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Interviste
Pubblicato il 01/02/2012 alle 15:42:26
Giulia Anania, giovane cantautrice romana dal Premio Augusto Daolio al Festival di Sanremo
di Alessandro Sgritta
Abbiamo intervistato Giulia Ananìa, giovane cantautrice romana che noi di Musicalnews seguiamo sin dai suoi esordi quando nel 2004 e 2008 fu tra i finalisti del Premio Augusto Daolio, che quest'anno partecipa alla 62°edizione del Festival di Sanremo.

Abbiamo intervistato Giulia Ananìa (nella foto di Barbara Oizmud), giovane cantautrice romana (classe 1984) che noi di Musicalnews seguiamo sin dai suoi esordi quando partecipò nel 2004 al Premio Augusto Daolio (dove tornò nel 2008 e vinse il premio per la miglior musica), che tra pochi giorni parteciperà alla 62° edizione del Festival di Sanremo (nella categoria giovani) con il brano "La mail che non ti ho scritto" che anticipa il suo primo disco in uscita…

Ciao Giulia, facendo una breve ricerca sul sito di Musicalnews ho trovato ben 38 articoli che ti riguardano come Anania più 35 come Ananìa (con l’accento sulla i, che diciamolo una volta per tutte è la giusta pronuncia del tuo cognome), il primo risale addirittura al 2004 quando a vent’anni partecipasti per la prima volta alla sesta edizione del Premio Augusto Daolio a Sulmona, selezionata direttamente dal nostro Antonio Ranalli tra i 33 finalisti, ti ricordi qualcosa di quell’esperienza?

Ahahahah! Dunque la questione dell' accento è abbastanza spinosa. Penso di avere un cognome bello simpatico e importante, addirittura pare risalire ad un Santo Apostolo! Il problema è che ogni volta viene letto con l'accento sulla seconda A, cosa che da cognome importante lo trasforma in un cognome cacofonicissimo. Dopo anni di appelli sbagliati, ho deciso di ufficializzare l'accento sulla I così se poco poco si sbagliano…grrrrrrr.
Dopo questa interessantissima premessa della prima esperienza al Premio Augusto Daolio nel lontano 2004 ricordo la neve, il teatro meraviglioso che scricchiolava e profumava di legno, l'emozione e l'incoscienza delle prime canzoni, sincere ma ancora piccole.

Prima di iniziare a partecipare ai vari concorsi venivi già da una lunga gavetta fatta di concerti nei locali, se non sbaglio da giovanissima hai avuto perfino dei trascorsi “punk”… quali sono state le tue esperienze più significative fino a quel momento, sei autodidatta o hai frequentato delle scuole di musica e come hai imparato a suonare la chitarra?

Purtroppo sono sempre stata un'incostante nello studio, sia per quel che riguarda la musica che la scuola. Ai miei genitori veniva sempre detto nei colloqui con i professori "E' tanto intelligente ma non si applica". Da bambina ho studiato pianoforte, armonia e solfeggio ma quando a 14 anni ho avuto la prima chitarra ho abbandonato il mio piano, che ancora è offeso con me. La musica, da adolescente, mi è sempre piaciuta farla, non studiarla. Da subito ho sentito l'esigenza di scaraventare tutta l'energia compressa di quegli anni nelle sale prove umide e nei palchi dei licei romani. Quando avevo 15 anni c'era una scena punk a Roma molto viva, si suonava il pomeriggio nei locali o negli spazi occupati perché non potevamo tornare troppo tardi a casa visto che eravamo ancora piccini. Quell' approccio immediato e spensierato è ancora molto presente nella mia musica.
Penso sia importante trattenere quella gioia e il senso liberatorio di fare musica anche oggi che la musica è diventata il mio lavoro. Negli anni ho un po' recuperato le lacune tecniche con parecchie lezioni di canto e di armonia e osservando i grandi musicisti con cui collaboro come autrice. Anche se, forse, questo approccio istintivo e autodidatta alla musica è sempre stato lo spunto per scrivere senza badare alle regole.

