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Interviste
Pubblicato il 24/09/2012 alle 07:58:17
Genesis? Mario Giammetti! Celebriamo la sua creatura editoriale Dusk, perche' lui e' un ossimoro rock che resiste alle intemperie...
di Francisco De Mazzei Paradisi
Prolifico autore di libri sul mondo dei Genesis, e' partito da un dizionario commentato delle loro canzoni, non trascurando mai chi lo aiuta nel magazine Dusk. Qui e' in foto con Steve Hackett...

Prolifico autore di libri sul mondo dei Genesis, e' partito da un dizionario commentato delle loro canzoni, non trascurando mai chi lo aiuta nel magazine Dusk. Qui e' in foto con Steve Hackett...

Non ha mai letto in vita sua un e-book e spera di non farlo mai: il profumo dell’inchiostro! Ai primi d'Agosto l'abbiamo incontrato a Calvello: era in giuria per il locale contest, abbiamo preso accordi e poi le nostre domande le abbiamo spedite via e-mail, trovando la sua conclamata disponibilita'..

Con piacere ospitiamo di nuovo Mario Giammetti: partiamo da una cosa che non ci hai mai detto.... come ti definiresti e perche' proprio in quel modo?
Il romantico realista. Sembra un ossimoro, ma credo sia proprio la fusione fra queste due caratteristiche ad avermi permesso di portare avanti l’avventura di Dusk per oltre vent’anni. Una passione e una dedizione sconfinata, ma anche l’autocontrollo di non fare mai il passo più lungo della gamba. Se poi questo incontro-scontro sia un pregio o un difetto è ovviamente un altro paio di maniche.

Il tuo nome e' associato alla galassia Genesis, band famosissima ma che forse i teenagers non conoscono: come descrivere a costoro la musica che hanno fatto, stanno facendo e faranno i Genesis?
E’ un po’ difficile da sintetizzare, perché al nome Genesis si associano musiche, personaggi, voci e stili molto differenti nel corso degli anni. Certamente pero’ i Genesis che saranno ricordati negli annali del rock sono quelli progressivi dell’era Gabriel. Un teenager però non ha bisogno dei miei consigli e, se e’ appassionato di rock, prima o poi incontrera’ questa band, scoprendo magari che le sonorità di tanti gruppi contemporanei non erano poi cosi’ originali.

Hai il potere (ed il budget) per cambiare quello che non va nella comunicazione musicale in Italia: da dove cominci?
In virtù di quanto ti ho appena detto, ho paura di non essere la persona adatta a rispondere a questa domanda. Sono perfettamente consapevole di essere legato a un mondo che non esiste più, di cui sto cavalcando le ultime onde prima dell’inevitabile bassa marea. Te l’ho già detto che sono un romantico realista, no?

Per portare avanti un progetto come Dusk con questa certosina costanza, servono dei collaboratori: quali ti piace citare, sia del passato, sia di quelli che ancora adesso ti aiutano?
Ho avutola grande fortuna di disporre di tanti collaboratori volenterosi e ultracompetenti. Per 20 anni Mino Profumo è stato il più prezioso, mettendo il suo sapere e la sua incredibile collezione a disposizione di tutti, insieme a Stefano Tucciarelli, indispensabile per i suoi contatti discografici e non. Naturalmente il variare delle esigenze di ciascuno può cambiare le modalità di collaborazione, e così capita che chi magari collaborava tantissimo i primi tempi (penso a Simone Mazzilli, Enrico Geretto, Antonio De Sarno, Piergiuseppe Ciaraldi) sia oggi meno presente. Poi ci quelli che, per mancanza di tempo, danno la loro disponibilità prevalentemente per un settore particolare, quali ad esempio le traduzioni (Roger Salem, Paul Davis, Lucio Lazzaruolo, Giovanni De Liso, Elisa Passera, Alessandro Nespoli, Anita Forigo e Stephen Tonna Lowell) o la fotografia (Ina Schneider, Bruno Zampaglione e i coniugi Maurizio e Angela Vicedomini, i cui scatti hanno fatto spiccare un bel salto di qualità a Dusk negli ultimi due anni), mentre collaboratori costanti e fondamentali risultano Massimo Satta, Claudio Fracasso, Massimo Pola e Alessandro Bosi. A tutte queste persone, e anche a chi avessi malauguratamente dimenticato, voglio rivolgere un grande, grandissimo ringraziamento per lo splendido lavoro svolto, guidato semplicemente dalla passione, che è naturalmente la stessa molla che spinge me.

