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Interviste
Pubblicato il 25/02/2015 alle 10:51:25
Intervista a Andrea Nikolaevic Ruffolo, il cui bisnonno suonava in duetto con Listz
di Patrizia Tagliamonte
Ha pubblicato il libro Se questo e' un padre - Storia di un amore incompreso per Effigi Edizioni. Le lacrime con Ciao ciao bambina di Domenico Modugno...

Ha pubblicato il libro Se questo e' un padre - Storia di un amore incompreso per Effigi Edizioni. Le lacrime con Ciao ciao bambina di Domenico Modugno...

Originario di Grosseto (dove è nato nel 1953), si è trasferito all'età di 6 anni a Roma: oltre che scrittore, è anche architetto e pittore...

Un padre che racconta l’amore per sua figlia…è questa l’essenza del suo libro?
Sì, e lo racconto con le vere parole di mia figlia, che registravo per farmi compagnia quando non c'era o per fare ascoltare “l'amore incompreso” ai giudici. Il primo libro che parla dell'amore di un padre verso una sua creatura è Pinocchio, ma il figlio lì è di legno: una fecondazione artificiale ante litteram. Qualcosa di simile si trova poi in Mrs Doubtfire, Robin Williams si traveste da baby-sitter per farsi assumere dalla madre e stare più tempo con i figli. Un film in cui il dramma si traveste da gioco, un po' come nel mio libro.

Una storia di 20 anni, il tempo dell’ Odissea… Può fare un miracolo e riassumerla in poche righe?
Un uomo e una giovane donna, italiano lui francese lei, s’incontrano, si amano e si sposano. Poi le difficoltà, lui non raggiunge il successo sperato, lei si ambienta in Italia ma avverte il colpo delle disillusioni; si sottopongono alla fecondazione assistita, nasce una figlia ed esplodono gelosie e diversità, poi i dissidi e i litigi giudiziari per accaparrarsi il prestigio del "genitore unico" e i privilegi economici che da tale ruolo derivano. Il padre inizia la sua vita da esule, fuori di casa e fuori dalla quotidianità con la figlia. Dieci anni di prepotenze, ottusità, sciatterie, le corruttele, i tranelli e il rancore che aleggiano perenni nelle aule dei tribunali, da cui straboccano faldoni di casi familiari e di parole e parole senza più senso. Dieci anni in cui solo la tenerezza per la figlia riesce a fare sopravvivere il protagonista.

Nonostante l’argomento, spesso si sorride. L’ironia è un suo tratto caratteristico o un modo per sdrammatizzare?
Direi entrambe. Un tratto di famiglia lo è: mio zio Giorgio, economista e ex ministro, ha raccontato la noiosissima economia con una vena ironica che invoglia il lettore; e mio padre l’ha usata per diluire ponderosi concetti filosofici nel suo libro La Cosmologica e il Possibilismo. Il mio libro esigeva questo registro, ironico e a tratti amaramente sarcastico. Ciò permette al lettore di farsi persino qualche sana risata.

Architetto, pittore, docente, guida turistica…E’ stata la vita a fare di lei uno scrittore o lo sarebbe stato comunque?
Sono e sono stato tutte queste cose insieme. Da architetto ho imparato a comprendere le proporzioni, l'importanza dei dettagli e che le cose, come le case, devono stare in piedi; come pittore l'importanza dei colori che sono la gioia degli occhi e come guida l'animo e la fatica degli artisti che hanno creato meraviglie e la curiosità dei turisti con idee e culture diverse dalla nostra. Scrittore di saggi lo sono da sempre, a scrivere narrativa mi ha portato invece il bisogno di raccontare la mia storia. Forse non lo avrei fatto se non con la spinta dei torti.. Diciamo che scrivere è stato anche terapeutico, liberatorio, divertente e doloroso insieme.