Nel 2006 sei stata selezionata fra gli 80 finalisti (tra 400 concorrenti) del Festival di San Marino dove hai vinto il premio della critica “Anna Magno” con la canzone “Piccola droga”, di cosa parlava quel brano che poi è stato incluso nella compilation “Liberalarte!3” e qual è la tua posizione sul copyleft, sei favorevole alla liberalizzazione? (della musica e anche della droga, se vuoi parlarne)

Anche del Premio "Anna Magno" al Festival di San Marino ho un bellissimo ricordo. E' lì che ho incontrato Sara Potente (la mia attuale discografica) e il mio editore Marco Ragusa, che negli anni anche quando ero una cantautrice molto acerba hanno saputo recepire il mio potenziale e da allora mi hanno sempre seguito, incoraggiato e consigliato.
Ho ancora a casa mia, io che perdo tutto, la scarpetta rossa che mi consegnarono quel giorno. Era il "simbolo" di Anna Magno, discografica illuminata e di cuore, prematuramente scomparsa.
"Piccola Droga" è un brano che parla di droga, di quando la droga può anche nascondersi in un sentimento squisitamente devastante come l'amore. Non hai paura se ti stai facendo male, anzi il dolore può trasformarsi in miele e vuoi averne ancora e ancora anche se sai che puoi perdere te stesso.
Un verso della canzone dice "E' un attesa senza tempo / aspettare che il silenzio/ diventi vita dove morire/ giorni solo per dormire".
Io ho avuto quasi da subito questo grande obbiettivo di realizzarmi come artista, che mi ha allontanato in tempo dalla tendenza a farmi male e a buttarmi via.
Della liberalizzazione in genere penso tutto il bene possibile, basta che sia regolamentata e che sopratutto tuteli gli autori. Sono a favore del copyleft se però allo stesso tempo vengono tutelati gli autori. Il diritto d'autore non è un “nemico” come spesso si lascia intendere, ma a mio avviso è l'unica garanzia di tutela per chi crea.

Nell' estate del 2006, con la formazione esclusivamente acustica Barrio Acustico, realizzi un "Tour De Rue” in furgone portando in giro le tue canzoni per le strade della Provenza (Arles, Aque Morte, Carcassone) e dell'Andalusia (Granada, Seviglia, Cordoba, Cadiza, Malaga), era la prima volta che suonavi all’estero e come sei stata accolta?

E' stata una splendida esperienza, musicale ma soprattutto umana. Con il "Barrio Acustico" da allora siamo indissolubilmente legati anche se adesso non suoniamo più insieme. Di quell’ estate porto dentro le città splendide, gli autogrill e le spiagge dove ci buttavamo a dormire, gli incontri, le facce sorridenti di chi si fermava in strada ad ascoltarci (ed erano sempre tantissimi). Bisognerebbe ogni tanto tornare a suonare da artista di strada. La strada è spietata e anche giusta, se non hai energia e la voglia di confrontarti nessuno si ferma ad ascoltarti.

Nel 2007 organizzi insieme a Mirella Lipari la rassegna al femminile “Sick Marylin” dove hai ospitato varie artiste della scena italiana, da cantautrici e performer come H.e.r., Momo, Raffaella Misiti, Giulia Tripoti, Libera Velo, Alice Pelle, Valentina Gravili e Miss Violetta Beauregarde, a scrittrici come Melissa P e Gisy Scerman, che ricordi hai di quel periodo di frenetica sperimentazione e intensi scambi artistici che poi dal 2009 sono proseguiti con le tre edizioni di “Ladyfest Rome” (con Alessandra Celletti e altre)?

SickMarylin è stata una fase molto importante per me, iniziata quando avevo circa 22 anni. Dopo il primo anno con Mirella ho continuato questa avventura da sola con diverse collaborazioni insieme ad altre realtà importanti romane come Phag Off, LPM, TekFestival fino a circa due anni fa. E' stata un esperienza molto impegnativa realizzata con un po' di inesperienza e incoscienza ma che ha sempre generato serate avvolte da un'atmosfera affascinante.
SickMarylin era una creatura bizzarra aperta all'incontro, alla collaborazione e alla sperimentazione, dove ogni artista offriva la propria arte come un dono ma si metteva anche alla prova e in discussione.
La Ladyfest Rome invece è una grande esperienza collettiva. Siamo una rete di artiste, musiciste, videomaker; tutte insieme abbiamo messo a punto questa modalità d’interazione potenziando le relazioni sperimentando/performando. Da questa interazione sono nate tre edizioni interamente DIY (“do it yourself”) ovvero autogestite e autoprodotte, di profondo scambio ma anche di grande divertimento. Artiste, attiviste, provenienti da tutto il mondo. La LadyFest è un esperienza così indescrivibile che per descrivertela uso un estratto dal nostro sito :
"Le Ladies pensano che la trasformazione dell’esistente passi attraverso quella delle idee e dei linguaggi, e che la trasformazione di questi avvenga attraverso lo scambio e la comunicazione. Per questo si muovono tanto negli spazi indipendenti ed autogestiti quanto in ogni luogo che contenga in sé un germe di possibile apertura, utilizzando il contenitore aperto Ladyfest per scambiare contenuti e nuove idee".

