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Pubblicato il 12/02/2012 alle 09:11:39
Il disco d’oro compie 70 anni. Ma quanto conta ancora oggi questo riconoscimento?
di Manuela Ippolito Giardi
Nel febbraio di 70 anni fa, “Chattanooga Choo Choo”, uno dei più celebri hit della big band di Glenn Miller vendette un milione di copie in tre mesi. Per celebrare l'ennesimo trionfo, la casa discografica gli regalò un disco dipinto d'oro.

Nel febbraio di 70 anni fa, “Chattanooga Choo Choo”, uno dei più celebri hit della big band di Glenn Miller vendette un milione di copie in tre mesi. Per celebrare l'ennesimo trionfo di uno dei simboli dell'Era dello Swing, la casa discografica gli regalò un disco dipinto d'oro.

Nacque così un riconoscimento che, negli anni, è diventato il certificato con cui l'industria del disco sanciva il successo: chi vinceva il disco d'oro aveva raggiunto quote di vendita che, da quel febbraio 1942 cominciarono a lievitare con il crescere dell'industria dell'entertainment. Furono istituiti anche il disco di platino e quello di diamante, puntando sulle sorti progressive del business discografico, molti decenni prima che l'avvento del downloading si abbattesse sul mercato scatenando la crisi dell'industria discografica. Oggi in Italia il disco d'oro si vince con 35 mila copie, negli Usa con 500 mila, ormai ogni paese ha profilato il premio sul proprio bacino di vendita. E, quando vengono corrette, le quote sono sempre riviste al ribasso. Il disco d'oro vale un po’ come il primo posto in classifica che in Italia si raggiunge con poche migliaia di copie: tutto è relativo ovviamente, perché soprattutto da noi, 30 mila copie per certi artisti sono un boom clamoroso, per altri un disastro. Per i grandi venditori conta il platino, che corrisponde a 60 mila copie (infatti negli spot promozionali vengono citati solo i «multiplatino»). In fondo il destino del disco d'oro sta già nel suo nome: il disco, quello di vinile, oggi è un oggetto che alimenta un floridissimo mercato da collezione (ma sempre di collezionismo si parla o di edizioni limitate che di certo non garantiscono gli stipendi ai dipendenti delle case discografiche). Nei sui 70 anni il disco d'oro ha accompagnato carriere storiche e meteore, c'era un tempo felice, e neanche troppo lontano, in cui le major organizzavano eventi per la consegna dei dischi d'oro e di platino. Oggi, in tempi in cui ottimizzare è un obbligo, nei casi più felici, direttori generali o amministratori delegati li consegnano a margine di incontri con i media promossi per altre ragioni. Glenn Miller ebbe poco tempo a disposizione per godersi i frutti del primo disco d'oro della storia: morì nel 1944, durante una missione aerea in circostanze mai del tutto chiarite. L'industria invece ha goduto per decenni dell'età dell'oro del vinile. Oggi è probabile che, mentre vengono tagliati in modo inesorabile i posti di lavoro, gli anni in cui il disco d'oro era veramente un punto d'arrivo, siano rievocati come avviene nelle riunioni dei reduci.

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