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Pubblicato il 25/11/2002 alle 23:21:16
Toast Records: il cuore pulsante del rock italiano, festeggia 18 anni!
di Gianni Della Cioppa
Giulio Tedeschi, la mente della Toast, ci racconta questi due decenni a base di rock rigorosamente ed orgogliosamente tricolore!

Ci sono persone che fanno delle proprie scelte uno stile di vita, persone coraggiose che ascoltano solo il battito del cuore, persone genuine ed innamorate della musica. Persone insomma come Giulio Tedeschi, mente e braccio; con un piccolo esercito di appassionati, della Toast Records; un’etichetta discografica che da quasi due decenni si distingue per la volontà, di dare voce al rock italiano sotterraneo, quel rock che nasce dalla forza del sentimento, dal coraggio delle idee. Quel rock magari ingenuo, alcune volte fuori moda, anzi spesso fuori moda o che le mode non le conosce affatto, ma che vuole essere il cuore pulsante di un’Italia che non si arrende al conformismo melodico, di un un’Italia che sprigiona energia costruttiva.
Inutile inventariare la miriade di gruppi e di stili che la Toast Records ha prodotto ed incontrato lungo il cammino, vorrebbe dire incrociare i destini di centinaia di sogni e di speranze.
Sogni e speranze, ma anche certezze. Una di queste certezze si chiama Giulio Tedeschi.
Incontrarlo e farci raccontare un po’ di storie, è stato un piacere.
Per la stima conquistata in tanti anni di battaglie, vinte e perse,
e per ringraziarlo di questi venti anni di rock tricolore.
Con l’augurio scontato, di spegnere insieme altre venti candeline.

Gianni Della Cioppa: Cosa ti ha spinto, oltre ad una scontata passione, a dare vita due decenni fa, ad un progetto discografico che a metà anni ottanta ha preso corpo definitivamente come TOAST Records?
Giulio Tedeschi: “Desideravo comunicare usando la musica. Comunicare idee e sogni. Operare nel quotidiano per cambiarlo. Usando strumenti “sonori”. Alla ricerca della comunicazione.
Di una cultura non ingessata. Non accademica. Ma viva. In continua crescita e mutamento.
Libera da legami e compromessi.”
GDC: Sul sito dell’etichetta (www.toastit.com ) c’è una bellissima storia e quindi invito tutti a documentarsi attraverso questo canale, da te vorrei invece sapere quali sono stati i veri momenti di soddisfazione in tutti questi anni e quelli di difficoltà. E ti è mai successo di dire davvero “Adesso mollo tutto”.
GT: “Momenti di soddisfazione? Scherzi? La soddisfazione è sempre dietro l’angolo.
L’avessi trovata sarei lontano. A coltivare pomodori, aspettando il tramonto.”
GDC: Ti è mai capitato di ascoltare un artista o un gruppo giovane e pensare “Questi sono grandi davvero”. E poi te li sei ritrovati famosi attraverso altri canali.
GT: “Definire un progetto “grande” non è cosa di tutti i giorni. Anche “famosi” è un
termine abbastanza impreciso. Almeno secondo i miei parametri. Posso dire con sincerità
di incontrare ogni tanto dei geniacci pazzeschi che non avranno mai la fortuna di arrivare
da qualche parte. Ma poi…è proprio obbligatorio arrivare? Preferisco imbattermi nei
“ricercatori”. Quei personaggi curiosi e un pochino “fuori” che scrivono, suonano,
amano. Per il puro piacere di farlo.”
GDC: Tra i mille gruppi che hai ascoltato, ti ricordi qualche nome che avrebbe davvero meritato fortuna e poi si è invece perso tra le solite difficoltà di far convivere passione e futuro.
GT: “In questi anni (diciamo a questo punto…decenni) ho ascoltato veramente migliaia di
gruppi. Alcuni, non tanti, veramente incredibili. Nessuno di quelli che ho ritenuto incredibili sono riusciti a sfondare. Nei casi migliori si sono ritagliati una fetta di “culto” da qualche parte. Ma niente di più.”
