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Pubblicato il 23/03/2010 alle 11:57:59
Dalla-De Gregori su Raidue, la musica continua a farsi sentire
di Massimo Giuliano
Ieri sera Lucio Dalla e Francesco De Gregori sono stati i protagonisti del secondo appuntamento di 'Due', la nuova trasmissione di Raidue che propone accoppiate musicali celebri senza il filtro di un presentatore. Il risultato? Dignitosissimo.

Ieri sera Lucio Dalla e Francesco De Gregori sono stati i protagonisti del secondo appuntamento di 'Due', la nuova trasmissione di Raidue che propone accoppiate musicali celebri senza il filtro di un presentatore. Il risultato? Dignitosissimo.

I due artisti si sono raccontati dialogando più volte con il pubblico, al quale hanno narrato alcuni aneddoti riguardanti le loro canzoni più famose. Nessun effetto revival verso il "precedente" della coppia, quel Banana Republic del 1979 che fece la storia, e nessuna nostalgia per un'epoca ormai andata. Piuttosto, la voglia di due colleghi (che si stimano molto) di tornare insieme, chissà se per convenienza o per puro divertimento. Sta di fatto che 'Due' ha offerto anche stavolta un ottimo spettacolo, fatto di qualità e gran classe. L'unico neo bisogna individuarlo nel mancato rispetto, da parte di Dalla e De Gregori, dello spirito del format: il programma, infatti, prevede che i due protagonisti interagiscano tra loro, magari intervistandosi a vicenda, così come avevano fatto Tiziano Ferro e Laura Pausini. E invece Lucio e Francesco si sono "ignorati", rivolgendosi solo ai presenti. Insomma, niente più di un normale concerto. Al di là di questa critica, va specificato che ieri la Musica con la M maiuscola l'ha fatta da padrona: si inizia con una versione strumentale di “Somewhere over the rainbow”, per poi passare a “Tutta la vita” e “Anna e Marco”. Quest’ultimo brano, quando viene intonato da De Gregori, regala ancora più emozioni dell’originale.

Seguono pezzi che, per forza di cose, i due non avevano mai eseguito insieme, in quanto posteriori alla loro prima collaborazione: “Titanic”, “La leva calcistica della classe ‘68”, “Canzone” ed “Henna”. Nulla da ridire sulla prestazione offerta: forse qualche piccolo ingranaggio è ancora da rodare, ma fondamentalmente la coppia viaggia a gonfie vele. Il resto lo fanno le loro straordinarie composizioni: De Gregori recupera una “Santa Lucia” bellissima, da riscoprire, che Dalla ammette di invidiargli, salvo poi rispondere con “Piazza Grande” (e nel mezzo c’è una versione de “L’agnello di Dio” un po’ rivisitata, ma sempre gradevole). Non mancano le sorprese, come “Just a gigolò – Sono un gigolò”, e le novità quali “Non basta saper cantare” e “Gran turismo”, definita da De Gregori “una canzone sul viaggio e sull’essere passeggeri o viaggiatori, anche se forse in ognuno di noi ci stanno entrambe le cose”. Il pezzo ha un incedere alla “Piazza Grande”, non sembra particolarmente ispirato ma tutto sommato è carino. La “battaglia” a colpi di note continua: De Gregori introduce “Viva l’Italia” ricordando le strumentalizzazioni politiche e gli appropriamenti indebiti che negli anni questo brano ha subito, “senza autorizzazione, ma forse è meglio così: è giusto che le canzoni diventino di tutti. Questa consideratela una canzone d'amore”. Dalla controbatte con “Com’è profondo il mare” e “L’anno che verrà”.

Soprattutto le incursioni di Francesco nel mondo del cantautore bolognese si rivelano inaspettatamente calzanti: il Principe, infatti, non pretende di adattarsi alle canzoni di Lucio, ma le piega alla sua maniera, e ciò che ne viene fuori è senza dubbio una situazione positiva. Se a questo si aggiunge il fatto che, probabilmente per esigenze televisive, De Gregori non storpia eccessivamente le proprie canzoni come invece è solito fare, si capisce a maggior ragione che cosa si siano persi quelli che ieri sera hanno preferito magari guardare “Amici” su Canale 5. Quando arrivano “Rimmel” e “La donna cannone”, il godimento è assoluto. Dal canto suo, Dalla, più jazzman del solito, si cimenta nei suoi usuali vocalizzi e mette mano, spesso e volentieri, ai fiati per regalare agli ascoltatori quel quid che completa tutto il quadro. Poi si siede al piano e attacca “Caruso”, tanto per gradire. Il finale ci regala “Buonanotte fiorellino” nella versione rock-blues cui De Gregori ci ha abituati in questi ultimi anni, “4/3/43” in una suggestiva rilettura a due voci con il solo ausilio di una chitarra, e “Ma come fanno i marinai”, l’unico punto di contatto con Banana Republic, in attesa di quel “Work in progress tour” che nei prossimi mesi girerà l’Italia, e che – come lascia intendere De Gregori – potrebbe anche presentare qualche new entry in scaletta.

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