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Interviste
Pubblicato il 25/10/2016 alle 15:53:59
Alessandra Celletti ci racconta il suo progetto su Erik Satie con Onze al Romaeuropa Festival
di Alessandro Sgritta
La pianista presenta il suo ultimo progetto audio visuale 50/150 Working on Satie >>> Talking to Satie e il cofanetto Working on Satie (cd+dvd) il 26 e 27 Ottobre a La Pelanda di Testaccio per il Romaeuropa Festival.

La pianista presenta il suo ultimo progetto audio visuale 50/150 Working on Satie >>> Talking to Satie e il cofanetto Working on Satie (cd+dvd) il 26 e 27 Ottobre a La Pelanda di Testaccio per il Romaeuropa Festival.

Doppio appuntamento: Alessandra Celletti (nata il 6 Giugno 1966) il 26 e 27 ottobre in concerto a La Pelanda del Macro Testaccio per il Romaeuropa Festival accompagnata dall’illustratore e disegnatore Onze.

Partiamo dal titolo del progetto, “50/150 Working on Satie”, quest’anno sono 150 anni dalla nascita di Satie (1866) ma perché hai deciso di chiamarlo così? sono 50 brani?
No no! Il punto è che io e Satie siamo nati esattamente a cento anni di distanza. Lui è del 17 maggio 1866 e io del 6 giugno 1966. Quindi lui compie 150 anni e io 50. Così grazie a questa bella combinazione e al magico contributo di Onze ho deciso di fare un grande festeggiamento e un grande omaggio al mio autore del cuore. E anche di smentire la sua frase provocatoria: “Quando ero giovane mi dicevano: vedrai quando avrai 50 anni….Ho 50 anni ma non vedo niente”.

Nel 2000 avevi già dedicato un disco a Satie dal titolo “Esoterik Satie”, di cosa si trattava?
In quel caso era una selezione dei brani più belli e significativi del compositore francese, tra cui le celebri Gymnopedies e le Gnossiennes. Quel disco ha avuto un grandissimo successo soprattutto in Francia dove entrò nella classifica dei dischi più venduti di classica.

So che in questo nuovo disco invece ci sono tuoi brani originali dedicati a Satie…
Esatto. Mentre componevo ho immaginato che Erik Satie mi gironzolasse intorno suggerendomi suoni e atmosfere. Chissà cosa proverebbe se fosse presente alla prima al Romaeuropa Festival….

Ho ascoltato “LA 57”, cosa significa il titolo?
La57 fa parte di una suite dedicata ai metalli. La57 è la sigla del lantanio, un metallo un elemento leggero, metallico, di colore bianco-argento, malleabile e duttile: è anche molto tenero, tanto che si può tagliare con un coltello. E viene utilizzato nel cinema per l'illuminazione di teatri di posa e proiezione di pellicole. Io ho cercato di trasferire queste suggestioni in note.

Come nasce la collaborazione con Onze, quando l’hai conosciuto?
Conosco da tempo il suo lavoro e ne sono sempre stata attratta per le atmosfere oniriche e surreali che riesce a creare con i suoi disegni e i colori che utilizza. Ma questa è la nostra prima collaborazione. Ci voleva Satie per farci incontrare artisticamente.

Cosa farà esattamente Onze in scena? Senza rovinarci troppo la sorpresa…
Il suo è stato un lavoro gigantesco. Tutto questo anno lo ha trascorso disegnando centinaia e migliaia di immagini che ha animato a passo uno…e finalmente al Romaeuropa questi disegni prenderanno vita con le mie musiche.

