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Recensioni
Pubblicato il 09/03/2017 alle 09:08:26
Alan Friedman alla Feltrinelli di Firenze per il suo nuovo libro: il rock di protesta di Bob Dylan o il David Bowie con Pat Metheny?
di Giancarlo Passarella
Nel trittico foto la copertina del libro appena pubblicato per Newton Compton, il giornalista newyorkese con il sottoscritto e Marco Coveri (di TeleRegione Toscana) ed in aereo con Donald Trump.

Nel trittico foto la copertina del libro appena pubblicato per Newton Compton, il giornalista newyorkese con il sottoscritto e Marco Coveri (di TeleRegione Toscana) ed in aereo con Donald Trump.

Ieri ho avuto l'occasione di intervistare Alan Friedman nel suo promo tour di lancio del libro Questa non è l'America.

La mia soddisfazione è stata grande, perché l'impressione che ho avuto è stata positiva: affabile, preciso, disponibile e professionale... so pro! Garbato anche Enrico Rossi, in questo momento al centro della mezza rivoluzione che ha scosso la stagnante situazione della sinistra italiana: il Presidente della Regione Toscana ha risposto a due mie domande, spaziando tra la stretta politica italiana ed il libro di Friedman, tra la sanità nella nostra regione e quello che Trump sta attuando del suo programma elettorale... La telecamera di Marco Coveri ha ripreso e quindi è probabile che sulle frequenze di TeleRegione Toscana ch86 presto vedrete uno special tv di sicuro appeal...

Vi anticipo solo che ho iniziato l'intervista ad Alan Friedman citando The Times They Are A-Changin', celebre brano di Bob Dylan del 1964, ma … con mia meraviglia, lo scrittore ha replicato che forse era meglio scegliere This Is Not America di David Bowie (ricordo composto ed interpretato in collaborazione da Pat Metheny ed incluso nella colonna sonora del film Il gioco del falco e successivamente pubblicato su singolo nel 1985). Una partenza così non poteva che mettermi a mio agio ed infatti l'intervista è continuata con piglio, partendo dalla mia considerazione sull'intervista del Febbraio dell'anno scorso per Il Corriere della Sera, quando Alan Friedman definì Donald Trump come un cafone sottovalutato ..

Su questo preciso punto, lo scrittore (anche nella conferenza stampa) ha insistito più volte, avvertendo i numerosi presenti sul fatto che è assai probabile che il neo presidente manterrà fede ai punti cardini della sua campagna elettorale: agendo così, smentirà tutti coloro che ancora adesso pensano che quei toni usati nei mesi scorsi siano da annoverare in un linguaggio volutamente sopra le righe, ma difficilmente attuabile.


Alan Friedman ha invece fatto nomi e circostanze, facendoci capire come ogni giorno Trump mette in piedi una azione coerente con il suo credo (e dei suoi finanziatori, più o meno occulti..!) e questo avrà conseguenza anche in Italia: con molto pathos, poi ha sostenuto che l'immagine che sta uscendo dei nuovi Stati Uniti d'America non è quella della gran massa dei suoi cittadini. Ecco perché un titolo così chiaro (laconico, emozionante, lancinante...): ... ne sono sicuro: questa non è l'America... non è lo stato moderno che ho contribuito a costruire, anche quando a 12 anni distribuivo volantini pro Kennedy ..

Per la collaborazione ad intervistarlo, ringrazio Antonella Sarandrea e Martina Donati (della Newton Compton) e Cinzia Zanfini (della Feltrinelli Firenze).

There was a time
A storm that blew so pure
For this could be the biggest sky
And I could have the faintest idea
For this is not America
This is not America
This is not
Snowman melting from the inside
Falcon spirals
To the ground
So bloody red tomorrows clouds..



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