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Recensioni
Pubblicato il 31/07/2015 alle 17:37:55
Fabi Silvestri Gazze' (Rock In Roma, Ippodromo delle Capannelle, 30/7/2015)
di Alessandro Sgritta
Sì è concluso con un grande concerto all’Ippodromo delle Capannelle di fronte a circa 20mila persone il tour di Fabi Silvestri Gazzè, partito lo scorso anno nei club europei per poi arrivare nei palazzetti di tutta Italia fino all'Arena di Verona.

Sì è concluso con un grande concerto di quasi tre ore all’Ippodromo delle Capannelle di Roma di fronte a circa 20mila persone il tour di Fabi Silvestri Gazzè (nella foto di Simone Cecchetti), partito lo scorso anno nei club europei per poi arrivare nei palazzetti di tutta Italia fino all’Arena di Verona.

“Io mi ricordo, tre ragazzi con una chitarra, un basso e una tastiera sulle spalle…”, potrebbe essere questo, parafrasando il Venditti di “Notte prima degli esami” (che però si riferiva al Folkstudio) il primo ricordo personale di Fabi, Silvestri e Gazzè, in quel “Locale” di vicolo del Fico dove hanno mosso i primi passi negli anni '90, anche se in realtà il primo ricordo che ho è quello del concerto di Daniele Silvestri al Classico del 1994, era appena uscito il video di “Voglia di gridare” e doveva ancora uscire il suo primo disco omonimo, ci saranno state una cinquantina di persone in quel piccolo locale di Ostiense, allora c’era ancora Max Gazzè al basso nel gruppo di Silvestri, mentre Niccolò Fabi doveva ancora esordire con “Dica” (1996)…