Nello stesso anno Demo Rai manda in onda il tuo brano “La mia strada” mentre “Il nuotatore” è la sigla del programma di Radio2Rai “Punto A Capo” e viene selezionato dalla trasmissione “Liberi Gruppi” di Radio Popolare Network per partecipare alle finali del Premio Fabrizio De André, oltre ad essere inserito anche nella compilation distribuita a livello internazionale “Hit Mania” (Universo), arrivano quindi i primi diritti Siae immagino, è allora che hai deciso di fare questo di mestiere come accadde anche a De André con “La canzone di Marinella” cantata da Mina (senza voler fare paragoni) o saresti andata avanti comunque per la tua strada?

Non sono stati i diritti Siae a farmi scegliere questa strada bensì realizzare nel profondo che era l'unica cosa che sapevo e volevo fare bene…

Da citare anche l’esperienza del MArteLive (festival multiartistico nazionale) con cui hai fatto tutto il percorso canonico dal concorso iniziale fino alle Scuderie, la tua collega Nathalie l’ha vinto nel 2006 e l’anno scorso è andata a Sanremo tra i big dopo aver vinto anche X Factor, è vero che ti avevano proposto di partecipare ma hai rifiutato oppure i “talent show” non ti interessano?

I Talent show mi interessano, li seguo perché sono un aspetto della musica molto importante in questo momento in Italia, e chi fa il mio mestiere non può ignorarli o snobbarli. Ci sono grandi cantanti e artisti di valore che vi hanno partecipato e per cui sono fiera di aver scritto.
Io semplicemente non mi sento fatta per quei meccanismi così competitivi.
Sono una persona molto socievole, ma ad un certo punto di ogni giornata devo avere almeno un paio d'ore di solitudine e "ritiro spirituale", per scrivere, riflettere, ricordare, giudicarmi o semplicemente rigenerarmi. Non potrei mai stare 24 ore su 24 sotto i riflettori, credo che impazzirei.

Nel 2007 con “Adamo ed Eva” vinci il tuo primo festival, “Labaro Rock”, che vede ospiti Riccardo Sinigallia, Filippo Gatti e anche il sottoscritto in giuria, quanto è (stata) importante per te la periferia romana? Hai scritto anche una canzone con questo titolo, “Periferia” appunto, è da lì che vieni? parlaci un po’ delle tue origini, che non hai mai rinnegato (anzi ne vai fiera immagino), tra l’altro ho letto (non lo sapevo) che appari in una scena del film “Tutta la vita davanti” di Virzì in cui interpreti un’artista di strada che suona proprio “Adamo ed Eva”…

La maggior parte delle mie prime canzoni come “Maggio” o “Periferia” appunto, nascono da solitudini periferiche. Con mia madre ci siamo trasferite nelle case popolari di Nuovo Salario quando avevo 6 anni.
Mi sentivo isolata perché avevo la scuola in centro e in quegli anni a Roma gli autobus in quella zona praticamente non esistevano. Una volta che si tornava a casa non si poteva uscire. Guardavo i cortili dal terrazzo e mi inventavo i miei amici immaginari. C'è un mio amico che dice che c'è proprio una tonalità di colore unica e inconfondibile "Il grigio Nuovo Salario" che è caratteristica di quelle zone. Il contrasto tra quel grigio e i fiori che esplodevano nonostante l'asfalto sugli alberi e nei parchetti di periferia mi hanno sempre ispirato. Quel grigio mi ha spinto a inventarmi i colori dove non c'erano e a vederli più forte quando mi venivano a trovare. La lontananza dagli amici mi ha reso più attaccata ai rapporti veri.

Nel febbraio 2008 accompagnata da Max Trani alla chitarra canti e suoni per la prima volta al Teatro Studio dell’Auditorium per aprire il concerto di Giua (anche lei tra l’altro partecipò a Sanremo Giovani quello stesso anno) come artista scelta da Repubblica Roma per la rassegna “Generazione X” ideata da Maurizio Viola in collaborazione con Paolo Cobianchi (a proposito il giornalista musicale Pietro D’Ottavio ti ha definita “la promessa della musica d’autore italiana” e poi a marzo sei stata invitata al Palladium per “Repubblica Roma Rock” con Filippo Gatti e Pilar, Stefano Di Battista, Tetes de Bois e Riccardo Sinigallia), dove sei tornata da protagonista il 30 gennaio 2011 per quello che forse è stato il concerto più importante che hai fatto fino adesso nella tua carriera (sold out e grande successo di pubblico) con la tua band al completo e ospiti speciali Niccolò Fabi e Filippo Gatti (in apertura stavolta c’erano Marta Venturini e i Rumore Bianco), cosa si prova a calcare quel palco?

