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Pubblicato il 24/03/2017 alle 10:46:02
Federico Bonifazi: 'Non capita tutti i giorni di suonare con musicisti di fama mondiale'
di Stefania Schintu
Abbiamo incontrato Federico Bonifazi a Torino, dove attualmente vive, per parlare dei suoi prossimi progetti e della genesi del suo ultimo cd ‘You'll see’ registrato a New York con Eric Alexander, John Webber e Jimmy Cobb

Abbiamo incontrato Federico Bonifazi, splendida realta' del panorama jazz italiano, a Torino, per parlare dei suoi prossimi progetti e della genesi del suo ultimo cd ‘You'll see’. Registrato a New York con Eric Alexander al sax tenore, tra i piu' importanti solisti dell’ultimo decennio; e con due mostri sacri del top jazz di tutti i tempi John Webber al contrabbasso e Jimmy Cobb alla batteria, musicisti con un enorme sensibilita', esperienza e di fama mondiale.

Come nasce la collaborazione con Eric Alexander, John Webber e Jimmy Cobb?
Nasce da un incontro fortuito, dato dal mio primo viaggio a New York. Avevo bisogno di un appartamento per il mio soggiorno ed un mio amico mi mise in contatto con John Webber il quale mi propose uno scambio di appartamento con sua moglie che aveva intenzione di fare una vacanza in Italia. Sin dai primi giorni divenni subito molto amico con John e passammo un bel po’ di tempo insieme, frequentando i diversi jazz club Neyorkesi. Nel frattempo stavo organizzando una registrazione con Philip Harper (tromba) e Billy Kaye (batteria), cosi chiesi a John se si voleva aggiungere: il 15 agosto del 2014 registrai il CD “E74 st”. Alla fine del mio soggiorno John mi propose di fare un nuovo lavoro questa volta con con Eric Alexander e Jimmy Cobb, così mi affrettai a comporre dei nuovi brani per il CD “You’ll See”.

Come ha influito New York nella nascita delle nuove canzoni?
Ha influito in un modo decisivo, non capita tutti i giorni di avere proposte del genere e suonare con musicisti di fama mondiale. Naturalmente l’idea di poter suonare con loro è stata fonte di grande ispirazione nella composizione dei brani.

Le collaborazioni che hai avuto in questo album sono sicuramente un valore aggiunto…
Questi musicisti hanno indubbiamente valorizzato la mia musica nel modo più semplice, suonando nel loro modo, raccontando la loro storia, portando le proprie esperienze, senza alcuna finzione né filtro.

Come consideri la tua musica, d’élite o popolare?
Direi, sicuramente, d’élite. Purtroppo c’è ancora poca cultura musicale e ancor meno curiosità da parte del pubblico, di conseguenza il cerchio degli ascoltatori è ancora molto stretto.

Nel tuo album “You’ll See” sono presenti per la maggior parte composizioni originali appositamente scritte per questo eccezionale quartetto, ma hai inserito anche un noto brano di Luigi Tenco, Vedrai Vedrai, totalmente ri-arrangiato e divenuto la “Title track” dell’album. Quest’anno si ricorda il cinquantenario dalla morte del cantautore, la tua è stata una scelta ragionata o casuale?
Ho sempre amato la musica di Tenco, anche se in realtà l’idea è nata per puro caso nel periodo che scrivevo i brani per l’album “You’ll See”. Un giorno ascoltando la radio, trasmisero la versione originale di “Vedrai Vedrai”, ebbi come una illuminazione, pensai subito che sarebbe stata perfetta per quella situazione, mi vennero subito in mente delle idee per gli arrangiamenti e fui talmente soddisfatto al punto di omaggiare Tenco usando il titolo del suo brano nel mio Cd.

C'è spazio in Italia per il jazz?
C’è abbastanza spazio, la difficolta per noi musicisti è quella di riuscire ad inserirsi in nuovi circuiti.

Progetti futuri?
Il prossimo progetto su cui sto già lavorando è una suite intitolata “Colori d’autunno”, che registrerò a settembre in sestetto con grandi musicista della scena jazz nazionale, sto parlando infatti di Emanuele Cisi, Giampaolo Casati, Gianluca Petrella, Gabriele Evangelista e Alfred Kramer.





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