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Interviste
Pubblicato il 15/12/2015 alle 08:40:21
A me me piace o'blues in dialetto abruzzese: intervistiamo Adriano Tarullo ..
di Francesca Odette Croxignatti
Al momento abbiamo 3.800 lettori per la recensione di Silvio Mancinelli del suo cd: ovvio che quello di Adriano Tarullo sia una caso interessante e da monitorare. Gli ho percio' chiesto di farsi intervistare ..

Al momento abbiamo 3.800 lettori per la recensione di Silvio Mancinelli del suo cd: ovvio che quello di Adriano Tarullo sia una caso interessante e da monitorare. Gli ho percio' chiesto di farsi intervistare ..

Chitarra acustica e dialetto del suo Abruzzo: un connubio blues!

Bentrovato ad Adriano Tarullo: partiamo subito con la domanda più difficile... come definiresti il tuo percorso artistico?
Lo definirei indipendente. Genuino, senza pretendere di soddisfare qualche esigenza di mercato. Ho seguito unicamente quello che mi sentivo di comunicare, attraverso la lingua e la musica che mi è più vicina.

Hai prodotto 4 album e dal secondo (Spartenze del 2008) al recente Anch'io voglio la mia auto blues sono passati diversi anni: facciamo perciò una disanima di queste 4 produzioni ..
Ho iniziato quasi per gioco, cantando nel dialetto del mio paese, una sorta di tributo al luogo dove sono nato. Da quella esperienza del 2006 è nato il primo disco Sacce cu è ju bblues che letteralmente vuol dire... e che ne so io che cos’è il blues! Ė la risposta di mio padre quando gli ho chiesto cosa fosse il blues. Oltre a ricevere apprezzamenti locali sono riuscito a far passare due brani anche su Radio Rai, scelti nel programma Demo Rai, adesso purtroppo stroncato dal palinsesto. Ė stato sicuramente uno stimolo ad andare avanti, come lo era il fatto di essere chiamati a suonare quel repertorio al di fuori del paese. Così ho continuato con il secondo album Spartenze, sempre seguendo uno specifico genere, il folk-rock e il blues coniugato con il dialetto. Al contrario del primo (prodotto e registrato per la maggior parte da me), in questo disco c’è il supporto della band che con gli anni si è ampliata fino ad arrivare a 6 elementi (La Sbend). Nel terzo album I vuojjie bbene a nonnate, a differenza dei primi due, in cui sono presenti degli inediti, ci sono delle rivisitazioni di canti tradizionali, sempre adattandoli al genere musicale che ha contraddistinto i precedenti dischi. Nel quarto Anch’io voglio la mia auto blues, ci sono canzoni sia in dialetto, sia in italiano e anche degli ibridi. C’è un approccio più da cantautore, infatti con questo disco sono tornato ad incidere da solo. Ci sono diverse collaborazioni e ho attenuto un’attenzione anche dal Premio Tenco.

Come costruisci una tua canzone o un intero cd? Hai un modus operandi standard o cambi a seconda le produzioni?
Prima di essere cantante mi sento chitarrista. Quindi gli spunti in genere sono riff o composizioni di chitarra su cui costruire una linea melodica. Sono stato sempre affascinato dall’autoproduzione e quindi all’arrangiamento. Ho iniziato su un multitraccia a quattro piste su cassetta. Nell’ultimo album le canzoni hanno preso forma proprio in fase di registrazione: uno strumento dava l’imput per quello successivo. Non c’era un’idea già ben delineata. Mentre per album come Spartenze o I vuojjie bbene a nonnate c’è l’apporto della band, quindi si costruisce la maggior parte dell’arrangiamento prima, in sala prove.

Riescono Adriano Tarullo uomo ed Adriano Tarullo artista a convivere? C'è lo spazio per coltivare un hobby?
Sono veramente poche le persone che fanno quello che veramente gli piace, soprattutto in ambito artistico. C’è un detto: l’artista per la fame ha perso la vista. Chi riesce a guadagnare bene facendo l’artista senza snaturarsi è sicuramente un privilegiato ed è un artista anche in questo. Va tutto il mio plauso. Sto cercando una persona con cui avere molti hobby; magari una moglie, ricca possibilmente.

Se ti offro una macchina del tempo, in quale epoca ti trasferisci? E perché proprio in quella?
Decisamente i fine anni ’60, il periodo in cui il rock ha preso forma, in cui si nutrivano speranze di cambiamento e la musica era il mezzo ideale con il quale esprimersi.

