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Pubblicato il 18/01/2016 alle 12:44:09
Claudia Pastorino la prima cantautrice di Genova
di Sabrina Napoleone
Otto nuovi brani per l'ottavo album della cantautrice genovese Claudia Pastorino. La scoperta dei Ligyes, il lavoro stesso con i musicisti storici di Giorgio Gaber ..

Otto nuovi brani per l'ottavo album della cantautrice genovese Claudia Pastorino. La scoperta dei Ligyes, il lavoro stesso con i musicisti storici di Giorgio Gaber ..

E’ da poco uscito “Claudia” il nuovo ed ottavo album della cantautrice Genovese Claudia Pastorino. Attiva dai primissimi anni Novanta, la Pastorino è senz’altro una delle prime donne italiane che hanno sfidato, con naturalezza e passione, la tradizione, mettendosi in gioco come autrici, in un mondo, fino a quel momento, quasi solo maschile.

Resta forte anche in quest’ultimo lavoro il legame con la tradizione e con gli stilemi della canzone d’autore, soprattutto con quella scena musicale che negli anni Settanta e Ottanta è riuscita ad imporsi sul mercato discografico e a rivoluzionare i gusti musicali di molti Italiani. Lo stile compositivo, quello esecutivo, l’attenzione alla struttura ed alla forma canzone, l’uso della voce, gli arrangiamenti acustici sono elementi essenziali di ciascun brano e conferiscono all’album una coerenza interna ormai quasi desueta in ambito pop.
Forti e toccanti gli argomenti trattati, spesso ci portano in un contesto privato, come il rapporto con una fede opprimente ed il faticoso percorso verso una libera presa di coscienza (Credevo - Mandragola); o come l’afflizione provocata da un mondo troppo dedito all’apparenza e alla prevaricazione a discapito della creatività (Rumore); o ancora alle difficoltà che comporta il mestiere della musica (Canzone del Tempo Perso – Bisogna avere Quarant’anni). “Claudia” contiene una sola canzone d’amore, Ponte dell’Arcobaleno; e come un tango si sviluppa un brano, dedicato ad un compagno di vita non umano, forse un cane; brano che esprime con pari delicatezza il dolore per la perdita e la riconoscenza per il tempo trascorso assieme.

Claudia Pastorino è accompagnata in questo nuovo album e nei concerti dagli storici musicisti di Giorgio Gaber: Claudio De Mattei al basso, Gianni Martini alle chitarre, “Dado” Sezzi alla batteria e alle percussioni.

I tuoi sono venticinque anni di musica che all'orecchio di chi ascolta presentano una forte coerenza artistica; se però dovessi raccontarci il tuo lavoro, la tua produzione e la tua poetica dagli esordi ad oggi quante fasi individueresti?
La spinta nei confronti della scrittura è rimasta la stessa di venticinque anni fa, la stessa voglia di provare a comunicare attraverso le canzoni, lo stesso credo nel potere della parola, detta e cantata. La musica, intesa in questo caso come la scrittura e il canto di canzoni, è stata ed è fondamentale; è più di un lavoro, più di un diletto, più di un'urgenza creativa: è stata ed è una compagna di vita, la cui presenza non è mai venuta meno, una famiglia, una religione. Vi sono state e vi sono fasi in cui si dà la precedenza alla scrittura e altre in cui si dà la priorità agli ascolti: anche questi sono molto nutrienti, e fondamentali per crescere e per condividere il discorso degli altri. La musica, sia quella che si fa sia quella che si riceve attraverso l'ascolto, è condivisione, è partecipazione, è uno spazio di libertà, di verità, e vorrei aggiungere è impegno, un canale attraverso il quale fare scorrere idee, denunce, proposte, riflessioni.

Otto dischi ed otto brani, abbiamo il numero magico per il tuo ultimo album "Claudia" o si tratta di una coincidenza con cui la numerologia non ha nulla a che fare?
Si tratta di una coincidenza che mi piace: grazie per averla rilevata. Nella cultura indiana, che amo, l'8 è un numero vitalistico e auspicale, rappresenta la natura creativa. Nell'otto sono racchiusi simbolicamente sia i cinque elementi che compongono la Natura sia i tre elementi che costituiscono gli esseri viventi. Quindi questa combinazione tra le otto canzoni, l'ottavo disco, che tra l'altro è stato pubblicato (cosa che non accade quasi mai) nell'ottavo mese dell'anno (agosto 2015), mi piace molto.

