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Pubblicato il 21/04/2016 alle 07:35:21
Mynah, tra sonorità nordiche e tradizione
di Manuela Ippolito Giardi
Un sound dal sapore nordico che si sposa con le tradizioni del profondo Sud: così si può sintetizzare l’essenza di Intro, opera dei Mynah, trio formato da Antonio De Donno (batteria), Gabriele di Franco (chitarra) e Federico Pecoraro (basso).

Un sound dal sapore nordico che si sposa con le tradizioni del profondo Sud: così si può sintetizzare l’essenza di Intro, opera dei Mynah, trio formato da Antonio De Donno (batteria), Gabriele di Franco (chitarra) e Federico Pecoraro (basso).

Una formazione giovanissima che propone un linguaggio moderno, fresco in cui non mancano sperimentazione e ricerca. Antonio De Donno ci ha raccontato la nascita di questo progetto.

Antonio, per cominciare l’intervista parliamo subito del vostro disco d’esordio “Intro”. Quali sono gli aggettivi che utilizzeresti per descriverlo in due parole?

“Intro” è un disco spazioso, caldo. Il sound si colloca tra modern jazz, groove e world music, ritmiche essenziali e melodie intime che si evolvono diventando incalzanti, a tratti ossessive, ma con uno sviluppo che é il naturale risultato dell’intesa che siamo riusciti a creare.

In questo disco non abbiamo potuto fare a meno di notare la presenza di atmosfere e sonorità nordiche. Ci vuoi raccontare, invece, qual è stato il vostro percorso musicale?
Il nostro percorso musicale si fonda sulle influenze di ognuno di noi. Il jazz e il funk ci accomunano, ma siamo molto attenti alla scena musicale moderna (elettronica, d&b, dubstep ) e credo che sia questa caratteristica che ci proietta in una dimensione “nord europea” nonostante proveniamo tutti dal “profondo sud”.

Dal momento che siete di origini pugliesi parliamo anche della vostra terra. Qual è il vostro rapporto con la tradizione musicale della vostra regione?
La musica della nostra tradizione è ricca di elementi ritmici a sostegno di melodie dotate di un forte lirismo. Credo che quest’intreccio sia evidente nelle nostre composizioni, anche se non attingiamo in maniera diretta dalla musica popolare.

Il Mynah è un uccello indiano capace di riprodurre qualsiasi suono con la stessa timbrica e qualità sonora della fonte originale. Perché avete scelto questo nome?
La scelta del nome si riferisce all’interazione che si crea tra di noi quando suoniamo. tre persone diverse che cercano di parlare un linguaggio originale con un’unica voce. Per questo motivo ci affascina il concetto del mynah bird.

Visto che siete appena tornati da un tour europeo una domanda inevitabile: che aria si respira al di fuori dei confini italiani? Quali sono le differenze, al livello musicale, tra l’Europea ed il made in Italy?
Come tutti sanno, il centro-nord dell’Europa da un po’ di tempo a questa parte si sta affermando come centro nevralgico del jazz mondiale, direi alla pari degli stati uniti (con le dovute differenze di stile, ovviamente). Poter portare la propria musica in questi contesti è una grande soddisfazione: audience preparata e attenta, clubs organizzati a gestire i concerti, tanti nuovi progetti con cui misurarsi e confrontarsi. credo che l’italia, attualmente, sia un passo indietro a tutto questo.

Per quanto riguarda il vostro futuro, dunque, cosa avete in mente? Quali saranno i prossimi appuntamenti live ed i prossimi impegni?
Abbiamo appena chiuso la nostra prima tournée e stiamo lavorando per la prossima. ovviamente il lavoro creativo non finisce mai, ci saranno tante novità prossimamente.

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