Il tuo essere hobo e bluesman ti porterà via da Scanno o questa terra abruzzese è la tua coperta di Linus?
Io sono andato via da Scanno all’età di 14 anni per studiare e poi l’ho di nuovo lasciata per lavorare in ambiti molto diversi da quelli musicali. Sinceramente non sono né hobo, né il bluesman che viaggia su qualche treno merci. Il blues rimane un genere musicale con il quale esprimersi. Sono tornato da qualche anno: sto dando una mano in famiglia perché abbiamo a che fare con un cattivo ospite che si chiama Alzheimer. Ė un periodo di transizione, sono sereno con me stesso per la scelta che sto facendo. Ho avuto un buon motivo per scrivere una canzone su mio padre. Ha un attacco blues, perché la sofferenza (il blues appunto) la puoi trovare anche tra le sicure mura di una tranquilla cittadina di montagna.

Quali artisti hai seguito in gioventù? Quali quelli che adesso ti avvincono maggiormente?
Sono troppi. Il primo di cui mi sono innamorato è Bruce Springsteen

Avevo la bandiera nella mia cameretta da adolescente. Ho ascoltato molta musica americana e inglese, la grammatica del rock e qualche cantautore italiano di rilievo (Guccini, De Gregori). Con lo studio della chitarra ho ascoltato molta musica strumentale, ho fatto un bel giro di ascolti su molti generi musicali, dal rock al jazz. L’ascolto era molto dedicato ai chitarristi. Oggi mi piacciono molto i chitarristi che cantano, soprattutto chitarristi blues: Robben Ford, Derek Trucks (anche se non canta!), Kelly Joe Phelps. Ultimamente ho scoperto un trio notevole si chiamano The Wood Brothers.

C'è stato un disco o un concerto che ti ha veramente deluso? Ed uno invece che ti ammaliato e non te l'aspettavi?
Non mi va di fare riferimenti particolari però in genere mi delude l’andamento artistico di chi inizia il proprio percorso musicale in una determinata maniera e poi, una volta raggiunto il successo, c’è uno snaturamento in cui ci si adatta a suoni alla moda e testi per niente accattivanti.
Sono rimasto impressionato da un video di Lady Gaga. Ė conosciuta come icona pop ed effettivamente è molto lontana dai mie gusti musicali ma quando ho visto il concerto con Tony Bennet…giù il cappello.

A Maggio dell'anno scorso la tua positiva esperienza al Premio Pigro ..
Sì, insieme alla Sbend abbiamo arrangiato un brano poco popolare di Ivan Graziani, Il prete d’Anghiari, con il quale ci siamo aggiudicati la migliore interpretazione. Una bella esperienza che è proseguita a dicembre, in cui ho condiviso il palco del teatro di Teramo con qualche artista noto. Devo dire che in tutta questa storia ho maggiormente riscoperto l’artista a cui è dedicata la manifestazione, ovvero Ivan Graziani. Un grande chitarrista di origini abruzzesi che scriveva canzoni veramente degne di nota, non solo dal punto di vista musicale. Ultimamente, mantenendo una mia personalità musicale, ho preparato un tributo a questo cantautore e prossimamente dovremmo esibirci insieme alla presentazione di un nuovo libro biografico.

L'uso del dialetto è stata una bella sfida: stai già pensando ad un nuovo disco? Qualche anteprima ce la offri?
Ė vero, una sfida tosta, soprattutto accostandolo a un genere non propriamente tradizionale e quindi non collocabile. L’ultimo album, che era un ibrido, è stato di transizione perché il prossimo sarà completamente in italiano. Poiché ritengo il testo della canzone una parte importante di essa, ho l’esigenza di farmi comprendere maggiormente e questo lo posso fare solo utilizzando la lingua nazionale. Sarà un album di storie, di personaggi, di situazioni che spesso attraversano di striscio, ma anche completamente la nostra vita. Sono storie relativamente consuete ma se analizzate al dettaglio nascondono una follia o se preferisci sono follie che normalmente sono nascoste dalla consuetudine. Basta pensare al brano dedicato a mio padre, quello sull’Alzheimer. Considerata normalmente una malattia in cui un simpatico vecchietto dimentica le cose ma se vissuta personalmente ci si accorge della follia presente nell’individuo malato, soggetto a schizofrenie e problemi seri di gestione. Ci sarà la storia di un razzista che avrà a che fare con una nuora africana. La storia di un amico, addirittura del figlio del poeta Dylan Thomas, venuto ad abitare sulle rive del lago di Scanno. Del rapporto sempre più difficile tra uomini e donne. Anche di favole, quelle che vediamo tutti i giorni. Saranno canzoni ruvide ma in tonalità maggiore. Canzoni dal suono radiofonico ma dai testi spigolosi. In questo periodo mi sto dedicando molto alle registrazioni. Spero di finire presto, ho una gran voglia di farle sentire.

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