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Pubblicato il 28/02/2017 alle 12:23:08
La Protesta e l'Amore: il cantautore Luca Bonaffini in un viaggio nel cuore della musica leggera italiana
di Sergio Cimmino
Trenta anni di carriera artistica e dodici album da solista collaborando al fianco di cantautori come Claudio Lolli e Pierangelo Bertoli, il cantautore Luca Bonaffini ci parla del suo ultimo tour de La Protesta e l'Amore.

Trenta anni di carriera artistica e dodici album da solista collaborando al fianco di cantautori come Claudio Lolli e Pierangelo Bertoli, il cantautore Luca Bonaffini ci parla del suo ultimo tour de La Protesta e l'Amore.

Classe 1962, si appassiona al mondo della musica all'età di quindici anni nel periodo in cui nascevano le prime radio libere. Dopo aver conseguito il diploma da maestro intraprende la strada della musica leggera realizando in trent'anni di attività ben dodici album da solista e collaborando al fianco di cantautori del calibro di Claudio Lolli e Pierangelo Bertoli. Nel 2017 arriva il suo show concept musicale La Protesta e l'Amore interamente dedicato alla storia della musica leggera italiana.

Un viaggio nel cuore della musica cantautorale italiana, dal dopoguerra ad oggi, in un incontro fatto di musica e racconti che vedranno il cantautore protagonista in quattro serate ognuna con il suo momento monografico dedicato ai grandi artisti che hanno lasciato impronte indelebili nella storia della discografia italiana.

Partiamo dal tour de 'La protesta e l'amore',show concept dedicato alla storia della musica leggera italiana, in cui focalizzi l'attenzione sul fenomeno dell' industria italiana degli anni 70/80 e la nascita del cantautorato italiano. Possiamo definirlo un progetto musicale teso alla valorizzazione e alla riscoperta di un periodo storico per la musica italiana?
Anche. Non bisogna però fraintendere scambiando quello che io considero un’analisi del tutto personale, con una lezione o una conferenza di storia contemporanea. La musica è soprattutto un fatto emotivo e quello che mi interessa è cercare di spiegare l’aspetto motivazionale dello strumento “canzone” (musica e parole) che, dal dopoguerra ai giorni nostri, ha potuto godere di ampi spazi e di importanti opportunità di diffusione, grazie a radio, tv, supporti (vinili, musicassette e cd) e oggi web.

Nel corso del tour "La Protesta e l' Amore" racconterai il tuo incontro musicale,accompagnato dalla chitarra, con la storia contemporanea. Nella tua carriera artistica quali sono stati invece gli incontri fondamentali del Luca Bonaffini musicista?
Pierangelo Bertoli, umanamente e professionalmente, è stato il mio mentore artistico, ma anche il Caronte dell’infernale pianeta sommerso del Disco. Poi Claudio Lolli, mio idolo da ragazzino, l’altra faccia della canzone ideologica, politica e sociale. Da lì tanti altri incontri, fino al più recente, con Enrico Ruggeri che, grazie al vecchio amico e collega Dario Gay, mi ha arricchito dell’importante esperienza del teatro canzone. Come produttori cito volentieri Walter Mameli (scopritore di Cremonini) che mi seguì con coraggio nel 1997 nella realizzazione dell’album “Prima di oggi era già domani” e Caterina Caselli che produsse insieme a Pierangelo il disco BLEZ (nel 1993). Arrangiatori bravi ne ho conosciuti tanti, ma quelli con cui ho lavorato meglio sono Roberto Padovan e Gianni Mocchetti.

Nel 2017 ricadono i cinquanta anni dala scomparsa di Luigi Tenco.Credi che intorno alla sua figura ed immagine di cantautore si sia create troppe polemiche ne corso degli anni tralasciando la sua immensa creativita' da cantautore?
Senz’altro. Detesto gli eroi che servono e la loro strumentalizzazione. Passi il premio, voluto da Rambaldi, che nacque in buona fede. Ma questo festeggiare il compleanno della sua morte è leggermente nauseante. Tenco era ed è una colonna portante della musica contemporanea, capace di dire cose importanti in modo semplice. La sua morte è meno importante della sua vita. E la sua arte al di sopra di entrambe.