GDC: Quante persone lavorano alla Toast Records/Distribuzione e in che modo vi dividete i compiti?
GT: “Noi siamo, sin dall’inizio, un nucleo piccolissimo di persone che si suddivide con
abbastanza equilibrio le incombenze operative. Io mi sono ritagliato, assecondando carattere
e natura, una posizione più proiettata verso l’esterno. Ma come sappiamo tutti, ogni lavoro
è fatto di mille piccoli e oscuri riti quotidiani che devono essere affrontati obbligatoriamente.
Noi usiamo un metodo “rotatorio”. Oggi a me. Domani a te. Cercando di non arrugginire nella stessa “posizione” per lungo tempo. Non abbiamo comunque tempo di annoiarci. Sempre troppo pochi di fronte ai tanti casini di tutti i giorni.”
GDC: Credo che con la tua lunga militanza nel rock italiano, tu sia riuscito a farti un’idea precisa del perché questo movimento non è mai riuscito a trovare un mercato stabile ed un pubblico fedele. Personalmente non credo si possa parlare solo di mancanza di promozione o di scarsi investimenti. I casi di CSI, Litifiba e Timoria sono eclatanti, raggiunto il successo il giocattolo si è rotto!
GT: “Mancata promozione e scarsi investimenti sono dei motivi. Ma non solo. In realtà
è assente il pubblico . Noi italiani tendiamo ad amare molto le cose che arrivano da “fuori”. Siamo molto snob in rapporto alla creatività di casa nostra. In aggiunta direi che in senso generale mancano le proposte nuove. Stimolanti. Diverse. Ci sono un mare di cloni. E ancor peggio…cloni dei cloni. Per poter trovare idee giuste bisogna cercare. Scavare. Girare. Sentire. Ma chi ha voglia e tempo di fare una cosa simile? Più facile accendere una radio in macchina e sentire un mare di spazzatura. Canticchiando.”
GDC: Sarò banale, ma che consiglio puoi dare ad una band che muove i primi passi o che sta cercando un’identità attraverso materiale proprio?
GT: “Lavorare, lavorare, lavorare. Affinarsi. Provare. E poi subito dopo cercare di suonare
in pubblico. Da qualsiasi parte. Nel cortile di una scuola. In un pub. In uno stabilimento
balneare. Nella piazza del paese. Da per tutto. Sempre. Spiando i volti e le reazioni degli
ascoltatori. I sussulti di entusiasmo o i mormorii di disapprovazione. E subito dopo ritornare
a provare…”
GDC: Che tipi di problemi incontri più spesso con i gruppi che ti contattano? E in che modo seguite una band con cui avete trovato un accordo?
GT: “Una forte ingenuità. Idee preconcette e miti di cartapesta. I gruppi giovani vivono in un mondo irreale. Devono sbattere la testa. Farsi male e capire come gira il mondo e chi
hanno di fronte. Altrimenti diventa tutto una barzelletta dal finale…amaro.
Come seguiamo una band? Ci “incolliamo” a loro cercando di supportali al massimo.”
GDC: Sei passato attraverso i generi musicali più disparati, la Toast non sembra avere limiti stilistici. Dal punk all’opera rock. Qual è il tuo sogno nel cassetto? Ed in generale quali saranno i prossimi passi della Toast Records?
GT: “Ho tentato con caparbia di aprire tutti i cassetti possibile. Spero e mi auguro di avere
ancora davanti una serie infinita di scrigni da aprire…anche vuoti…perché no. Futuro?
Operare sempre di più a 360 gradi. Non fermandosi alla produzione discografica ma
agendo su tanti livelli di comunicazione ed intervento. L’impegno “discografico” del futuro
penso debba essere così. Un’ameba che si dilata e si restringe secondo i momenti e le
situazioni. Un continuo gioco di attacco e ritirata. Mantenendo comunque sempre viva
l’attenzione di chi ti circonda. Ad ogni mezzo…”
GDC: Sul vostro sito una frase recita “La Toast è un processo mentale totale, condotto attraverso mezzi sonori”. Ce la spieghi meglio un’affermazione così bella!
