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Pubblicato il 06/05/2010 alle 11:19:50
Davide Sapienza: la mia quotidianita' e' una scoperta continua
di Laura Gorini
E' uno scrittore amante della natura e dell' attivita' all' aria aperta.
Passioni che ha messo chiaramente in luce in La strada era l'acqua (Galaad Edizioni), in cui racconta l' ultima avventura on the river del canoista bresciano Dario Agostini.

E' uno scrittore amante della natura e dell'attivita' all'aria aperta. Passioni che ha messo chiaramente in luce in “La strada era l'acqua” (Galaad Edizioni), in cui racconta l'ultima avventura “on the river” del mitico canoista bresciano Dario Agostini. Lo abbiamo incontrato per saperne di piu'...

Davide perche' un libro su Dario Agostini?
Perche' Agostini, quando ci siamo conosciuti in montagna nel 2006 mi parlo' di questo straordinario “sogno geografico” che voleva realizzare. E per un viaggiatore e scrittore che esplora orizzonti geografici e letterari come il sottoscritto, quel viaggio era una cosa davvero stimolante. Successivamente mi disse anche (e a ragion veduta) che lui amando la letteratura voleva astenersi dallo scrivere il solito noioso libro-resoconto di una spedizione, trattandosi poi di una cosa cosi' particolare. In pratica, mi ha dato un assist per creare un genere letterario, ecco!

Da come lo descrivi nel testo si intuisce che lo stimo molto...Che cosa apprezzi maggiormente in lui?
Apprezzo di Dario la caparbieta', la voglia di seguire il proprio cammino, la capacita' di conoscere e apprezzare la Bellezza, la ricerca continua di una geografia fisica che rispecchi il suo sentire di uomo.

Ci sono molti racconti dettagliati della sua ultima avventura “on the river”... Vi sentivate dunque regolarmente tramite email?
No. Mi mandava solo un sms al giorno con una sola parola. Quella che poi dona il titolo a ogni capitolo.

In “La strada era l'acqua” la voce narrante e' l'acqua stessa. A cosa e' stata dovuta questa scelta?
Questa e' stata la chiave, la svolta narrativa: io come scrittore legato alla natura, utilizzo moltissimo la “sensibilità degli elementi” e spesso “li faccio parlare”. Per elementi intendo anche gli esseri umani, come Ismael in “La valle di Ognidove” piuttosto che me stesso, trasfigurato in io narrante de “I diari di Rubha Hunish”. E’ una letteratura ”elementale”, legatissima appunto agli elementi naturali.

L'acqua e' simbolo di vita ma anche talvolta di distruzione. Un binomio che ritorna molto spesso nel racconto. A te come uomo non ti spaventa?
La natura non distrugge niente: e' l’uomo imbecille che costruisce dove non deve, edifica dove non puo', vuole fare cose che non dovrebbe fare e poi incolpa “la natura”. Pensa che io non riesco a chiamare neppure “brutto tempo” la pioggia. L’acqua e' la vita: come si fa a dire “brutta” alla cosa che ci dona la vita? Chiamiamolo “diversamente bello”.

Cosa ti fa paura?
Niente. Anzi: gli uomini. L’ottusita' della specie umana quando aggregata in masse manipolabili da pochi di buono, come attualmente in Italia.

Tema ricorrente de “La strada era l'acqua” e' il viaggio. A tal proposito c'e' una frase che mi ha particolarmente colpito, ovvero che “il viaggio inizia prima nella nostra mente e poi sulla mappa”. Qual'e' stato il tuo percorso di vita che ti ha portato a fare questa affermazione?
La Musica e' sempre stata il “viaggio primario”: poter viaggiare senza muovere un dito, solo sintonizzandosi con l’intangibile magia dei suoni e delle parole. Ma sin da piccolo, grazie ai miei genitori, ho imparato a immaginare orizzonti e cose da fare prima di partire per i viaggi. Bastava sentire un “vedremo poi sul posto” da parte di mio papa', per scatenare in me la voglia matta di immaginare cosa avrei potuto vivere. Nel tempo spostarmi fisicamente e' diventato dunque una necessita' assoluta e nel farlo ho capito che meno sai, meglio e' : solo così puoi trovare strade tue. Se no, segui le indicazioni di un catalogo, o qualcosa immaginato da altri. Sin da piccolo ho sempre avuto la sensazione che dietro ci stesse una fregatura, che mi sarei perso le cose davvero importanti, che insomma non avrei potuto incontrare e stringere metaforicamente la mano al Genius Loci.