E' un onore e una grande responsabilità. Bisogna essere all' altezza di un palco di quel genere e questo mi ha aiutato a crescere professionalmente e di lavorare molto con la band. E' stato poi fondamentale confrontarmi con artisti così importanti e generosi come quelli che tu hai citato…



(Giulia Ananìa con Filippo Gatti e Niccolò Fabi all’Auditorium Parco della Musica di Roma nella foto di Simone Cecchetti)

Nell’aprile seguente (del 2008) hai partecipato a “Ti amiamo Gabriella”, la serata omaggio a Gabriella Ferri sempre di Generazione X con Francesco Di Giacomo e Rodolfo Maltese del Banco, Fausto Mesolella degli Avion Travel e tante altre artiste emergenti come Momo, Pilar, Valentina Lupi, Viola Selise, Federica Baioni, Claudia Delli Ficorelli, Micaela Bruno, Chiara Morucci, ecc. cosa ha rappresentato per te Gabriella Ferri? so che dal vivo canti spesso la sua “E’ scesa ormai la sera”…

Gabriella Ferri è l'unica artista a cui sento mi sento profondamente legata. Perché era la prima e forse l'unica Hippy italiana, una donna vera che cantava con il cuore, che ha prestato la sua voce a poeti come Pasolini. Una donna che portava nella sua voce la sua storia, le sue origini, la sua sofferenza, una donna pura che alla fine delle sua carriera si vestiva da pagliaccio, forse per sfidare con ironia il mondo delle apparenza che l'aveva prima acclamata e poi ferita. Il suo pubblico non l'ha mai dimenticata (mentre la TV si). La incontrai una volta a Campo di Fiori, le persone al Mercato le chiedevano "A Gabriè quando tornì in TV? Ci manchi tanto". Nel mio piccolo spero di riuscire a conservare la mia purezza, di sentire sempre che quello che faccio nasce da un amore profondo e dal rispetto che ho per la musica.

www.youtube.com/embed/d6Zlv2-NwNE

(video di “E’ scesa ormai la sera” cantata da Giulia)

Nel luglio 2008 apri il concerto del primo tour italiano delle MAB (la band femminile che ha collaborato anche con Franco Battiato) al Gay Village di Roma, dove tornerai a suonare nel 2010 per la tre giorni “Venus Rising Festival” con Valeria Vaglio e altre, che rapporto hai con la cultura “queer”? pensi che sia importante fare concerti in questi spazi per abbattere confini e pregiudizi oppure c’è il rischio di creare dei ghetti autoreferenziali come sostengono alcuni? Inoltre nel 2009 sei stata anche l’interprete del brano “Lucky era gay” dei Superio (risposta intelligente e provocatoria alla canzone di Povia) dove dici “ama chi ti pare” e alla fine aggiungi “si può dire trans?”

Io sono queer nel senso che "Ama chi ti pare" è la frase che rappresenta al meglio ciò che penso su questa questione. Penso che sia così semplice, ovvio, naturale essere liberi di amare chi vogliamo.
Chi ha problemi con questo forse ha problemi con se stesso. Nel mio piccolo ho sempre sostenuto con la mia musica le realtà queer e la comunità LGBT. Se a volte la comunità gay rischia di autoghettizzarsi è perché fuori, purtroppo, non c'è un clima molto tranquillo e probabilmente ci si sente più protetti in contesti chiusi. Anche se questo poi in fondo è un po' un luogo comune perché realtà come il Gay Village sono molto spesso frequentate più da etero che da gay, proprio perché qui gli etero si sentono tranquilli e in un’atmosfera super rilassata.

www.youtube.com/embed/CxnZ9mApKpI

(il brano "Lucky era gay" interpretato da Giulia Ananìa)

Nel dicembre 2008 torni a Sulmona per partecipare al X Premio Augusto Daolio e vinci il premio per la migliore musica (tra l’altro nella stessa edizione c’era anche Erica Mou, anche lei con te in gara a Sanremo Giovani, che si aggiudicò il premio per il miglior testo con “Oltre”) ti ricordi con quali brani hai concorso e come ti sei trovata per la seconda volta in quella manifestazione? c’è qualche ricordo in particolare che ti lega alla figura di Augusto o ai Nomadi?

Ho un bel ricordo certo e ad oggi possiamo dire che è un concorso che porta fortuna (o che ci vede lungo :))
Augusto Daolio era un poeta, un animo sensibile. Le sue canzoni sono indissolubilmente legate ai nostri ricordi, alle prime suonate in spiaggia.

