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Pubblicato il 19/04/2002 alle 11:46:39
L’Opus Postumissimum di Manlio Sgalambro
di Antonello Cresti
Riflessioni sparse dopo l’incontro con il pubblico di Sgalambro e Battiato alle Giubbe Rosse,Firenze.

Si è svolta il 17 Aprile alle Giubbe Rosse a Firenze la presentazione dell’ultimo lavoro di Manlio Sgalambro “Opus Postumissimum” edito proprio da “Giubbe Rosse”.Era presente anche Franco Battiato.

Se esiste qualcuno nella società contemporanea che riesca a sottrarsi dalla logica del “supermarket del pensiero” e che porti a buon fine,sottraendolo da coltri di polvere secolare,il concetto di filosofia ed il ruolo del filosofo,costui è Manlio Sgalambro.
Con lui finalmente la tanto amata “etichetta” diventa una operazione assurda nella sua azzardatezza:ci si è affrettati spesso anche durante l’incontro a trovare punti di contatto o improbabili ascendenze tra il pensiero di Sgalambro ed altri settori del supermarket di cui sopra,ma fortunatamente tali tentativi sono caduti nel nulla.
E’infatti perfettamente inutile dissertare ammirati del “non-accademismo” del filosofo di Lentinio del suo essere autodidatta,se poi non si compie lo sforzo mentale per capire che egli è filosofia in ogni suo movimento semplicemente perché vive la filosofia ogni istante,in modo sfacciatamente fisico,persino erotico.
In questa ottica dunque non hanno assolutamente buon gioco coloro che ne condannano il presenzialismo accanto a Battiato o il suo proporsi in veste di cantante nella “operazione Fun Club” come l’ha definita Battiato,difendendola convintamente.
Noi crediamo che vi siano più frammenti di insegnamento (per dirla con Ouspensky) in un lavoro simile,pur con tutte le sue salutari contraddizioni,che in mille tautologiche elucubrazioni chirurgiche di tanti filosofi considerati nel giusto.
Opus Postumissimum è l’ennesimo tassello di un itinerario tanto unitario quanto sfaccettato in cui emerge in maniera prepotente il farsi da sé canto della filosofia di Sgalambro,non a caso ragionando a scompartimenti stagni si può parlare di poesie…
L’autore crea delle architetture fantastiche per poi decostruirle sarcasticamente e crudelmente:oggetto di tanto terremotante de-occultamento è questa volta la fine dell’esperienza terrena di Kant e con essa una serie di altri temi tipici dell’opera omnia di Sgalambro…Si tratta di un lavoro incredibile in cui la bellezza non viene mostrata sfacciatamente,ma mostrata per gradi,disvelata lentamente nel corso della vorticosa narrazione.
“…Com’era nato,tra merda e piscio,morì.Come piccole mosche gli si posarono addosso gli Dei.[…] Così sorgono i mondi,così periscono.Così perì Kant.Ora pace.”
Questo è Sgalambro,questa la sua annichilente forza espressiva in grado nel fortunato binomio con Battiato di sintetizzare spazi sconosciuti e frequentati nel mirabile momento magico della canzone.

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