Quanti sono i libri che hai scritto su loro? Per ogni tomo, ce ne puoi dare una descrizione stringata, ma dettagliata?
Ho esordito con “Genesis Story”, pubblicato dalla Gammalibri nel 1988. Conteneva una bio sintetica dei Genesis, ma anche dei solisti; per la prima volta venivano considerate delle individualità non soltanto star come Collins e Gabriel, ma anche Rutherford, Hackett, Banks e Phillips (il quale si sorprese molto trovando il suo nome scritto sulla copertina di un libro sui Genesis). Inoltre quel libro conteneva il “dizionario commentato delle canzoni” che sarebbe tornato in forma ben più estesa molti anni dopo. Nel 1994 ho pubblicato per la Blues Brothers “Genesis Discografia 1968/1993”, un libriccino che, come da titolo, conteneva esclusivamente dati discografici, dei Genesis e di tutti i solisti: album, singoli, partecipazioni, bootleg, video. Anche questo con tanti errori, col senno di poi, ma a suo tempo (mentre Internet emetteva i primi vagiti) una miniera di informazioni. Nel 1999 per Arcana ho pubblicato “Peter Gabriel - Il trasformista”, dove mi sono avvalso dell’aiuto di alcuni amici: Tommaso Ridolfi ha scritto l’introduzione, Luca Benporath si è occupato delle tournèe, Marcello Cirese dei bootleg, Stefano Tucciarelli della discografia. Nel 2004 ho pubblicato “Genesis – Il fiume del costante cambiamento” per Editori Riuniti, un tomo di 480 pagine con oltre 100 fotografie (molte delle quali inedite) nel quale, raccontando analiticamente gli album dei Genesis, ho ripercorso in chiave critica la loro storia. Una componente importante di questo libro (che è stato ristampato già nel 2005 e si è guadagnato il terzo posto al concorso “Il suono dell’inchiostro” e, per questo, premiato al MEI di Faenza) era l’appendice concerti, curata con grande competenza da Mino Profumo (fino al 1977) e Alessandro Berni (gli anni successivi). A partire dal 2005 ho dato il via alla collana “Genesis Files” per conto di Edizioni Segno. Questa collana si prefigge l’obiettivo di pubblicare un libro per ciascun membro dei Genesis. Sono già usciti cinque volumi (“Phil Collins – The Singing Drummer” e “Steve Hackett – The Defector” nel 2005, “Tony Banks – Man Of Spells” nel 2006, “Anthony Phillips – The Exile” nel 2008 e “Mike Rutherford – Silent Runner” nel 2011) e ne sono previsti altri due, che dovrebbero uscire nel giro di un paio di anni. Il primo sarà dedicato a Ray Wilson e a tutti i minori (i primi batteristi, i session men di studio come Chester Thompson e Daryl Stuermer, eccetera), l’ultimo a Gabriel. Al termine, sul bordo dei volumi si leggerà la scritta “Genesis” col logo di “Duke”. Ma nel frattempo, nel 2010, ho trovato anche il tempo di pubblicare, di nuovo per Arcana, Musical Box – Le canzoni dei Genesis dalla A alla Z, una bestia di 450 pagine più altre 68 a colori, dove ho ripreso l’idea originaria del “dizionario commentato delle canzoni”, ovviamente aggiornato, riveduto, corretto e… mostruosamente ampliato.

Ma oltre ai libri, interessante e' il tuo magazine Dusk, nato come fanzine...
Nel 1990 mi ero presentato a casa di Anthony Phillips, a Londra. All’epoca scrivevo su Ciao 2001 già da due anni (perché il mio è stato un percorso anomalo: sono approdato al mondo delle fanzine solo tre anni dopo avere iniziato a collaborare per le riviste specializzate) e gli feci un’intervista che, però, venne condensata in due pagine sul leggendario settimanale romano. Ma io avevo parlato con lui un’ora, tirando fuori tutte quelle domande che si erano accumulate negli anni nella mia mente da fan: possibile che dovessero restare solo sul mio registratore e nella mia memoria? Mi venne allora l’insana idea di inventarmi una fanzine sui Genesis. Non ne esistevano, in Italia, almeno che io sapessi, e sì che in quegli anni le fanzine erano ancora tante… Stampai un numero zero, che pubblicizzai su Ciao 2001 e inviai a chiunque ne facesse richiesta in cambio di un francobollo. Capisco che se qualche adolescente sta leggendo queste righe pensa che una macchina del tempo lo abbia trasportato al secolo scorso e in effetti… è proprio così! Il mio fu più che altro un gioco e un esperimento. Chi avrebbe mai potuto immaginare di essere ancora qui a parlarne dopo tanti anni?

