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Pubblicato il 29/02/2016 alle 09:25:25
DOS Duo Onirico Sonoro, il nuovo progetto di Annalisa de Feo
di Manuela Ippolito
Un disco che abbraccia diversi stili, che spazia tra il pop, l’indie, il jazz, attingendo dalla musica tribale per raggiungere le Atmosfere dell’Europa dell’Est. Si presenta così il DOS Duo Onirico Sonoro di Annalisa de Feo.

Un disco che abbraccia diversi stili, che spazia tra il pop, l’indie, il jazz, attingendo dalla musica tribale per raggiungere le Atmosfere dell’Europa dell’Est. Si presenta così il DOS Duo Onirico Sonoro di Annalisa de Feo che ha dato vita all’omonimo disco, opera prima della band e primo atto di un percorso cominciato nel 2010.

Le composizioni di questo progetto sono il frutto di percorsi che affondano le radici nella musica classica, in quella etnica e nell’avanguardia, dando vita a suggestioni dal carattere intimista e a un sodalizio tra forme d’arte di diversa natura. I brani, dal carattere evocativo ed onirico, nascono inizialmente per piano e voce ma trovano la risposta più calzante grazie al suono deciso ed elegante delle percussioni di Marco Libanori. Il duo attraverso un lavoro di ricerca, che abbraccia contesti artistici opposti, miscela diversi elementi culturali associandovi un ritmo serrato che a sorpresa infrange ogni barriera. La lingua utilizzata nei brani, invece, assume il ruolo di linguaggio non significante e diventa strumento aggiuntivo che accoglie strumenti inconsueti come l'harmonium indiano, il synth ed il kazoo.
Un progetto trasversale, dunque, difficile da inquadrare in un genere predefinito perché sfugge da ogni tipo di classificazione. Non a caso in alcuni brani interamente strumentali il tema viene esposto e destrutturato unendo elementi acustici ed elettronici che generano un forte impatto emotivo. Il canto a volte rimane suono “gramlò”, onomatopea ed espressione istintiva che non passa attraverso la decodificazione della parola, altre volte utilizza una lingua che, come nel sogno, non sempre genera un risultato sensato e logico.

L’elettronica in alcuni brani è utilizzata per brevi momenti ed è intesa come grido, come linea melodica che esce dirompente su una base ritmico armonica; altre volte si insinua gradualmente fino a infrangere il tema principale. L’album si apre con il brano Ouverture in cui l’harmonium, strumento della tradizione indiana, diventa l’assoluto protagonista della scena. Una scelta che deriva da un profondo amore per le tradizioni lontane, per la musica etnica, per tutte quelle sonorità mistiche che donano alla musica un tocco di magia ed eleganza. Quasi a sottolineare l’apertura verso un mondo sconfinato che attraverso i suoni e le visioni contemporanee si arricchisce di elementi provenienti da culture e tradizioni diverse.

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