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Pubblicato il 25/11/2012 alle 00:22:32
L’ ultimo tour teatrale di Mia Martini Per aspera ad astra compie 20 anni: ristampa in dvd di un testamento artistico
di Pippo Augliera
Sono trascorsi 20 anni da questo magico tour teatrale Per aspera ad astra, realizzato dopo il successo di Mia Martini a Sanremo ’92 con Gli uomini non cambiano. Un concerto pubblicato come ultima perla della collana Tutto il mio universo.

Sono trascorsi 20 anni da questo magico tour teatrale Per aspera ad astra, realizzato dopo il successo di Mia Martini a Sanremo ’92 con Gli uomini non cambiano. Un concerto pubblicato come ultima perla della collana Tutto il mio universo, reperibile nelle edicole.

Ristampato nel 2004, in versione dvd, "Per aspera ad astra" era già stato pubblicato postumo, per controversie discografiche, su vhs nel '96 e pubblicizzato allora con degli spot tv insieme alla raccolta "Mia Martini 1996". Accolto all’epoca favorevolmente dal pubblico, l'home video è risultato tra i dieci più venduti nella classifica annuale del 1996, secondo "Musica e Dischi".

E’ un prezioso documento visivo registrato il 15 maggio 1992 al Teatro Nazionale di Milano, per la regia di Pepi Morgia, che ha curato lo spettacolo, e Enrico Bosio, che ha seguito le riprese dal vivo.

Sulle note di copertina vengono riportati i ringraziamenti che Mia Martini aveva fatto a suo tempo, ma, rispetto al vhs, stranamente mancano quelli rivolti al suo club ufficiale “Chez Mimì”, autorizzato da lei stessa.

L'opera è arricchita da alcune foto d'epoca della Martini che, associate ai brani interpretati, evidenziano, anche nell'aspetto esteriore, i cambiamenti, le metamorfosi della sua vita, in un accomunarsi e fondersi di spirito, sensazioni e aspetto fisico, inscindibili e inseparabili.

Il titolo scelto, dal significato letterale “attraverso le asperità alle stelle” viene commentato dalla stessa artista: ‘Ho rubato a mio padre Giuseppe, professore in lettere, quella frase “Per aspera ad astra”, con cui ho intitolato il tour teatrale. Lui liquidava regolarmente i miei sfoghi telefonici con questa massima latina dal sapore virgiliano. Era forse un modo di affascinarmi, lui è un grande persuasore occulto, o un sistema per liquidarmi dicendo che soffrendo sarei arrivata alla gloria. Fatto sta che la frase gliel’ho rubata senza neppure dargli i diritti d’autore. Tanto nel mondo musicale ci siamo abituati….’

‘Benvenuti in questo mio primo video, un viaggio a spirale indietro nel tempo’. Comincia così il discorso che Mia Martini fa prima dell’apertura dello spettacolo che è l'unico autorizzato da lei stessa alla pubblicazione e rivela, in una intervista, il suo desiderio e la necessità di ripercorrere per la prima volta in assoluto le tappe salienti della sua carriera:

‘Io ho sempre contestato quell’immagine preconfezionata e fasulla propagandata dai discografici che mi svendevano in raccolte di vecchi successi che non davano al pubblico l’esatta idea di quel che sono. Io mi sento soprattutto musicista, in casa ho voluto un 24 piste, sto ore ed ore a studiare gli effetti-eco, ricerco le tradizioni etniche. Però, raccontarmi, partendo dalla mia “infanzia” artistica, il periodo freak, la contestazione, passando attraverso il momento maturo e passionale con Fossati fino al grande ritorno Sanremese dell’89 mi affascina. Ho capito che non solo gli uomini, anche le donne non cambiano. Ero e rimango una “Donna Sola” con tutte le sue paranoie e la musica al centro di tutto, come il titolo di una canzone che scrissero per me venti anni fa.

E’ un’introspezione itinerante, prosegue, che parte dall’oggi con “Gli uomini non cambiano”, arrivando a spiegare il perché di questa conclusione iniziando dal brano di rottura e gap generazionale “Padre davvero”, dando spazio anche a brani non famosissimi tipo “Dove il cielo va a finire”, “Canto alla luna” e concludendo l’iter psico-artistico con “La costruzione di un amore” per dire che si cambia e si costruisce in due, adattandosi a vicenda’.

E’ il condensato della vita di Mia Martini dove la donna e l'artista sono sempre state saldamente sovrapposte riconfermando quanto Mimì, solo raramente cantautrice, amasse interpretare versi scritti per lei dai principali autori della canzone italiana, riuscendo ad appropriarsi dei testi che cantava per renderli ancora più suoi, quasi li avesse vissuti davvero.

Un gran bel concerto, eseguito da una valida band di musicisti, rivestito di arrangiamenti ai quali ha collaborato il maestro Marco Falagiani che, successivamente, ha così commentato:
‘Mimì espresse il suo desiderio che io arrangiassi l'intero concerto, convocai il gruppo per le prove, prima del debutto e durante, diventai il responsabile musicale della sua attività in quel momento. Il risultato è stato buono, nonostante la difficoltà di intervenire su un qualcosa di esistente per migliorarlo, visto che ognuno ha la propria impronta, in modo particolare nella musica dove le cose vengono dall'anima, dal cuore, dall' istinto, dalle intenzioni che uno ha’.

Lei, forte delle sue doti vocali e vis interpretativa, passa con disinvoltura dal brano di esordio “Padre davvero” alla trilogia dei primi successi “Piccolo uomo”, “Donna sola”, Minuetto”, sfodera una versione ‘sambata’ di “Inno”, contrassegnata efficacemente dalle note di Maurizio Galli al basso e una struggente “Per amarti” di Bruno Lauzi e Maurizio Fabrizio, la stessa coppia di autori che le permetteranno il grande rientro a Sanremo 1989 con “Almeno tu nell’universo”.

Perfettamente a suo agio anche nei suoni etnici come in “Milho verde”, sia nel canto tradizionale “Veni sonne di la muntagnella” che in “Danza pagana” di Mimmo Cavallo con Giancarlo Parisi alla zampogna, o quando è alle prese con le impennate rock di “Canto alla luna” e intime di “E non finisce mica il cielo”, firmate entrambe da Fossati.

Tocca maggiormente le corde dell’anima nell’interpretare versi suoi come “Stelle” e “Del mio amore” e rileggere in chiave blues “Spaccami il cuore” di Paolo Conte, preceduto da un intro da urlo con il gospel “Nobody Knows the trouble I’ve seen”, omaggio a Mahalia Jackson, legati a “E ora dico sul serio”, sulla sua intenzione di smettere il suo canto.

Fortunatamente non è stato così e nel secondo tempo ecco lo spazio dedicato alla sua collaborazione con Enzo Gragnaniello proponendo “Stringi di più”, in chiave acustica, e memorabili duetti: l’intensa “Donna”, la magica “Cu’mme”, incisa originariamente a due voci con Roberto Murolo nell’album del maestro, “Ottantavogliadicantare”, la Napoli classica di “Luna rossa” e “Scenne l’argiento”.

In chiusura, il momento che regala più brividi con una interpretazione stratosferica e superlativa de “La costruzione di un amore” di Ivano Fossati ”: un connubio e un sodalizio importanti per Mia Martini e si sente.

Un documento visivo e sonoro imperdibile, intervallato da momenti in cui lei stessa si racconta con rilassatezza e un pizzico d’ironia, il testamento artistico e umano di una artista sincera e unica che regala con il suo canto appassionato un sogno infinito.

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