Si parla oggi in un certo qual modo del ritorno del cantautorato italiano nella musica cosidetta 'indie' ad esempio con artisti come Motta, Calcutta, Brunori Sas si stanno ottendo buoni ed importanti riscontri.Pensi che queste nuove generazioni tendano a 'salvare' e a proteggere l'insegnamento di maestri come De Andre',Guccini, e gli altri oppure siano parte di un qualcosa di estemporaneo alla musica contemporanea?
Prolungano l’agonia di un genere andato che ha fatto la differenza. Vogliono, anzi vorrebbero, ma non possono. Bisogna andare avanti, rinnovare le ideologie e non rivendicare appartenenze a schieramenti politici che magari possono essere utili.L’indie o indie ha fatto il suo tempo, un po’ come la sinistra popolare. Adesso bisogna seppellire le finte “Bella Ciao” e restituire qualità ai testi, alle musiche e al pensiero. Ok, viva la memoria. Perché non sia un modo per far sopravvivere i funzionari dei partiti morti e un falso sé imperante di un individualismo malato.

Guglielminetti, Baldan Bembo, Radius, Dall'Aglio grandi autori fanno parte del tour La protesta e l'Amore, scelti soprattutto per il loro grande contributo nei confronti della discografia italiana. In un epoca sempre piu' social e virtuale dove la musica e' diventato qualcosa di immediato, musica liquida se vogliamo, che valore assume il disco, o meglio vinile, nei tempi moderni?
Il vinile ha un suo senso, come la videocassetta, la musicassetta o il cd. È come il libro stampato con caratteri tipografici, quello da conservare nelle biblioteche pubbliche o nelle librerie di casa come patrimonio inestimabile dell’umana cultura. La musica però è viva. Quindi va ascoltata dal vivo.

Hai collaborato al fianco di grandi cantautori come Pierangelo Bertoli e Claudio Lolli. La loro canzone civile e di battaglia per i valori di uguaglianza rimane ancora oggi impressa nella nostra memoria. Credi quel sentimento di protesta sia stato eredidato e colto in un certo qual senso e in qual modo anche dalle generazioni moderne?
No. Nessuna eredità. Per capire bisogna esserci stati. In quegli anni, parlo della generazione nata tra i primi anni 40 e la fine degli anni 50, c’era un mondo che intendeva ribellarsi alle convenzioni imposte dai poteri. Una Europa distrutta, un Oriente ferito a morte, Stati Uniti e URSS vincitori di una guerra che, come tutti i conflitti, trasforma anche chi vince in perdente. La pace era l’obbiettivo dell’uomo comune che, armato solo di cultura e di amore idealizzato, si buttava nelle piazze con chitarre, poesie e arti varie. L’arte, la creatività e la fantasia erano le nuove bombe della guerra pacifica della beat generation.Oggi ci si scanna per un posto a X FACTOR o per una serata al Circolo Arci-YZ! Bisogna attingere al passato per vivere e combattere nel contemporaneo, se no, ci si raccontano delle favole.

Ti sei appassionato alla musica all'eta'di quindici anni con l' esplodere delle radio libere.Poi una trentennale carriera musicale con dodici album da solista.Hai mai pensato in futuro magari,di rendere omaggio al quel 'fenomeno' degli anni 70' che cambiò il linguaggio musico- culturale italiano?
Lo faccio sempre nei miei spettacoli. E con l’album “Sette volte Bertoli” (dedicato a Pierangelo, pubblicato nel 2014) ho ripescato “Il centro del fiume” ed “Eppure soffia” (degli anni 70, appunto).Infine con “La protesta e l’amore. Tour 2017” ho un mezzo a disposizione per celebrare e ricordare anche gli anni 70 (sono nato nel 1962 e quindi ne faccio parte). Ma non sarà una celebrazione o un omaggio alla memoria come un piccolo uomo malato di nostalgia. Sul palco combatterò con i ricordi per portarli nel nostro tempo, anche attraverso alcune mie canzoni che, aimé, potrebbero già essere vecchie e datate. Ripeto, il futuro non può attendere, come il Paradiso. Perché il futuro c’è.

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