GT: “Non è facile descrivere una sensazione. La Toast è nata e continua ad esistere come
“viaggio” mentale. Come ricerca. Questo processo apparentemente invisibile si concretizza
utilizzando il cordone ombelicale della musica. Molte volte “colta”, per lo più “banale” ma sempre, almeno per noi, utile a trasformare l’invisibilità di un pensiero quasi sempre
“privato” in qualcosa di più globale e alla portata di tutti (o quasi…).”
GDC: Che cosa ci racconti delle tue passioni – diciamo pure - “filosofiche”?
GT: “Ho una spontanea attitudine verso quella che viene definita filosofia.
Sarebbe comunque veramente lungo approfondire quest’argomento. Rischierei, forse, di
non essere troppo chiaro. Diciamo che amo molto certi piani di conoscenza e coscienza.
Parto da una logica occidentale, ma nella maggior parte dei casi lasciandomi poi guidare
dalla mia “parte” orientale. Tra le altre cose pratico meditazione da più di 25 anni.
Sempre in solitudine. Senza guide o maestri di sorta.”
GDC: Siete stati tra i primi, se non i primi a sviluppare l’idea di un’etichetta indipendente, al di fuori dei giochi di potere. Oggi c’è un gran proliferare di etichette minori, specializzate in vari generi musicali. Come vedi questa massa di produzioni discografiche oggi in circolazione?
GT: “Più siamo meglio stiamo. Sono felice che le produzioni fioriscano senza freno. Sappiamo tutti qual è il rischio. Quello di immettere sul mercato un sacco di porcheria. Ma
penso sia giusto così. Sarebbe assurdo censurare. Criticare. Frenare. Ben vengano tentativi nuovi. Io sarò sempre nella posizione di incoraggiare e per quel poco, anche aiutare.
Il mio impegno in AudioCoop, il coordinamento delle etichette indipendenti, è proprio la
logica conseguenza di questa mia visione. Lo stesso valga per il piccolo supporto che cerco
di dare da sempre al Meeting delle Etichette Indipendenti di Faenza.”
GDC: Onestamente cosa ti piace e cosa non ti piace del mondo musicale italiano?
E come pensi che si potrebbe migliorarlo? Se esiste una via.
GT: “Non amo alla follia i cosiddetti addetti ai lavori. Molte volte poco addetti. Con poca
professionalità e con passione zero. Ma queste cose le penso quando sono particolarmente
sotto pressione. Come migliorarlo? Interscambi più forti tra tutte le parti in gioco. Non
creare circoli chiusi. Mantenere sveglia l’attenzione. Collaborare. Attivarsi. Essere presenti
sul territorio. Parlare. Comunicare. Una via di mezzo tra la missione e il lavoro politico.
Ma forse esagero…”
GDC: Ti emozioni ancora ascoltando musica? Ami anche la musica straniera o il rock italiano è una scelta di vita assoluta?
GT: “Si, la musica continua ad eccitarmi. A farmi sentire vivo. Tra Italia e il resto del mondo? Vince l’Italia. Sempre. Comunque qualche vecchia, o più recente, passioncella internazionale continua a nascondersi nelle pieghe della mia anima: David Bowie, Rolling Stones, Cure,
Verve, Grateful Dead, Gentle Giant, Clash, Oasis, Reed...”
GDC: La Toast ha compiuto 18 anni di vita. Adesso metterete finalmente la testa a posto e farete i bravi ometti maturi. Vero?
GT: “Spero di si. Non ho paura della “maturità”. Non temo gli anni che passano. Il 10 agosto di quest’anno ho toccato i 50. Ringrazio Dio per questo e per tutto il resto. I meriti personali
non esistono senza Lui.”


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