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Recensioni
Pubblicato il 25/04/2016 alle 12:06:50
Less than a cube - Omonimo (Autoprodotto)
di Silvio Mancinelli
Da Torino proviene una realtà interessante: i Less than a cube che non il loro album omonimo sfornano un disco nettamente superiore a quelli di tanti altri.

Da Torino proviene una realtà interessante: i Less than a cube che non il loro album omonimo sfornano un disco nettamente superiore a quelli di tanti altri.

Sono nove canzoni che portano l'ascoltatore a ricordare il decadentismo degli Interpol o i Placebo meno pomposi.



Si tratta di un trio dove la voce maschile, molto wave ma in alcuni casi un po' “calante”, si incrocia, in alcuni tratti, con quella femminile. Si potrebbe pensare ad un power trio, ad una punk band, ma in realtà quello che si richiama è un rock stile Editors o Interpol appunto. Ascoltare “Night song” significa ascoltare un Lou Reed che dopo l'esperienza coi Metallica, si incrocia con i Mad Season. È un disco che ha varie letture sonore ma lascio all'ascoltatore interpretarle, tra chitarre taglienti e distorte e ambienti intimi. “Blue Grass”, il primo singolo estratto, si avvale della chitarra di Amaury Cambuzat degli Ulan Bato.
Tracklist
1. Monovolt
4:40
2. Revolution
3:25
3. Not forget
4:51
4. Night song
7:21
5. Blue Grass
3:45
6. Escape plan
5:37
7. The world on fire
4:22
8. Dear secret
6:11
9. The dust
3:22


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