi pubblicati da U.d.U. Records.
Ci ha fatto molto piacere leggere questo articolo su Il Mucchio.it, perche' gli Acid Brains sono una band in continua evoluzione, anche superando alcuni momenti di apparente silenzio, dovuto anche a motivi personali. Aggiunge il nostro diretur Giancarlo Passarella..Per loro direi che l'aggettivo coraggioso e' quello piu' adeguato: potevano rimanere a fare i figliocci dei Nirvana ed invece hanno voluto rischiare: l'hanno fatto con i primi due cd realizzati con noi della U.d.U. Records, ma con il nuovo album il loro rock coraggioso diventa piu' concreto!
Vi invitiamo a leggere l'articolo de Il Mucchio (firmato da Federica Cardia), riprendendo un paio di passaggi salienti nello scambio di battute.. Suonate dal 1997, avete sulle spalle più di un decennio di esperienza. Come si è evoluto il suono degli Acid Brains in tutti questi anni? Ci sono state delle svolte epocali nella vostra musica o avete sempre tenuto fede alle promesse iniziali?
Non posso negare che da sempre, fin da piccolo, ho sempre amato il noise, l’alternativo e lo stoner. Personalmente posso dire di avere questi generi nel sangue, per cui gli Acid Brains sono stati sempre fedeli a queste influenze musicali. Abbiamo all’attivo tre demo e tre dischi ufficiali, ma posso dire che dal ’97 al 2000 non si è fatto un cazzo. A partire dal 2000 si è iniziato a produrre qualcosa di concreto, ma tutto ancora improntato sul punk e il grunge. Poi siamo cresciuti, e sono arrivate pian piano le contaminazioni con lo stoner, il noise, la psichedelia e il punk. Devo dire che tra il penultimo e l’ultimo disco c’è stato un netto miglioramento, soprattutto nei testi, molto più riflessivi e con temi di vita vissuta: Do It Better è ricchissimo di contenuti, c’è ad esempio un brano molto attuale che parla di lavoro e disoccupazione. Ma anche il genere ha subito nuove evoluzioni, diventando molto più vario e dinamico: troviamo, ad esempio, il raggae, lo ska, il rockabilly, ma anche influenze punk stile ’77. I brani cantati in italiano richiamano invece lo stile di Verdena, Teatro degli Orrori e Marlene Kuntz. Nella vostra musica si respira senza dubbio l’aria di Seattle: siete molto vicini a band come i Nirvana e i Soundgarden, ma oltre a questi accostamenti, abbastanza ovvi e inflazionati, quali altre muse ispirano la musica degli Acid Brains?
Ultimamente mi sono appassionato di elettronica in stile Kraftwerk, ma anche di post punk alla Joy Division. Mentre in passato venivamo accostati solamente a Nirvana e Soundgarden, con quest’ultimo disco forse anche i giornalisti si sono accorti di queste nuove influenze.
E ora passiamo al nuovo disco, Do It Better. Il titolo è una sfida o una dichiarazione? Raccontatemi come è nato questo progetto e quali sono i primi feedback da pubblico e critica.
Il disco ha origine da un lungo percorso personale, che va dall’abisso più assoluto fino alla rinascita… Che in realtà si è rivelata un falsa rinascita. C’è stata quindi una nuova caduta e poi un’altra rinascita. Alla fine di questo ciclo esistenziale c’è una persona che è cresciuta e che a volte si prende in giro e a volte urla… Penso spesso che sarebbe bello se le persone fossero ancora capaci ad amare, ed è un pensiero che arriva dopo tutta una serie di eventi negativi della mia vita. Quello che ho fatto, per Do It Better è stato prendere questa esperienza, metterla in musica e poi metterci su un disco. Come dicevo prima, nel disco c’è anche una forte riflessione sulla situazione dell’Italia attuale, in particolare sulla questione del lavoro: oggi ci prendono in giro, non abbiamo un futuro garantito, esiste il problema delle pensioni… Nel disco c’è molto di questo, ma anche molta ironia.