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Pubblicato il 03/04/2017 alle 11:15:40
Francesco Baccini: «La notorieta' e' l'unico modo per affermare la propria esistenza»
di Stefania Schintu
In radio con Ave Maria (facci apparire) canta con piglio ironico, dell'autorevolezza televisiva di Maria De Filippi e dei suoi programmi. Un felice ritorno alla scrittura graffiante (con “Nomi e Cognomi”) e denuncia una societa' alla deriva.

In radio con Ave Maria (facci apparire) canta con piglio ironico, dell'autorevolezza televisiva di Maria De Filippi e dei suoi programmi. Un felice ritorno alla scrittura graffiante (con “Nomi e Cognomi”) e denuncia una societa' alla deriva.

E' nato a Genova, il 4 Ottobre 1960: con TeleBaccio ha un suo canale su Facebook.
Francesco Baccini in radio con un felice ritorno alla scrittura graffiante, dove denuncia una società moderna attualmente alla deriva.

«Se nel 1978 mi avessero fatto vedere un filmato su cosa sarebbe diventata la musica leggera nel 2017 ... avrei pensato di essere su “Scherzi a parte”».

Raggiungo Francesco Baccini al telefono in occasione dell’uscita del suo nuovo singolo “Ave Maria (facci apparire)” mi fa subito capire su cosa verterà la nostra intervista. Tra me e me, dico immediatamente addio a tutte le domande che avrei voluto fargli. Baccini è un fiume in piena ..
«Quando ho iniziato a fare questo mestiere negli anni ’90, pensavo che chi lavorasse nella musica quanto meno gli piacesse la musica, invece meno ci capivano e più facevano soldi; questa cosa mi sconvolse. Erano persone senza scrupoli, che non si ponevano questioni morali. Oggi la situazione è totalmente alla deriva. Sentire dei pezzi orribili, che vendono e che funzionano, da musicista di 56 anni con 30 anni di carriera, lo trovo imbarazzante. Non mi sento di dire guarda che bravi questi che fanno tanti “numeri”, mi dico invece che io non lo farei mai. Ma perché sono ancora un idealista e per me la musica è un cosa seria».

Direi che ti sei ispirato a questo concetto per scrivere il singolo “Ave Maria (facci apparire)”, una fotografia dei tempi moderni. Cosa ti fa più paura della società attuale?
«Il fatto di non sapere dove stiamo andando. Siamo in un momento di confusione totale, il mondo occidentale sta crollando con tutte le certezze che lo reggevano in piedi. Tutto questo prolifera di populismi non giova alla società attuale. Quando negli anni ’70 la sinistra scendeva in piazza, ed io c’ero perché era il periodo in cui frequentavo il liceo, nessuno si azzardava a dire che si era populisti a scendere in piazza in massa. Mentre adesso chi riempie la piazza diventa automaticamente populista. La politica ha fallito in questi anni a livello planetario, pensando sempre di più al proprio tornaconto, mentalità che si è poi allargata ad ogni settore e livello».

C’è veramente questa corsa sfrenata alla notorietà o è quello che vogliono farci credere?
«È l’unico modo per affermare la propria esistenza. I valori si sono abbassati a tal punto che l’unico valore è fare i soldi, possibilmente facili e subito. Cosa che noto nelle nuove generazioni in maniera esponenziale avendo un figlio di quell’età… Purtroppo, in questo paese parlare di correttezza e di etica è ridicolo, si finisce per essere fuori luogo, penalizzati e persino derisi. Gli italiani sono sempre stati un popolo di furbi, negli ultimi vent’anni poi il modello da seguire, proposto dai mass media, era privo di ogni genere di “paletto”. E probabilmente non abbiamo ancora toccato il fondo, non per niente la Maria in questione va ancora in onda su quei canali che hanno per primi indotto ad un cambiamento prima della mentalità delle persone e poi della società stessa».

Quanto hanno inciso il web e Youtube sul cambiamento (in peggio) della musica e della sua fruizione?
«Il successo dipende da una serie di fattori che non sono la qualità o meno della tua proposta, ma chi è il tuo pubblico e che pubblico c’è in quel momento storico. Se ai nostri tempi avessimo avuto youtube e la possibilità di fare i pezzi da casa, sarebbe stato normale inondare il mercato di brani più o meno validi. Così facendo, però non esiste più una selezione. Oggi tutti noi possiamo avere il nostro canale. Il problema di base, dovuto al livello culturale, è che se si propone roba trash, le visualizzazioni si alzano in maniera esponenziale. Per alzare il numero di visualizzazione bisogna abbassare il livello. Di questo passo, nella musica, le case discografiche non esisteranno più: se siamo ridotti così è anche grazie a loro e alla loro poca preparazione in materia».

