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Pubblicato il 26/07/2016 alle 18:27:42
Proclama – La mia migliore utopia (VRec, 2016)
di Gianni Della Cioppa
Con un suono frizzante, che si accende tra rock italiano, new wave ed un tocco pop, i torinesi Proclama, con questo secondo album, dimostrano di essere pronti al meritato salto di qualità.

Con un suono frizzante, che si accende tra rock italiano, new wave ed un tocco pop, i torinesi Proclama, con questo secondo album, dimostrano di essere pronti al meritato salto di qualità.

Il curriculum dei Proclama, guidati dal cantante e chitarrista Giorgio Giardina, con Fabio Migliaccio al basso, Elvis D’Elia alla batteria ed Orlando Barbuto polistrumentista e cori, necessita dello spazio di un'intera recensione: un EP, due album, tour esteri e premi e riconoscimenti di ogni tipo.

Ora è arrivato il momento di raccogliere una visibilità di livello superiore. Lo chiede l’organizzazione manageriale, l’intensa attività concertistica, e sopratutto lo esige la qualità della loro musica.

Nelle tredici canzoni di “La mia miglior utopia”, ben prodotto da Enrico Fornatto, ci sono tutti gli elementi che potrebbero funzionare per il pubblico desideroso di melodia, buon ritmo e testi giovanili, ma non banali, con omaggi al movimento futurista del secolo scorso, riletti alla luce dei nostri tempi. Citare gli ultimi U2, i Muse e Timoria (ma anche i C.O.D., per chi conosce l’underground nazionale degli anni ‘90), rende l’idea dell’atmosfera compositiva dei Proclama.

Ogni singola canzone merita di essere ascoltata e goduta, ma ‘Interpreti’, ‘Vanità’ e ‘Il giorno del giudizio’, dimostrano di avere una marcia in più, con ritornelli che stregano sin dal primo ascolto.

E persino una 'Essenziale' di Marco Mengoni, meno laccata, assume tutta una nuova luce.

Come dicono con il brano che chiude il disco, il trio urla: ‘Non è finita’.


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