Nel 2009 torni a suonare in Francia presso diversi locali, teatri e radio francesi di Dijon, Beaune e Semur en Axois (tutti comuni della Côte-d'Or in Borgogna) e sei ospite del canale France3 per lo speciale sul Festival ItalianArt 09, nello stesso periodo riscuoti un buon successo anche come poetessa in Spagna dove alcune sue poesie sono state pubblicate su un’importante antologia dal titolo“Jardines Secretos – Joven poesia Italiana” (Sial-Contrapunto), inoltre sulla rivista spagnola "El Coloquio de los Perros" vengono pubblicate diverse tue poesie tra cui “Petali”, “Il messia” e “Natura morta” (tradotte anche in spagnolo), ricordiamo che nel 2005 avevi pubblicato la tua prima raccolta di poesie dal titolo “Nessuno bussa” (Zone editrice) che ha vinto diversi premi nazionali tra cui il prestigioso Premio Camaiore, cosa è per te la poesia e in che rapporto la vedi con la canzone? che differenze ci sono nel modo di scrivere e quando scrivi canzoni parti dal testo o dalla musica?

La poesia è un'arte particolarmente trascurata in Italia se si pensa poi a che grande importanza ha avuto per la nascita della lingua italiana. Diciamo che il sintomo poetico è quello da cui scaturisce tutto per me. Osservando la realtà che mi circonda, ascoltando le persone, soffermandomi su un particolare o sulle follie di questa nostra epoca, mi si rompe qualcosa dentro e nascono delle parole che spesso trascrivo su scontrini o fogli di carta "scroccati" a qualcuno. Quelle riflessioni hanno già in sé una musicalità, un ritmo, una melodia interiore. Insomma una specie di miracolo di cui io quasi non mi sento artefice.

Sempre nel 2009 a marzo apri con la tua band il concerto romano (prima tappa del tour italiano) della cantautrice e chitarrista americana Kaki King al Circolo degli Artisti, lei è un tuo riferimento e quali sono (se ne hai) i tuoi modelli artistici stranieri e italiani (oltre alla citata Gabriella Ferri) e che musica ascolti?

Mi affascinano per la musica ma anche per il loro percorso di donne - artiste come Ani Di Franco, Cat Power, Emiliana Torrini, Regina Spektor. La musica Italiana per me è principalmente quella vecchia scuola: Piero Ciampi, De Andrè, Battisti e poi i Diaframma e i CCCP. Mi piacciono molto i testi di Bianconi dei Baustelle e i 24 Grana.

Nell’estate del 2009 parti in tour con Marta Venturini dei Rumore Bianco e poi a luglio partecipi alla prima edizione del Tarquinia Festival nell’ambito del “Premio Velka” (organizzato da Francesco Micocci con il sottoscritto) con alcune delle più interessanti cantautrici emergenti italiane quali Chiara Morucci, Naif Herin, Laura “ZogaroS” Montanari, Angelica Lubian, Enni Zincone, Francesca Romana, Veronica Lock, Claudia Bormioli e Klizia, con alcune di loro nasce anche un’amicizia, ricordo che inizialmente dovevi cantare “Il nuotatore” ma poi all’ultimo momento poco prima di salire sul palco hai cambiato idea e hai deciso di portare un altro brano, non ho mai capito il motivo ma fu senz’altro una dimostrazione di coraggio e di carattere, oltre che di testardaggine, tutte doti che ti possono sempre tornare utili in futuro, che ricordo hai di queste “vacanze estive musicali”?

AHAHAHHAH!!! Sì testardissima e insopportabile hai ragione. A volte vado contro me stessa, seguo un istinto interiore e spesso sbaglio ma dagli errori a volte nascono possibilità nuove. La vita è composta principalmente da incontri. Possono cambiarci la vita o comunque essere delle caramelle da scartare nei ricordi per addolcirla. La serata a Tarquinia è stata piena di incontri e di sorrisi, poi c'era l'odore del mare ed era il mio compleanno, è stato bellissimo festeggiarlo così.

A novembre dello stesso anno presenti il video del brano “Il cigno” (scritto con Marta Venturini), un sideproject visionario, incontro tra video-arte e musica, poesia sonora in immagini, per la regia di Lidia Ravviso, una videomaker che ha firmato anche il video del pezzo che porterai a Sanremo (girato in parte in casa e in parte all’Isola Tiberina sul Tevere), si tratta di una collaborazione artistica profonda e nuova che mette in scena in forma "Do It Yourself professional" (ovvero con pochi soldi) autoproduzione, talento, genuinità, sensualità e passione, come l’hai conosciuta e cosa vi unisce, forse la stessa idea (“povera” di mezzi ma “ricca” di bellezza e anima) dell’arte e dell’estetica in generale?

