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Pubblicato il 30/04/2011 alle 17:13:05
Luigi Mariano - Asincrono (autoprodotto)
di Alessandro Sgritta
Esattamente un anno fa, il 30 aprile 2010, usciva Asincrono, il primo disco autoprodotto del cantautore salentino Luigi Mariano. Visto il successo, pubblichiamo anche qui la recensione apparsa in origine sul sito della rivista Il seme sotto la neve.

Pubblicato il 30 aprile 2010 in totale autoproduzione "Asincrono" è il primo disco del cantautore salentino Luigi Mariano, ormai romano d’adozione, che in questo lavoro ha messo insieme alcuni degli artisti emergenti più interessanti della capitale, molti dei quali gravitano intorno a quella che è forse l’ultima realtà (in ordine di tempo) della cosiddetta “scuola romana”: il Condominio Cantautori de "L’Asino che vola", piccolo locale del Rione Monti dove si ritrova(va)no a suonare e improvvisare insieme a cadenza settimanale ognuno le canzoni degli altri, un po’ come avveniva ai tempi del mitico Folkstudio negli anni ’60 e ’70 e poi de “Il Locale” negli anni ’90. Mariano costruisce quindi un disco “collettivo” dove quasi in ogni canzone c’è spazio per un ospite: si parte con l’ironica “Il giorno no” con la seconda voce (recitante) del saggio Pierluigi Piji Siciliani (il cantautore emergente più premiato d’Italia con i suoi 13 premi vinti) a fare da fine suggeritore e stimolatore per tentare di rimettere in sesto le giornate storte di Mariano. Ironia e impegno si alternano da sempre nelle canzoni di questo eclettico artista (paragonabile sotto questo aspetto a Daniele Silvestri), una sorta di singolare incrocio tra Giorgio Gaber e Bruce Springsteen, di cui di entrambi è stato (ed è) occasionale “tribute-singer”. La rockeggiante “Il negazionista” vede la partecipazione di Francesco Spaggiari, una delle voci più belle e graffianti della nuova scena romana, che ha appena pubblicato su i-Tunes il suo primo cd "Hotel Balima". Costruita per paradossi, è la storia di un “matto”, un “Don Chisciotte un po’ cretino” che nega tutte le storture e le brutture del mondo per cercare di “cambiare il verso all’universo”. L’armonica a bocca apre “Questo tempo che ho”, forse la più romantica dell’album, con influenze che vanno da Baglioni a De Gregori (allo stesso Springsteen) e i cori di Marilena Catapano. Quasi rappata è invece “Solo su un’isola deserta” in cui si alternano le voci di Mariano e di Gabriele Ortenzi in arte Areamag, cantautore molto vicino (anche musicalmente) a Simone Cristicchi di cui è stretto collaboratore (per lui ha scritto “Tombino” nel suo ultimo disco). Decisamente gaberiana la successiva “Il singhiozzo”, che ha il testo sincopato nelle strofe interrotto continuamente da un singhiozzo simulato, mentre il ritornello si dispiega in tutta la sua forza e bellezza melodica. “RAI libera!” è una sorta di inno collettivo (con tanto di coro dell’Anonima Condominiale) di liberazione della televisione pubblica dai partiti politici e dai loro servi “pagliacci, ruffiani e schiavetti”, con tanto di nomi e cognomi che pur essendo stati scritti qualche anno fa sono purtroppo sempre attuali. “Edoardo” è invece la canzone più commovente e struggente dell’intero lavoro, e racconta la storia tragica di Edoardo Agnelli (il figlio dell’Avvocato) attraverso i versi ispirati direttamente alla lettera che scrisse alla sorella Margherita vent’anni prima di lanciarsi nel vuoto di un viadotto (il 15 novembre del 2000), accompagnato dal pianoforte di Michele Amadori e dal basso elettrico di Gianni Donnìgio Donvito. “Asincrono” è la title-track del disco e riprende la vena ironica del primo brano, questa volta con la complicità di Chiara Morucci, altra splendida voce specializzata nel fado portoghese che ha vinto diversi premi di musica d’autore tra cui il Premio Bindi. “Non ti chiamerò” è una dichiarazione d’amore di ampio respiro, quasi orchestrale con la viola di Carmine Fanigliulo e le programmazioni del produttore artistico e arrangiatore Alberto Lombardi. “Il solito giro di blues” come dice il titolo è costruita sulla classica struttura di 12 battute che si ripetono tipiche del blues, con la seconda voce di Daniele Sarno nel finale e un piccolo omaggio a Rino Gaetano. Si ritorna ad indagare (e interrogare) il mito di Gaber in “Cos’avrebbe detto Giorgio?” che lascia volutamente in sospeso le risposte del maestro, il meccanismo è simile a “Il negazionista” ma questa volta il paradosso è ancora più vicino alla realtà attuale: “Mussolini è in Campidoglio che fa il saluto romano, Presidente del Consiglio Bernardo Provenzano”. Dopo la “Canzone di rottura” di influenza arboriana (il gioco di parole ricorda “Il clarinetto”) con la partecipazione di Nicco Verrienti e Giulia Led ai cori il disco si chiude con l’audace “Intimità”, una canzone erotica e romantica allo stesso tempo cantata ancora insieme a Marilena Catapano. Per quanto possa sembrare (ed essere) “asincrono” e fuori tempo, Luigi Mariano è stato il primo cantautore a realizzare un disco capace di contenere dentro di sé tutte queste diverse sfaccettature e realtà artistiche, un punto di (ri)partenza della nuova canzone d’autore italiana.


Per informazioni e ascolti: luimariano@vodafone.it
www.myspace.com/luimariano

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