Ma veniamo al concerto di ieri sera, che è stata come si poteva immaginare una grande festa, durata quasi 3 ore di fronte a circa 20mila persone, l’atto conclusivo del tour “Il padrone della festa” dei tre cantautori romani, che dopo essere partito in dimensione acustica (e ridotta a solo loro tre sul palco) in 11 piccoli club di sette paesi europei è poi arrivata nei palazzetti di tutta Italia da novembre a dicembre e persino all’Arena di Verona lo scorso 22 maggio ed è diventato anche un disco e un dvd live.
Dopo un video introduttivo realizzato da Giacomo Citro che ripercorre le varie tappe del tour, alle 22 circa escono uno ad uno Fabi Silvestri e Gazzè per eseguire “Alzo le mani”, la prima canzone del disco e anche la prima che hanno composto insieme, dicono che questo è il loro ultimo concerto insieme, in realtà sa più di un arrivederci che di un addio ma avevano deciso di darsi un obiettivo e un limite. Tocca quindi al primo singolo “Life is sweet” che ha lanciato il disco, sempre fresca e originale, per ora sono ancora solo loro tre sul palco: Fabi alla chitarra, Gazzè al basso e Silvestri alle tastiere e programmazioni.
“Sirio è sparita” è un brano del primo disco di Gazzè “Contro un’onda del mare” (che rimane uno dei suoi lavori più interessanti), che Max canta per celebrare la luna piena, Fabi ricorda i tempi del Locale quando le facevano insieme, Daniele passa alla chitarra e Niccolò canta “Una buona idea” (primo singolo estratto dall’ottimo “Ecco”, targa Tenco per il miglior disco dell’anno nel 2013) che il pubblico canta tutto in coro battendo le mani. Anche Silvestri parla del Locale e canta “Il Flamenco della doccia” (tratta dal primo disco omonimo del 1994, dove Silvestri si diverte a sostituire Morandi con Baglioni nella seconda parte) con Fabi alla batteria, sul finale del brano entra il resto della band con Ramon Caraballo (percussioni e tromba) che canta, Max Dedo (fiati, chitarra), Gianluca Misiti (tastiere), Adriano Viterbini (chitarre), Piero Monterisi (batteria) e Roberto Angelini (chitarra elettrica e slide).
Attaccano tutti insieme a suonare “L'amore non esiste” (secondo singolo estratto da “Il padrone della festa”) in cui il testo diventa "ma esistiamo noi 3", poi Fabi e Gazzè fanno battute sulle stecche, considerandole delle “alternative” alla norma, arrivando alla conclusione che possono fare un po’ come gli pare, parte quindi "Come mi pare" (ultimo singolo estratto dal nuovo disco, che diventa a un certo punto "come cazzo mi pare"): “Chi vuole scrivere impari prima a leggere...”.
Silvestri canta “Ma che discorsi”, Fabi prosegue con “E’ non è” (dal bellissimo “La cura del tempo”, uno dei suoi lavori più ispirati), Gazzè canta “Il solito sesso”, Max incorona Niccolò con un tamburello e insieme cantano la loro hit “Vento d'estate”, a cui fa seguito “Il mio nemico”, uno dei pezzi più impegnati di Silvestri. Si cambia decisamente registro con "L'avversario", il pezzo forse più debole di tutto il nuovo disco, dopo la presentazione parlata di Silvestri nelle vesti di arbitro dell’incontro entrano Fabi e Gazzè che indossano accappatoio e guantoni da pugili e parte una sfida a colpi di canzoni con “Annina”, “Rosso”, “L'uomo più furbo”, “Dica”, poi interviene Silvestri con la sua “Le cose che abbiamo in comune”, prima della ripresa finale de “L'avversario”. Un siparietto divertente pur essendo evidente che i tre non sono esattamente David Bowie, Elton John e Renato Zero in quanto ad abilità nei costumi e travestimenti e sono sicuramente più a loro agio nei loro panni e con uno strumento in mano.
Fabi inizia a cantare “Mentre dormi” di Gazzè da solo chitarra e voce, poi entra anche Max, quindi Niccolò propone la sua “Costruire” (uno dei suoi pezzi più celebrati e intensi, ripresa anche da Stefano Bollani e Irene Grandi nel loro disco in duo). Daniele esegue “L'autostrada”, poi subito di seguito Ramon improvvisa a cantare “Corazon espinado” di Santana mentre suona le percussioni, Fabi canta la sua prima hit “Capelli” e in mezzo Silvestri gli risponde con “Occhi da orientale”, Max canta “Il timido ubriaco”, poi “Cara Valentina” con Dedo, Silvestri e Viterbini alle chitarre (la cui frase finale "per esempio non è vero che poi mi dilungo spesso in un solo argomento..." viene ripetuta a gran voce dal pubblico). Arriva Misiti al piano per “Il negozio d'antiquariato” di Fabi, Daniele attacca “Testardo” con Monterisi che prima dice "a chi te’ murt" in pugliese, poi tutto il pubblico si sfoga in un coro liberatorio in romanesco ("l'anima de li murtaccitua..."). Parte “La favola di Adamo ed Eva” di Gazzè, potentissima come al solito, poi è la volta di Fabi con “Lasciarsi un giorno a Roma” e di Silvestri con la hit sanremese “Salirò”. Salutano, escono e rientra da solo Daniele al piano con “Sornione” (brano cantato in duetto con Niccolò nel disco “Scotch” di Silvestri), poi lo raggiunge Fabi, rientra anche Max per cantare la sua “Una musica può fare”, quindi Silvestri con “Gino e l'alfetta” (un sentito omaggio al mondo gay fatto senza falsi pietismi e ammiccamenti), quindi ancora Gazzè con la sua divertente “Sotto casa”. Chiudono il concerto con “Cohiba”, grande successo di Silvestri (il suo inno politico per eccellenza con lo slogan “Venceremos adelante, o victoria o muerte”) quindi salutano il pubblico e dopo qualche minuto rientrano per fare insieme la title track “Il padrone della festa”, la canzone che chiude l’intero disco e che dà il senso a tutto il progetto partito dal viaggio fatto insieme in Sud Sudan, dove “il sasso sui cui poggia il nostro culo”, cioè il pianeta Terra, è il padrone della festa. Escono salutando dal palco uno alla volta, per ultimi Misiti e Angelini, poi in sottofondo parte “Alzo le mani” e rientrano tutti per salutare, come se non se ne volessero più andare, e in effetti è difficile pensare che questa sarà l’ultima volta che li vedremo insieme sullo stesso palco, speriamo che ci saranno altre occasioni, magari in posti più piccoli e raccolti come il Locale o come i piccoli club dove li abbiamo visti suonare in Europa, magari improvvisando dei concerti senza fare annunci o pubblicità, così solo per il gusto di suonare insieme, senza per forza dover continuare a fare dischi e tournée insieme…

In conclusione alcune osservazioni che ci sentiamo di fare all’organizzazione di “Rock In Roma”, sperando di fare cosa gradita e soprattutto nella speranza di essere ascoltati: dopo aver fatto file nel traffico per arrivare all’Ippodromo delle Capannelle (non importa se in auto, moto o autobus, anche se non è la stessa cosa) e magari anche la fila al botteghino (se non si hanno già i biglietti in tasca) ci sembra assurdo dover fare una doppia fila anche per prendere qualcosa da mangiare o da bere all’interno della struttura, una alla cassa dei token (i gettoni che permettono poi di acquistare cibo e bevande) e un’altra fila ai vari stand gastronomici, insomma di fronte alla prospettiva di fare tutte queste file abbiamo rinunciato e preferito aspettare di uscire dal concerto per mangiare qualcosa. Alla fine però abbiamo dovuto fare un’altra fila, all'1 di notte, questa volta a piedi, che forse si sarebbe potuta evitare aprendo le varie uscite dell’ippodromo vicine all’area del concerto e non costringendo il pubblico a uscire da due lunghi corridoi paralleli (uno a destra e uno a sinistra del palco) come un gregge di pecore al pascolo, senza altre possibilità o vie di fuga.

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