Lidia è per me una persona fondamentale. Ci siamo conosciute durante la LadyFest, ci siamo svelate lentamente l'una con l'altra. Veniamo entrambe da un contesto DIY ma sempre seguendo un linea di estrema serietà professionale. Lidia ha creato da un anno circa la WOKA, una produzione audiovisiva indipendente dove lavora tanta gente in gamba e dove si producono lavori di grande qualità.
E' la riprova che anche da indipendenti si possono realizzare degli ottimi lavori, restando liberi e lontani da logiche estetiche un po' banalizzanti. Odio certi videoclip, dove si sprecano tantissimi soldi, e dove esce fuori solo il regista e non la personalità dell' artista. Lidia sa esattamente come tirare fuori la parte più sensibile di me, sa capire da quali immagini sono nate le mie parole senza volermi “infighettire” e snaturare. Spero di riuscire ad averla sempre accanto nel mio percorso artistico perché incontrarla è stata una delle mie più grandi fortune umane e artistiche.

A dicembre sei tra i 40 finalisti di Sanremo Lab (insieme ad Angelica Lubian e altri artisti) con il brano “Ritratto di famiglia” se non sbaglio, di cui è possibile vedere su YouTube lo splendido video realizzato sempre da Lidia Ravviso che ha vinto il premio “Miglior Videoclip” a MArteLive 2010 ed è stato presentato al PIVI 2011, cosa rappresenta per te questa canzone che prima si chiamava “1984” (il tuo anno di nascita), è autobiografica o un ritratto dell’Italia dell’epoca (o entrambe le cose)?

Entrambe le cose. Non mi piace mai che le mie canzoni siano troppo personali. Preferisco provare a partire da me stessa per capire un momento, un sentimento provato da tanti. E' una canzone sull' amore, quando bisogna farlo diventare anche responsabilità per metter su famiglia. E' una canzone su i sacrifici che hanno fatto i nostri genitori negli anni ‘80. Sulle gioie e i dolori del' Italia di quell' epoca (c’è anche un riferimento alla strage della stazione di Bologna e ai mondiali vinti nell' 82).

A marzo del 2010 fai un concerto speciale al Circolo degli Artisti con la tua band “Le Casepop” (Max Trani: chitarre, Filippo Schininà: batteria, Fabio Gabbianelli: basso e contrabbasso, Leonardo Milani: sinth) con Andrea Ruggiero al violino elettrico e la partecipazione come ospiti dei tuoi (ex) produttori artistici Filippo Gatti e Daniele Sinigallia (fratello di Riccardo), com’è andata a finire con loro, siete rimasti in contatto e avete intenzione di lavorare ancora insieme in futuro?

Certo siamo in ottimi rapporti! Sono stati molto importanti sia Filippo che Daniele per farmi crescere come artista. Sicuramente collaboreremo di nuovo in futuro.

Sempre nel 2010 arrivi tra i 40 finalisti nazionali del concorso “Primo Maggio Tutto l’Anno” (che l’anno scorso non si è svolto), ti piacerebbe partecipare al concerto del Primo Maggio in futuro? hai già scritto delle canzoni che riguardano il mondo del lavoro e le “morti bianche” se non erro…

Sì ho scritto una canzone che si chiama "Il volo". E' la cronaca poetica dei pensieri di un muratore che sta cadendo da un’impalcatura. Il Primo Maggio sarebbe un grandissimo sogno, è il primo grande concerto a cui sono stata. Chissà che in questo anno speciale non si realizzi anche questo.

Nell’agosto 2010 firmi un contratto di esclusiva come autrice e compositrice per la Warner Chappell e da subito hai la possibilità di comporre e cantare alcuni brani inseriti nella colonna sonora dei film “Come trovare l’uomo sbagliato al momento giusto” e “Oggetti smarriti”. Proprio da questo sodalizio nel 2011 hai scritto assieme a Luca Angelosanti e Francesco Morettini testo e musica della hit “Tra passione e lacrime” per la cantante Emma Marrone, come si diventa un’autrice affermata? immagino che non sia facile e siano in tanti a voler fare questo mestiere…

Come in tutte le cose bisogna essere molto seri, costanti e corretti. Certi traguardi si guadagnano solo con la fatica e l'impegno. Sono anni che scrivo e lo faccio lavorando su me stessa, non accontentandomi mai, ascoltando più le critiche che i complimenti. Se scrivo per altri sento addosso una maggiore responsabilità. Per questo scelgo le mie parole migliori, le mie idee più forti e provo ad entrare in empatia con l'artista, con la sua storia. Per me lavorare come autrice è stato un passo molto importante, la fiducia che mi ha dato la Warner mi ha aiutato a far crescere la mia autostima, mi ha aperto collaborazioni con grandissimi autori e mi ha aiutato ad uscire dai miei limiti e ad esplorare più ambiti musicali possibili. E' molto affascinante sentire un tuo brano cantato da un altro artista, magari estremamente popolare come Emma. La musica, se è bella e sincera, può arrivare davvero ovunque.