Nella premessa leggiamo “per quello che mi riguarda questa storia avrebbe meritato il silenzio”. Cosa l’ha spinta invece a raccontarla?
La denigrazione dell'uomo-padre che passa per pretesa “tutela dell’interesse del minore " e che è in realtà è un gioco delle parti, in cui l'interesse del minore deve coincidere con quello della madre. Fatto che compresi tre anni dopo l'inizio della mia guerra, a una manifestazione di padri separati venuti da tutta Italia per manifestare per i loro diritti. Paradossalmente i maggiori alleati dei padri, in questa contesa, sono le donne, le nuove compagne che detestano le ex e le loro esosità! Ci si ride, ma non troppo. Ho cominciato a scrivere per raccontare l'ipocrisia della giustizia e anche per lasciare a mia figlia la mia versione dei fatti. Così il libro che era stato denunciato per “diffamazione” (pur avendo modificato tutti i nomi) ha trovato nell'ultimo giudice il coraggio di essere assolto: mi avevano riconosciuto il diritto di raccontare. E l'ho potuto pubblicare. Almeno questo!

Oltre alla sua determinazione, c’è qualcosa che l'ha aiutata durante la scrittura? So che lei ama molto la musica…
Scrivere richiede grande concentrazione, la musica può distrarre. Purtroppo però, vivendo a Roma vicino al Policlinico, la musica delle sirene (non omeriche) è tale che, rimbalzando ed echeggiando sulle pareti del seminterrato dove mi aveva esiliato il giudice, se non faceva sobbalzare il cuore, faceva sobbalzare il cervello. Allora mi restavano due possibilità: o usare, alla maniera di Ulisse, i tappi di cera, oppure uccidere con la sinfonia la cacofonia ambulante. Durante la scrittura, nei momenti di ordinaria concentrazione va bene qualcosa di barocco o preromantic (Bach, Mozart primo Beethoven), ma nei passaggi cruciali, quando si devono richiamare tutte le forze dello sturm und…dranghete, bisogna fare appello a Brahms o Mahler. Se si raccontano cose leggere, vanno bene Gershwin o New Orleans Jazz. Il cool Jazz (Modern Jazz Quartet o Wes Montgomery) è come Bach, non interferisce. Poi io vado a periodi, ondate di barocco, di romanticismo struggente, di musica etno fino ai canti popolari cinesi o colombiani, dipende…. Nel mio libro, la musica ha un’importanza enorme, spesso fa da contrappunto alle varie situazioni e stati d’animo. Ad esempio paragono il silenzio (infernale) della giustizia con le (paradisiache) pause musicali.

C'è un passaggio in cui dico ironicamente:
“Si può dire, riadattando le parole di Sacha Gutry su Mozart:
il meraviglioso nella musica della Giustizia è che il silenzio che la
segue, sempre Giustizia è.”
Ma c’è anche la canzone italiana anni 60, ad esempio "ciao ciao bambina" , che faceva piangere mia figlia quando doveva tornare dalla mamma:
“Sulla via del ritorno, un CD di Modugno… ciao, ciao bambina
un bacio ancora… il tuo pianto nascosto…
«Questa canzone
mi fa venire le stupide lacrime, me la puoi togliere, babbo?»E rientrasti nella gestione materna.”
E ancora, il paragone tra la burocrazia italiana e la musica:
“No, lo so, non ci credi. Kafka? Ma Franz in confronto
alla burocrazia italiana è come un minuetto di Boccherini di fronte
alla prima sinfonia di Brahms”.
Infine trasformo un'intera udienza di tribunale in un concerto per pianoforte e orchestra:
“Tra gli scroscianti applausi del pubblico, formato solo da bambini
assenti, Die Leiterin (la giudice) si inchina e il solista del fortepiano si alza e le va a stringere forteforte la mano (doveva essere per la perfetta
punteggiatura della cadenza e dell’interpretazione, una Boh… una
Karola Bohm). Magnifico splendido! Per la prima volta cammino
levitato dal suolo.”
E non poteva certo mancare l'Inno alla Gioia di Schiller musicato da Beethoven per le notizie buone e l'antifona dei canti gregoriani per le ripetizioni negative:
“Rispiego l’antifona (nella liturgia cantata precede il grande salmo: il salmone) sillabando con calma divina: «È sta-to sov-ver-ti-to l’ordine dei week-ends, mi sono sal-ta-ti gli im-pe-gni di la-vo-ro, capisce?»

Insomma credo di avere rispettato l'amore di famiglia per la musica visto che mio bisnonno, Alfonso Rendano, fu un pianista di fama che suonava duetti pianistici nientemeno che con quel pazzo di Listz!

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