Sei sempre stata appassionata di musica elettronica, parlaci della tua collaborazione con il compositore tedesco Hans-Joachim Roedelius, cosa avete fatto insieme?
E’ stata una bellissima e importante collaborazione. Ci conoscemmo grazie a MySpace dove lui aveva ascoltato proprio le mie interpretazioni di Satie. Anche lui amava molto questo autore così mi invitò a Lunz (in Austria) a suonare per un festival di cui lui è direttore artistico. Si creò subito una sintonia speciale che ci ha portato alla realizzazione dell’album “Sustanza di cose sperata” (per l’etichetta nord-americana Transparency) e ad un tour negli Stati Uniti nel 2009. Roedelius è stato un vero pioniere delle avanguardie dell’elettronica tedesca, ha lavorato con Brian Eno e fondato i Cluster. E’ stato davvero un onore lavorare con lui soprattutto quando mi proponeva anche di scambiarci i ruoli lasciandomi la sua strumentazione elettronica e sedendosi al “mio” pianoforte.

Secondo te qual è l’eredità più grande che ha lasciato Satie nella musica di oggi? Penso a Brian Eno…
Satie è un vero precursore. Direi un profeta e forse alcune delle sue idee musicali sono ancora proiettate nel futuro. Sicuramente con la sua “musica d’ammobiliamento” ha aperto le porte all’ambient music. E poi era adorato da John Cage che lo ha definito “indispensabile”. Io lo penso davvero: Satie è indispensabile!

Satie teorizzava l’uso di musica “da tappezzeria” (il termine lo ha inventato lui) anche se le sue bellissime composizioni come le tre “Gymnopédie” e le sette “Gnossienne” sono tutt’altro che banali sottofondi, come spieghi questa apparente contraddizione?
Satie è tutta una contraddizione e un continuo paradosso, forse è questo che ce lo fa amare così tanto. E’ un vero “anarchico” ed è uno spirito totalmente libero.

Satie era un personaggio stravagante, amava gli ombrelli e i completi di velluto, un po’ ti ci ritrovi con i tuoi costumi particolari e i tuoi cappelli da streghetta?
Ma sai che non c’avevo mai pensato?

So che per realizzare questo progetto hai fatto ricorso al crowdfunding, come ti sei trovata? È andata bene? È un’esperienza che rifaresti o che consiglieresti ad altri musicisti?
Un’esperienza fantastica! Non è solo per un fatto economico. Utilizzare il crowdfunding e avere il sostegno di centinaia di persone ti fa sentire la stima e l’affetto e dà un senso profondo al lavoro che fai. C’è un coinvolgimento bellissimo di tutti. Personalmente ho avuto contributi da tutte le parti del mondo, dall’Italia, all’America, alla Russia, al Giappone. E anche uno “sponsor superstar” da Stravinskij in persona (in realtà due ragazzi fantastici che hanno aperto una pizzeria con il suo nome dove si ascolta musica a 360°).

Quali sono i tuoi prossimi progetti musicali e non? Hai girato anche un film tempo fa e so che suonerai a teatro con Flavio Bucci a novembre…
Sì, è in programma questa interessante collaborazione con Flavio Bucci, un attore che da bambina mi folgorò letteralmente con la sua interpretazione di Ligabue (il pittore ;) . Diretti dal regista Marco Mattolini saremo in scena insieme alla danzatrice e coreografa Gloria Pomardi dal 3 al 5 novembre al Teatro Greco di Roma. Sarà un’intensa “lettura” delle poesie di Leopardi, incastonate tra musica e movimenti. Poi l’11 Novembre suonerò a Trieste al Teatro Miela ed eseguirò musiche di Erik Satie e Gurdjieff/de Hartmann. E poi il 20 Novembre sarò dall’altra parte del mondo e porterò la mia musica in India a Mumbai. “Piano piano on the road” (questo è il titolo del film/documentario di cui parli) è stata un’avventura fantastica che mi ha visto girare per l’Italia con un camion e un pianoforte sopra …

So che la seconda data del 27 è già esaurita, è rimasto ancora qualche biglietto per la prima? a presto e buon concerto!
In realtà ho appena saputo che è sold out anche la prima. E’ una grande felicità, ma mi dispiace anche se qualcuno non potrà venire ad ascoltarmi quindi spero che all’ultimo si potrà aggiungere qualche cuscino e trovare posto per tutti.


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