Arriviamo quindi alle selezioni di Sanremo di quest'anno, dopo estenuanti meccanismi di voto tramite Facebook (anche un po’ penalizzanti per voi artisti che non venite dalla tv) sei stata scelta per tua fortuna dalla giuria di qualità (composta tra l’altro da Gianni Morandi, Gianmaurizio Foderaro e Federica Gentile) tra i sei vincitori di Sanremo Social (insieme ad Alessandro Casillo, Marco Guazzone, Celeste Gaia, Erica Mou, Giordana Angi) e accanto alle due band vincitrici di Area Sanremo, ovvero Io ho sempre voglia e i Bidiel, c’è qualcuno di loro che stimi (o temi) in modo particolare?

Mi piace come persona e artista Marco Guazzone, qualche anno fa abbiamo anche condiviso un’apertura insieme al Circolo degli Artisti, anche Giordana Angi che è arrivata lì con un brano piano e voce senza avere nessun particolare investimento dietro (un po' come me), poi trovo molto particolare il brano di Celeste Gaia. Non temo nessuno perché non riesco a vedere la musica come una gara nonostante la gara ci sia…

So che non sei stata molto soddisfatta della tua esibizione alla Rai di fronte alla commissione, hai qualche cosa da dire in proposito o da recriminare? non che ti debba giustificare di nulla ma magari c’è stato qualche problema tecnico di cui non siamo al corrente o non ci siamo accorti da casa…

Ho avuto problemi con l'ascolto dai monitor che andava e veniva, uscivo da una brutta influenza e soprattutto ero molto emozionata. Sono abituata a creare l'atmosfera minuto per minuto, canzone dopo canzone, nei locali. Ad entrare in comunicazione con calma, come si fa nella vita. In genere le situazioni in cui mi devo giocare tutto in tre minuti mi paralizzano. Però sono felice perché la giuria ha saputo vedere oltre la performance, dimostrando così una grande sensibilità a mio avviso. E' poi dev'essere arrivata comunque la forte energia positiva del brano.

Qual è l’immagine che cerchi di avere o vorresti dare di te al pubblico? Ti piacerebbe essere considerata una cantautrice pop, rock, una poetessa o semplicemente un’artista che fa le sue cose indipendentemente dai generi, dai giudizi e dalle critiche? (che comunque ci saranno sempre, tanto vale farci l’abitudine, “qualunque cosa fai ti tirano le pietre, al mondo non c’è mai qualcosa che gli va…” come cantava Antoine…)

La penso proprio così, come Antoine :))! E poi se un traguardo arriva dopo tante fatiche le pietre si trasformano in fiori! La coerenza e l' aver faticato tanto ci fa essere più tranquilli e sicuri di quello che abbiamo. Per quel che riguarda me voglio che arrivino le canzoni, ancor prima di me..saranno loro le protagoniste indiscusse del mio primo EP.

So che in questo momento stai lavorando al tuo prossimo disco con la Universal (subentrata dopo la tua ammissione a Sanremo), quando uscirà e ci puoi anticipare qualcosa sugli altri brani (a parte quello che porterai a Sanremo ovviamente), ci saranno ospiti e collaborazioni particolari?

Stiamo chiudendo il disco al Monostudio di Milano. Nel pieno centro di questa città veloce e poetica, il Mono studio è come avvolto da un aurea silenziosa e affascinante. Strumenti vintage, come la vecchia Celeste degli anni '70 che ha intonato il Carillon iniziale della Mail, i microfoni dove cantò Mina (molto pazienti con me), moog, rhodes custoditi da vecchi tessuti floreali di velluto. Il disco avrà un cuore analogico, trasognato, ispirato agli anni in cui la musica era fatta con lentezza e devozione totale. Le canzoni sono in primo piano, come le parole che devono splendere tra le armonie. E in questo Matteo Cantaluppi, arrangiatore del disco, è maestro. Poi sì dovrebbe esserci una bella collaborazione ma non posso ancora anticiparti niente.