Il tuo legame con la tradizione musicale e con la canzone d'autore genovese è molto solido. Esso viene evidentemente rappresentato dalla tua musica e quasi da te reclamato con forza nei tuoi versi ed in particolare in Ligyes. Quali sono gli aspetti e gli effetti di questo legame e quale direzione personale vorresti dare alla tradizione?
La scoperta dei Ligyes, i nostri antenati liguri, noti già nell'antichità per essere guerrieri cantori, è stata una folgorazione, un'illuminazione, ha come rimesso a posto tutti i tasselli del puzzle. Ho sempre sentito la canzone d'autore come una forza capace di essere portatrice di significati, di riflessioni, di punti di vista su cui potersi confrontare. Credo che i cantautori, come i poeti, abbiano dato e possano ancora dare un grande contributo alle idee. Il canto ha in sé un forte potere, non solo di emozionare, commuovere, rallegrare, far sognare, ma anche un potere di trasformazione e di cura. Vorrei dare alla tradizione una direzione al contempo di recupero e di innovazione: sto lavorando a un musical tutto ligure che si intitola appunto proprio LIGYES in cui far convergere tutta la qualità musicale e artistica contemporanea della nostra terra, un musical che racconti le storie di chi ha combattuto e ancora combatte attraverso la forza delle parole e della musica. Partirà da lontano, dai primi autori che dall'VIII e VII secolo a.C. hanno raccontato dei Ligyes, per arrivare ai nostri giorni. Vorrei riportare l'attenzione sulla possibilità che hanno i cantautori (e gli artisti in genere) di farsi portatori di messaggi, di proteste, di continuare insomma a combattere battaglie attraverso la voce, la musica, le parole.

La tua scrittura è molto diretta, sembri prendere la mira e colpire con i versi il tuo bersaglio. Parli molto di te, e questo è palese già dal titolo dell'album, ma racconti anche con grande dolcezza, amore e malinconia di compagni di viaggio non umani...Questo è un argomento che mi tocca molto, come sai, ti pregherei di raccontarmi di questa storia d'amore.
La mia "lunga storia d'amore" con i nostri fratelli e sorelle animali è cominciata quando ero piccola e la compagnia dei gatti e delle galline era già allora una gioia. Durante l'adolescenza scoprii, prima casualmente e poi volendo documentarmi attraverso la lettura di Imperatrice Nuda di Hans Ruesch, gli orrori che l'uomo compie contro queste creature così innocenti: dopo aver conosciuto la vivisezione non possiamo fare altro che combatterla, e quindi cominciai a impegnarmi personalmente. Negli anni Ottanta intrapresi le prime battaglie in difesa degli animali: un percorso molto doloroso, che ti tiene sempre a stretto contatto con realtà dalle quali la mente vorrebbe invece rifuggire, non sapere, non conoscere, non vedere, non approfondire. I macelli, la vivisezione, la caccia, gli allevamenti intensivi, i trasporti... In quegli anni, poi, diventare vegetariani era una scelta criticatissima e giudicata folle, scriteriata. In questi trent'anni di impegno ho visto cambiare qualche cosa in meglio, ma, malgrado questi piccoli segnali di miglioramento, gli animali continuano a soffrire atrocemente per causa nostra. Ho dedicato questo cd all'Animals Asia Foundation, che è presente con me ai concerti, con materiali, interventi e filmati. Credo sia importante continuare a parlarne e quindi grazie a te di avermene dato, qui,l'opportunità. Tornando al tema dell'impegno, dell protesta, della denuncia, di cui parlavo prima, vi sono splendide canzoni come Sarcofagia di Battiato, Looking for Changes di Paul McCartney, Meat is Murder di Morrissey, attraverso cui questi artisti si sono espressi con decisione e con forza su questi temi.

Con un inizio carriera nei primissimi anni Novanta sei la prima cantautrice genovese, raccontaci degli esordi e delle tue prime collaborazioni.
Allora ero una ragazzina che non riusciva a parlare, però riuscivo a cantare. Quindi cominciai a tirare fuori dai cassetti pieni di canzoni le mie prime parole, le mie prime storie. Avevo solo modelli di riferimento maschili, ma "da grande" non volevo fare altro che questo: scrivere e cantare. I primi riscontri positivi furono fondamentali, mi diedero la spinta per continuare a provarci, per non arrendermi in questo percorso così pieno di ostacoli. Amilcare Rambaldi, nel 1992, mi disse parole che ho sempre portato con me in tutti questi anni, e a cui ho ripensato sempre in ogni momento di difficoltà. E chi vive di voce, di parole, di musica, sa le difficoltà, soprattutto lavorando da indipendenti. Però è un percorso possibile, molto faticoso ma possibile, che rifarei, un percorso a ostacoli che trova il suo momento catartico nei concerti: i concerti sono ogni volta dei piccoli Mandala, ci insegnano a vivere il momento, a gioire dell'attimo in cui siamo.

Quali strade sta prendendo, secondo te, la canzone d'autrice a Genova?
Credo che la canzone d'autrice a Genova viva un momento fertile come non mai. Le cantautrici danno vita a una proposta musicale vasta, variegata, ricca di stili, linguaggi, modi differenti. E in questo contesto è molto importante l'attività di aggregazione e di valorizzazione svolta dall' Associazione Culturale Lilith. I linguaggi e i suoni si evolvono e si trasformano, però credo che la radice, l'intenzione originale della canzone d'autore rimangano fedeli a quel modo di essere "artigiane di parole", dette e cantate. Nel rispetto dei nuovi modi di esprimersi in musica, credo che la dimensione dell'artigianalità della canzone d'autore sia rimasta immutata, preservata nella sua onestà e nella sua libertà. Le cantautrici portano avanti un discorso personale, onesto, libero da condizionamenti di qualsivoglia business, raccontano storie "a lento rilascio", da non esaurire in fretta, ma da lasciare crescere nel tempo.
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