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Recensioni
Pubblicato il 23/02/2011 alle 14:32:01
Paolo Logli – Quis ut Deus (Edizioni Ad Est Dell’Equatore) si definisce un rocker fallito senza rancore, quant’e' vero iddio
di Renato Marengo
Una lettura insolita, intrigante con il fascino del non scontato, dove i buoni e i cattivi in questo sovvertimento delle regole possano scambiarsi a proprio piacimento i ruoli, con fughe dalla realtà e scappatoie filosofiche: tra Brassens e Guccini!

Una lettura insolita, intrigante con il fascino del non scontato, dove i buoni e i cattivi in questo sovvertimento delle regole possano scambiarsi a proprio piacimento i ruoli, con fughe dalla realtà e scappatoie filosofiche: tra Brassens e Guccini!

Che significa Quis ut deus? Le interpretazioni sono più d’una: si tratta comunque del motto dell’Arcangelo Michele che per Paolo Logli può essere tradotto in vari modi: Chi, come Dio? Ma anche: Chi, se non Dio? Oppure: Chi, al posto di Dio? Molte dunque le ipotesi, perché per il protagonista di questa avvincente e turbolenta storia a forti tinte, multiforme è la realtà, fatta oltre che di vita reale, anche di vita sognata o immaginata, separate da un sottilissimo diaframma che determina scelte e destini.

Ed è proprio da queste domande che viene fuori il nuovo romanzo noir di Paolo Logli, sceneggiatore di successo con all’attivo un centinaio di testi tra teatro, musica, cinema, televisione. Logli ha anche scritto libri di saggistica, storici e musicali, ma Quis ut Deus è un racconto dalle tinte decisamente noir, sviluppato proprio come una sceneggiatura, ricco di flashback e di balzi spaziotemporali che si snoda tra atmosfere iperrealistiche, dialoghi serrati e azioni repentine con , duelli in stile western, e lucidi pensieri offuscati da irrequieti sogni angelici (o diabolici?).

Paolo Logli che probabilmente in una seconda vita avrebbe voluto fare il musicista rock, tanto da definirsi, nella nota biografica in terza di copertina “rocker fallito”, condisce inoltre ogni capitolo di questo suo inquietante libro “Quis ut deus”, con una sua personalissima colonna sonora, una vera e propria “scaletta” costruita sul filo del contrappunto ironico alla storia con frasi di canzoni d’autore di artisti italiani e francesi, da Lucio Battisti a Brassens, da Roberto Vecchioni ad Alberto Fortis a Guccini, ai New Trolls, che fanno da introduzione e da sottofondo alle fasi di maggiore suspance del libro condendo il racconto con giuste atmosfere. Questo metodo narrativo suggerisce di fatto una scelta dei CD da ascoltare mentre si legge o in alternativa di canzoni da canticchiare in sottofondo per potersi immergere sino alle ossa nell’avvincente narrazione dell’autore: strofe alternate da citazioni bibliche da l’Apocalisse , della Genesi o a formule di esorcismo rigorosamente in latino. E proprio come in un film ricco di cambiamenti di scena e d’ azione, nel corso della lettura si susseguono, con modalità sempre diverse tra loro, efferati omicidi, scene di sangue, squartamenti, puzza di cadaveri in putrefazione mentre dialoghi e monologhi molto profondi sottolineano con tensione crescente la complessa e certamente molteplice personalità del protagonista lasciando al lettore la facoltà di distinguere, nel susseguirsi degli avvenimenti, la realtà dal sogno.

Il gioco si complica ulteriormente quando entra in scena, perchè a sua volta coinvolto dagli avvenimenti (o dai sogni? anche lui?), l’Arcangelo Michele col suo temibile spadone che, davanti alle motivazioni logiche ed argute del serial killer, (anche lui “armato” di una spada laser... giocattolo), si troverà a mettere in dubbio la liceità del proprio ruolo secolare di Giustiziere di Dio e forse, per la prima volta, a mettere addirittura in discussione gli ordini stessi di un dio troppo spesso impietoso e distante ormai da tempo dagli umani. C’è quindi spazio in questo movimentato scenario anche per un altro protagonista, un uomo dall’aspetto innocuo di un semplice impiegato che si rivelerà essere il furbo Satana, che trova ovviamente naturale inserirsi tra un omicidio e un altro per poter sguazzare nell’orrore e che non vuole certo lasciare campo libero all’antico fratello alato Michele. Ma lo fa, inaspettatamente, con dimesso buon senso e con un accenno di tenerezza verso quel fratello così lontano eppure così simile a lui: l’arcangelo.

QUIS UT DEUS - sinossi
Michele è un pittore di successo. Ha conquistato con determinazione la sua nicchia sul Bolaffi in decenni di lavoro ostinato e astioso, lontano da La Spezia, la sua città natale. Ma nelle pieghe di quel successo si nascondono i segni della frustrazione di un’adolescenza inadatta, non all’altezza, martirizzata dalla sua incapacità di trovare una sua collocazione nel complicato e incomprensibile mondo dei grandi. Oggi, a cinquant’anni, per celebrare la sua consacrazione e per cercare di rivestire di motivazioni una vocazione artistica che ha ormai smarrito, Michele, consigliato dal suo agente, decide di concedersi un periodo sabbatico proprio nella sua città Natale, nella quale inopinatamente, e quasi del tutto casualmente decide di dipingere – per la prima volta nella sua carriera – un grande quadro di soggetto sacro, che rappresenta l’Arcangelo Michele che sorvola il Golfo dei Poeti. Questa decisione sarà il fattore scatenante di uno smottamento di rancore e di voglia di rivincita rimasto nascosto per decenni in fondo all’anima. Nella città della sua infanzia Michele si troverà a fare i conti con un’immagine antica di sé che i suoi concittadini e soprattutto i suoi ex compagni di scuola non hanno intenzione di dimenticare, ne’ di fargli dimenticare. E il rancore esploderà in follia, nell’omicidio sistematico di tutte le sue compagne di scuola del liceo, assurte a simbolo di un’adolescenza di sofferenza. Il crescendo di orrore sembra non poter essere arrestato da nulla, tra deliri paranoici e visioni mistiche, se non proprio da quell’Arcangelo che, come ridestato dal quadro dipinto da Michele, comincia a popolare i suoi sogni. E in quella visione onirica (ma poi lo sarà così tanto?) l’Arcangelo si sta recando, mandato da Dio, proprio da lui. A far che? Ad ucciderlo? A portargli il perdono di Dio? A “restaurargli” l’adolescenza?
Finirà con un duello? Oppure, come nel miglior western all’italiana, con un “triello”?

L'autore 
Paolo Logli è sceneggiatore, autore teatrale, scrittore di noir e regista. Ha realizzato numerosi videoclip e concerti dal vivo. Nel 1990 ha vinto il premio internazionale Europa Cinema per la regia del miglior videoclip europeo con Hey Joe! di Sam Moore e Francesco Di Giacomo. Come autore teatrale invece, ha vinto nel 2006 il premio dell'ETI Per voce sola per il miglior monologo teatrale con Lei ha conosciuto Tenco?, mentre lo scorso anno ha vinto il Festival Internazionale di Salerno nella categoria soggetto e sceneggiatura originale per Il bambino della domenica, assieme ad Alessandro Pondi, Andrea Purgatori e Beppe Fiorello. Ha firmato le sceneggiature di numerosi film e fiction di successo tra cui la pellicola di recente uscita Natale in Sudafrica.

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