A proposito de “La mail che non ti ho scritto”, alcuni ti hanno accusato di avere portato una canzone un po’ troppo pop e sanremese appunto, ma non vai a Sanremo? e da quando in qua le canzoni più belle sono quelle che si portano a Sanremo? si sa che lì il pubblico televisivo è alla ricerca di motivetti da fischiettare e di facili ritornelli che entrino subito in testa, e la tua canzone ha queste caratteristiche mi pare, senza però scadere nel banale a mio avviso, per certi versi mi ricorda un po’ “Sei nell’anima” della Nannini (scritta con Pacifico), sei d’accordo? Comunque sono sicuro che nel tuo primo disco ce ne saranno altre più belle di questa, c’è ad esempio una tua canzone che si chiama “Velenosa” (che recita appunto “troppa bellezza è velenosa”) che spero tanto ci sia…

Ci sarà "Velenosa", ci sarà! E ce ne saranno altre di canzoni che dimostreranno che la scrittura di un’artista può essere varia, più leggera e intensa a seconda dei momenti. Come d'altronde erano i dischi di un tempo. Nella vita nessuno è solo in un modo, solo serio o solo frivolo. A me piace inseguire tutte le sfumature dei sentimenti. Mi piace parlare in un modo poetico ma anche in un modo diretto, a seconda di quello che voglio dire e a seconda di chi sono dirette le mie parole come si fa nella vita reale d'altronde.
Il testo de “La Mail” è scritto senza fronzoli, in modo estremamente diretto. Con tutte le domande a cui volevo che la persona mi rispondesse o a cui io forse volevo rispondermi io, perché di una mail si tratta che poi non ho mai inviato. E' una canzone che parla di chi, dopo tanti sogni e studi, è costretto a fare un lavoro che lo allontana da quello che è realmente, per sopravvivere spesso sottopagato. Cosa che è capitata anche a me che sono stata costretta per anni a lavorare in call center, ristoranti e a non aver la forza la mattina di fare le cose che mi piacevano perché ero distrutta. Ma niente può spostarci da quello che siamo realmente, da tutti i sogni che abbiamo fatto. E' un concetto che ho voluto far arrivare in un modo diretto, a tutti, con una melodia squisitamente pop che io trovo molto bella composta con Dario Faini e Emiliano Cecere, entrambi autori stimati. Evidentemente è un pezzo giusto per Sanremo visto che nel passato avevo provato a partecipare con altri brani come "Ritratto di famiglia" che non sono stati presi. Abbiamo scritto una canzone e basta e questa canzone è arrivata, forse perché molto attuale e forte. Se mi accusano di aver presentato un brano pop, beh per me è solo un complimento. Per me Pop significa Nazional Popolare, una tradizione musicale per cui l'Italia è famosa in tutto il mondo e a cui io da sempre aspiro ascoltando artisti come Battisti, Modugno, Mina.

Come affronterai il palco dell’Ariston? hai già in mente qualche “strategia” o “colpo ad effetto”? a parte che se anche fosse non lo sveleresti in anticipo per non rovinare la sorpresa ma poi penso che la cosa migliore sia salire lassù senza pensarci troppo e basta, come fosse un concerto qualsiasi, si sa che non è così ma tu hai abbastanza esperienza e gavetta alle spalle per superare la prova, e poi ricordati, a Sanremo più che mai l’importante non è vincere ma partecipare!

AHHHHHH non ci voglio pensare :)

Hai mai pensato a come potrebbe cambiare la tua vita dopo un’esposizione del genere, come ti vedi tra qualche anno? hai paura o hai le idee abbastanza chiare su quello che vorresti fare indipendentemente da come ti andranno le cose? Tra l’altro è un momento piuttosto critico non solo per la musica italiana, i dischi non si vendono e vivere di musica è diventato sempre più difficile, nonostante tutto sei ottimista per il futuro? Quali sogni vorresti realizzare ancora?

Fondamentalmente vorrei che la mia vita restasse uguale. Vorrei continuare fare tanti concerti, scrivere tante canzoni, collaborare con artisti, viaggiare, respirare forte la vita, essere felice. Vorrei che le mie canzoni potessero arrivare a tante persone, perché possano abbracciarle se loro vogliono. Ma non vorrei mai che l'esposizione mediatica mi allontanasse dai miei affetti, dai miei valori, che la musica diventasse uno status e non una passione.

Come si dice in questi casi? In bocca al lupo e tanta merda, ci vediamo a Sanremo e spero subito dopo di nuovo in concerto come ci hai abituato in tutti questi anni, a presto Giulietta!

ECCERTO! CREPI IL LUPO (POVERO!)
Un abbraccio vero a tutti!

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