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Recensioni
Pubblicato il 21/01/2014 alle 11:53:37
Doom catacombale da parte dei Dea Marica con The Curse of the Haunted
di Emanuele Gentile
Il doom è davvero lo stile musicale eterno dell’heavy metal. Altri stile possono passare di moda. Il doom – invece – è sempre presente!

Il doom metal c’è sempre. Non passa mai di moda perché non è mai di moda. E’ il genere musicale heavy più longevo. Ha una continuità straordinaria forse perché bisogna essere veramente appassionati del genere. Se si cerca un genere alla moda allora è meglio volgere il proprio sguardo altro. Il doom metal presuppone un’adesione più che convinta. Alla fine diventa un guanto che si plasma alla perfezione sul tuo essere. Infatti, il doom prima di essere un sound è un principio identitario. Se non lo “senti” non lo potrai mai apprezzare. E’ un po’ come un vino invecchiato che va assaporato con un certo “savoir faire”. Il contrario è quello di rovinare tutto. Il doom è in fin dei conti il sinonimo più appropriato della parola heavy metal.

Fra i gruppi che nel periodo recente si sono distinti possiamo certamente annoverare i londinesi Dea Marica. Gruppo londiense? Per metà italiano visto che Riccardo Veronese (ex Gallow God e Atrophic Threnody) non mi pare inglese di conio. L’altro componente – i Dea Marica sono un two-piece – è Chris Takka (sempre ex Gallow God). Ai due founding member bisogna aggiungere l’italiano Roberto Mura (Urna e Atrophic Threnody) e Patrick Jones. Nel 2012 avevano prodotto un Ep che era stato molto ben acoclto. Ep intitolato “Ritual of the Banished”. Il cui mastering finale è stato eseguito presso gli Optimum Mastering dove è stato ri-registrato “Forest of Equilibrium” dei Cathedral.

Ora il primo album intitolato “The Curse of the Haunted”. Fuori per la giapponese Weird Truth Productions. E’ un album colossale. Nel senso che il sound che esce è come si dice in inglese “tight”. Spesso. Profondo. Pachidermico. Colossale. In un certo senso i Dea Marica sono un gruppo di epic doom metal. Il loro sound non è solo “tight”, ma anche ampio, progressivo, celestiale e sognante. Insomma non aspettatevi la solita minestra Black Sabbath bollita cento volte. Qui si cerca di suonare un doom metal estremamente coinvolgente. Con risultati piuttosto positivi. L’album scorre via molto piacevolmente. Anche perché sono evidenti richiami a due gruppi che hanno codificato il doom/dark rock/metal contemporaneo. Mi riferisco ai Black Widow e agli High Tide. Brani come “The Last Goodbye” oppure “Skeletons and Blind Skulls” sono gemme di doom metal imperituro.

I Dea Marica hanno realizzato unodei migliori debut album in campo doom metal degli ultimi anni. E guardate che il doom metal non è un genere monolitico. Non sapete quante sotto-derivazioni esistono. A dimostrazione di un geere vitale e impegnato a non dormire sugli allori. YOUR DOOM IS SEALED!

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