Hai provato a calcolare quante interviste ha presentato? E le recensioni?
Uscendo regolarmente tre o quattro volte l’anno e con un giornale sempre più consistente (dopo i primi numeri più esigui, ci siamo assestati prima sulle 56, poi sulle 68 pagine, in formato A/5 in seguito espanso), e contando, ad oggi, qualcosa come 71 numeri della rivista, siamo certamente nell’ordine delle centinaia…

Quali sono stati i ricordi piu' piacevoli, nati dalla realizzazione di Dusk?
Dal punto di vista del fan, la possibilità di incontrare tutti i miei idoli. Con alcuni di loro c’è adesso un profondo rapporto di amicizia, il che mi inorgoglisce e, di certo, chi se lo sarebbe mai aspettato quando da ragazzo li ascoltavo su cassette taroccate (causa mancanza di denaro per comprare i dischi)? Dal punto di vista professionale, la crescita costante del magazine a livello di considerazione e di prestigio. Se all’inizio sfruttavo le mie collaborazioni giornalistiche “serie” (ho collaborato 6 anni a Ciao 2001 e ben 17 a Rockstar; in più, scrivo regolarmente su Jam dal 1999) per avere delle interviste da utilizzare anche su Dusk, in seguito, qualche volta, è accaduto anche il contrario, grazie al proficuo rapporto di collaborazione con il management.. Dal punto di vista umano, la gran quantità di amicizie molto profonde createsi tramite Dusk, che mi hanno assolutamente arricchito e si sono cementificate anche grazie alle quattro edizioni del Dusk Day organizzate mirabilmente a Orvieto da Silvio Amenduni e Riccardo Regi. Dal punto di vista ludico, infine, non ti dico la soddisfazione visiva in circostanze particolari: il primo numero con la nuova tipografia, la prima copertina a colori, i numeri speciali (decennale e ventennale), la prima volta che ho inserito un sedicesimo a colori…

Dusk nasce nel momento d'oro delle fanzine e dei fan club in Italia e dalla tua frequentazione con il nostro diretur Giancarlo Passarella: quali ricordi conservi di quei momenti da carbonari?
Conoscevo ovviamente di nome Giancarlo, ma non ero consapevole che esistesse un movimento sotterraneo così vivo e pulsante. Io, a quel tempo, ero solo abbonato a Paperlate, la storica fanzine sul progressive che purtroppo ha cessato le pubblicazioni da alcuni anni. Uno dei tanti meriti di Giancarlo è stato quello di promuovere l’idea del fan club (anche se personalmente non ho mai ritenuto Dusk un fan club, ma una fanzine, un giornale - il che è molto diverso) e farla arrivare anche nelle alte sfere della discografia (che allora, contrariamente ad oggi, faceva il bello e il cattivo tempo). Grazie al coordinamento di Passarella, finalmente anche l’industria cominciò a capire che non necessariamente un fan club o una fanzine erano un covo di esaltati, e che l’enorme lavoro dettato dalla passione generava un ritorno di popolarità per gli artisti, i quali, in definitiva, ne erano i beneficiari principali proprio insieme ai discografici. Quei momenti da carbonari li vivo ancora oggi seppure con ovvie differenze, e mi ha inorgoglito non poco sentirmi dire dalla viva voce di Giancarlo, ai primi di Agosto al Calvello Music Contest dove eravamo entrambi in giuria, che Dusk è rimasta praticamente l’unica fanzine ancora stampata con regolarità in Italia.

Hai intenzione di sviluppare il progetto Dusk verso le nuove tecnologie? Strizzerai l'occhio ai social network?
No. Naturalmente utilizzo la tecnologia e ne riconosco le potenzialità infinite, ma per me Dusk è un giornale cartaceo, sebbene abbiamo il nostro sito, ottimamente curato da Salvatore Intragna, che funge essenzialmente da richiamo alle nuove uscite discografiche legate ai Genesis e soprattutto a ogni nuovo numero di Dusk. A parte questo, personalmente non mi interessano i forum o i gruppi di discussione e non ho mai avuto un blog, sono un giornalista vecchio stampo e per me il giornale deve avere il profumo dell’inchiostro. Non ho mai letto in vita mia un e-book e spero di non farlo mai. Mi informo ovviamente sul web come tutti, ma per quello che mi è più caro, e ovviamente i Genesis fanno parte di questa categoria, voglio qualcosa di fisico. Proprio come non ho il benché minimo interesse ad ascoltare musica in rete e voglio un cd con tanto di copertina e di libretto. Pertanto Dusk esisterà fintanto che ci sarà da dire e fintanto che ci saranno i sostenitori che ci permettono, versando la loro quota associativa, di andare in stampa. Quando l’una o l’altra cosa verranno a mancare, finirà anche Dusk...

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