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Interviste
Pubblicato il 15/02/2017 alle 09:18:08
Claudio Leone: Changes, il fascino del cambiamento. La nostra intervista ..
di Manuela Ippolito
L'ultimo disco del chitarrista Claudio Leone (pubblicato nel 2016 dall'etichetta Emme Record Label) e al quale hanno partecipato Stefano Battaglia al contrabbasso e Francesco Merenda alla batteria: linguaggi jazzistici americani ..

L'ultimo disco del chitarrista Claudio Leone (pubblicato nel 2016 dall'etichetta Emme Record Label) e al quale hanno partecipato Stefano Battaglia al contrabbasso e Francesco Merenda alla batteria: linguaggi jazzistici americani ..

E’ possibile bagnarsi due volte nelle stesso fiume? Come diceva Eraclito di Efeso, filosofo del tutto scorre, ovviamente no. Un concetto valido anche per la musica visto che è impossibile suonare più volte un brano allo stesso modo.

Questo approccio è alla base di Changes, disco del chitarrista Claudio Leone pubblicato dall'etichetta Emme Record Label al quale hanno partecipato Stefano Battaglia al contrabbasso e Francesco Merenda alla batteria. Un progetto fresco, al passo con i tempi e perfettamente in linea con i linguaggi jazzistici che provengono direttamente dall’altra parte dell’oceano. Claudio Leone in persona ci ha raccontato questa ultima fatica!

Claudio, partiamo dal titolo del disco “Changes” che senza dubbio spiega bene il pensiero che c’è alla base di questo tuo progetto. Perché questa scelta?
È una riflessione in musica sui cambiamenti che attraversano la vita di ciascuno di noi. Tra un lavoro discografico e il successivo, si compiono nuovi studi, ci si documenta, si compone nuova musica, si collabora con musicisti diversi e si cambia come esseri umani. Eppure, il processo che è alla base di ogni sforzo creativo rimane identico a se stesso: si crea qualcosa, lo si mette in discussione, vi si apportano modifiche, si prendono dei rischi insieme agli altri musicisti e, infine, il risultato viene definitivamente cristallizzato nella registrazione.

Changes ci è sembrato perfettamente in linea con le ultime frontiere del jazz, molte delle quali provengono direttamente dagli Stati Uniti. Ci vuoi descrivere in poche parole questo tuo ultimo disco?
È un dichiarazione d’amore per il Jazz a tutto tondo, come linguaggio, come stile e, soprattutto, come processo creativo. C’è, naturalmente, un profondo rispetto per la tradizione di questa musica. Eppure servire la tradizione vuol dire tradirla, non riproporla identica a se stessa. Monk, Davis, Bird, Coltrane, Evans sono stati tutti dei geni visionari, rivoluzionari, innovatori che hanno infranto, ridefinendole, le regole della musica del loro tempo. Questa è la più grande lezione che possiamo imparare dai maestri del passato.

Tornando a parlare di mutamenti e di evoluzioni, rimanendo sempre legati alla musica e al tuo strumento in particolare, cosa ti affascina di più dei cambiamenti?
C’è un fondamentale, terribile, meraviglioso paradosso nei cambiamenti: più le cose cambiano e più rimangono le stesse. Spesso proviamo a scrivere dieci brani diversi, eppure finiamo per scrivere dieci volte lo stesso brano. Se invece proviamo a suonare esattamente lo stesso brano come l’abbiamo suonato un minuto prima, verrà fuori qualcosa di completamente diverso. Per dirla con Eraclito: “Nello stesso fiume scendiamo e non scendiamo, siamo e non siamo”.

Parlando di improvvisazione, cosa fondamentale per un musicista jazz, possiamo dire che alla base di essa c’è sempre una ricerca ed uno studio continui ed un cambiamento sempre presente?
Improvvisazione vuol dire essere nel momento, qui ed ora. Tuttavia non ci si improvvisa improvvisatori. Per dirla con Keith Jarrett, si può ben ritenere che non ci sia mai stata un’epoca in cui l’Improvvisazione abbia avuto il riconoscimento che merita. Per fare Improvvisazione c’è bisogno, infatti, di una sola cosa: tutto!

Riguardo il jazz di questi ultimi tempi, invece, quali sono gli artisti o se preferisci le realtà che hanno stimolato maggiormente la tua curiosità artistica?
Chitarristi giovani e brillanti come Gilhad Hekselman, Mike Moreno e Pasquale Grasso. I musicisti con cui ho registrato l’album e con cui collaboro stabilmente da tre anni: Stefano Battaglia e Francesco Merenda. Per me, due dei migliori jazzisti a livello nazionale per quanto riguarda i loro rispettivi strumenti (e non solo per me, dato la lunga lista di collaborazioni che hanno!).

Per quanto riguarda il tuo bagaglio culturale, quali sono stati i musicisti che ti hanno coinvolto di più e che hanno stimolato una tua crescita o una tua evoluzione stilistica?
Mick Goodrick e Tim Miller come insegnanti, due chitarristi e didatti semplicemente straordinari. I musicisti che più continuo a studiare, da cui ho imparato di più e che non smettono mai di stupirmi sono due: J. S. Bach e Charlie Parker.

Per concludere quali saranno i prossimi appuntamenti? Dove potremmo vedere live il Claudio Leone Trio?
Il prossimo appuntamento live è il 17 febbraio, alle ore 22.30 a Roma. Attualmente stiamo definendo le date di un tour estivo che attraverserà vari luoghi d’Italia. Invito tutti i lettori a mettere “mi piace” alla pagina mia pagina Facebook per essere aggiornati su tutti i nostri concerti.

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