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Recensioni
Pubblicato il 29/07/2013 alle 17:53:19
Roger Waters The Wall (Stadio Olimpico, Roma, 28 luglio 2013)
di Paolo Ansali
Trionfo per The Wall e Roger Waters allo Stadio Olimpico di Roma con 50 mila spettatori in delirio per la celebre opera rock.

Trionfo per The Wall e Roger Waters allo Stadio Olimpico di Roma con 50 mila spettatori in delirio per la celebre opera rock.

Il colpo d’occhio del gigantesco muro è impressionante. Copre tutta la Curva Sud, con le Tribune ai lati, il prato e in fondo la Nord. L’impianto romano anch’esso offre un colpo d’occhio da brividi con 50 mila spettatori sparsi ovunque. L’esecuzione integrale del celebre doppio album del ’79, è stata portata per la prima volta dal vivo nell’80 in sole quattro città, con grandi sforzi produttivi. Durante l’esecuzione di “Mother” si vede Waters durante l’esibizione all’Earls Court di Londra, autodoppiarsi con il musicista di oggi. La tecnologia è cambiata molto in questi trent’anni, oggi permette una scenografia senza pari, un effetto cinematografico che colpisce tutti i sensi. La band di 11 elementi è solida e ben rodata, alle chitarre ci sono il veterano Snowy White e l’ottimo Dave Kilminster, alle tastiere Jon Carin, altra vecchia conoscenza del giro Pink Floyd, e il figlio Harry Waters. Alla batteria come sempre Graham Broad . Le parti vocali di David Gilmour sono ricoperte da Robbie Wyckoff. Tutti gli sguardi sono per il leggendario Roger Waters che, a quasi 70 anni, regge alla grande lo spettacolo, incita, saluta, ringrazia Roma (in italiano).

Ricorda come lo show è dedicato a Jean Charles de Menezes, un ragazzo brasiliano ucciso dalla polizia sotto la metro a Londra perché scambiato per un terrorista. La dedica è anche a tutte le vittime della guerra, in primis il padre di Waters, di cui si intravede una foto d'epoca. Il muro viene costruito mattone dopo mattone, canzone dopo canzone, fino a “Goodbye Cruel World” quando viene messo l’ultimo tassello.

L’inizio della seconda parte con “Hey You” avviene con tutti i musicisti dietro nascosti. Malgrado la perfezione assoluta dell’organizzazione può capitare che su “Nobody Home” ci sia un piccolo problema tecnico al microfono. Arriva “Comfortably Numb” con un lungo assolo di Kilminster che cerca di seguire, con buoni risultati, il maestro David Gilmour. Non può mancare anche il grosso maiale nero che porta vari simboli, tra cui Falce e Martello, il dollaro, la Shell e la Stella di David (nonostante le accuse di antisemitismo a Waters). Alla domanda “C’è qualche paranoico stasera tra il pubblico?” parte la trascinante “Run like Hell” con un battito di mani generale. L’apice del delirio con il look para-nazista di “Waiting for the worms” e “In the flesh” in cui parte una sventagliata di mitra accompagnata da un ghigno da killer. Come da copione, stiamo arrivando alla conclusione. Ormai c’è solo il farneticante processo finale e al grido di “Tear down the wall!” il Muro viene finalmente abbattuto. Sulle macerie Waters e la band al completo salutano e ringraziano, forse è solo un arrivederci e non un addio. Il 28 luglio per i cultori floydiani non è un giorno qualsiasi, il compianto Rick Wright avrebbe compiuto 70 anni. La nostalgia per i Pink Floyd, è inutile nasconderlo, resta ma grazie anche a The Wall live possiamo ancora godere di un repertorio unico.

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