Tuttavia il viaggio non e' solo fisico ma anche spirituale. Ti e' mai successo di ritornare da un viaggio “cambiato” e maturato nello spirito?
Direi che capita quasi sempre. Un viaggio e' attesa, un viaggio e' memoria, un viaggio e' sapore, odore, immagini che porti dentro, modalità che cambiano la tua vita nelle piccole cose quotidiane, riflessioni. Il “durante” del viaggio e' molto concreto, ovviamente, ma e' una specie di laboratorio, una sorta di macchina delle visioni che si mette in moto. Quindi si', spessissimo torno e sento delle maturazioni che mi auguro di poter poi vivere anche nel quotidiano: che resta, per me, un quotidiano comunque sempre ricco di sorprese per il lavoro che faccio e che poi coincide con la mia vita.


A proposito: quali sono le tue mete preferite per staccare la spina dalla quotidianita'?
Decisamente andare in montagna, camminare, pedalare e praticare sci alpinismo. E' sempre piu' questa l’idea, che poi significa “andare a sognare” sempre cose nuove, perche' e' nel territorio che mi sento pienamente libero e vivo.

Quotidianita': che cosa significa per te?
Da quando c’è Leonardo, che ha quasi un anno, esiste una quotidianita' fatta di gesti e cose da fare per il bambino, insieme a mia moglie Cristina ( Dona', ndr) . Ovviamente c’e' il lavoro, se sto scrivendo un libro, curando una traduzione, preparando una conferenza, tutto questo deve ormai incastrarsi con le necessita' del bambino, che e' ancora piccolo e al quale vogliamo dedicare il meglio di noi stessi. Ma per il resto la quotidianita' per me e' una scoperta continua.


Davide abbiamo parlato del tuo ultimo romanzo ma non della tua passione per la musica. Noi di Musicalnews infatti ti conosciamo da tempo proprio grazie al canale musicale... Che ricordi ti sono rimasti di quel periodo?
La musica in quanto Musa, entita' spirituale e intangibile, e' ancora molto presente nella mia vita. Il mondo discografico, quello decisamente no. Tuttavia in questi ultimi anni ho spesso scritto ancora di musica ma per magazine e quotidiani non specializzati, perche' ogni volta che si parlava di scrivere reportage o articoli legati ai temi che prediligo, il mio passato inevitabilmente veniva messo sul tavolo: se all’inizio (non avevo piu' scritto articoli dal 1998 al 2004) la cosa un po’ mi infastidiva, poi ho capito e accettato di avere un passato anche importante che era un patrimonio da non dissipare, sia a livello professionale che culturale e umano.

Com'è cambiata la tua visione della musica nel corso degli anni?
E' semplice: essa e' sempre cambiata di pari passo con la mia maturazione umana. E’ difficile dunque alla mia eta' tollerare l’ascolto di adolescenti cresciuti che urlano insoddisfazioni brufolose, per fare un esempio. Io sono sintonizzato con cio' che esplora possibili orizzonti piu' ampi e in tal senso e' fantastico scoprire la grandezza di tanta musica che ho amato da ragazzo, capace di resistere alla mia maturazione. Significa che era davvero universale. Mi piace tantissimo il lavoro di Cristina Dona', mia moglie, perche' anche lei e' un’artista che segue la propria crescita e la testimonia: per questo ogni suo disco e' una sorpresa! Anzi vi assicuro che quello che e uscira' dopo l’estate vi conquistera': e' infatti composto da canzoni straordinare. E poi la sua voce sempre e' piu' stupefacente!

E la tua playlist di oggi da quali pezzi e' composta?
Ahi ahi, sono una frana con le classifiche: vi dico pero' la mia canzone preferita di tutti i tempi, che sin da bambino – quando era sigla di “Avventura” uno splendido programma della RAI – mi fece capire che io ero, dentro e nel profondo, un esploratore. Si chiama “A Salty Dog”!

Ultima domanda: la colonna sonora ideale per leggere “La strada era l'acqua”?
L’Acqua. Andate accanto a un torrente, a un fiume, in riva al mare. Ascoltate il silenzio dell’acqua: e' una musica meravigliosa.

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