Un fattore importante sono gli adolescenti-fruitori di musica che sono nati con i “nuovi media”.
Il pubblico vero che sposta le vendite è quello dei ragazzini, dai 14 ai 20 anni, sono loro ad essere “virali”, non è quello de i trentenni di oggi. Negli anni ’70, quando ero adolescente io, in classifica c’erano i Genesis, Emerson Lake and Palmer, Pink Floyd, Battisti, Bennato, De André….

I ragazzi che incrementano le visualizzazioni “virali” su YouTube o che alzano lo share delle trasmissioni televisive, non vanno però ai concerti…
«Certo, non sono mica scemi! Se io dovessi ragionare con la testa di un ragazzo di 20 anni di oggi non saprei neanche cosa sono i concerti, anche perché non saprei neanche chi sono e cosa fanno i musicisti. I dischi che ascoltano i ragazzi sono fatti all’80% con il computer. Gli unici ragazzi che sanno veramente qualcosa di musica sono quelli che suonano uno strumento e che comunque vogliono stare sul palco e non vanno neppure loro ai concerti».

In cosa pensi che abbia sbagliato la nostra società?
«Ha fatto passare il messaggio che “va bene qualsiasi cosa” arruffianandosi il pubblico dei ragazzini, con la conseguenza che non esistono più regole. In molti casi, in famiglia, manca una figura autoritaria, che ai nostri tempi era il padre; oggi la maggior parte sono figli di genitori separati, dove il padre è una figura che diventa un ectoplasma. Se si cresce senza una figura come quella del padre, non ti ferma più nessuno! Mancano anche altre figure, quelle che avevano un’autorevolezza, i “Maestri”, o come li definiscono in Cina, “figure di riferimento” che formano la tua esistenza. Purtroppo i nostri giovani hanno avuto dei cattivi maestri.

Cosa consigli ad un ragazzo che vuole fare della musica il proprio mestiere?
«Deve essere pazzo! Per la musica di qualità non c’è pubblico. La variante del successo è cosa proponi tu in questo momento storico. La musica è diventato un hobby per ricchi o per ragazzini che si propongono sui loro canali di YouTube e sperano di essere notati».

C’è ancora spazio per dire qualcosa di importante nelle canzoni?
Negli anni ’70 si lanciavano messaggi politici, poi sono arrivati gli anni ’80 dove non si poteva più dire niente; ora ci sono solo canzoni d’amore che non dicono niente e che soprattutto non disturbano chi sta al potere. Alla mia generazione alcuni cantautori hanno anche insegnato qualcosa, altri predicavano bene e razzolavano male. Certe cose le ho apprese dalle canzoni di De André piuttosto che di Bennato o di Guccini. Quindi le canzoni possono dire anche delle cose, a volte pericolose. Quando mi si diceva che nelle canzoni non si può parlare di politica, rispondevo che “ogni cosa che dico è politica”, anche se si parla di altro. Un paese che non capisce la satira, che non sa leggere tra le righe è un paese paralizzato.



Qualche giorno fa ascoltavo in radio un comico che ha proposto un rifacimento sulla musica della tua canzone “Le Donne di Modena” ispirato alla querelle scoppiata in RAI “Motivi per scegliere una fidanzata dell’Est”.
L’ho sentita e riflettevo proprio sul fatto che se pubblicassi oggi “Le Donne di Modena” sarei accusato di omofobia, maschilismo e probabilmente non la farebbero uscire. La satira se mal interpretata, quindi letta seriamente può apparire come un insulto! Purtroppo siamo arrivati ad un punto in cui siamo intolleranti a qualsiasi cosa e ragioniamo per “categorie” per lo più contrapposte. Quando non c’è più il buonsenso non c’è progresso.

Chiudiamo l’intervista con argomenti più “leggeri”. Il nostro Diretur vuole che ci parli di “TeleBaccio”
Io sono uno che “una ne fa, cento ne pensa e 2000 poi non ne fa più!”, quando ho scoperto che dal canale di Youtube si poteva fare anche una finta televisione l’ho fatta. Ogni tanto faccio dei filmati al piano e mi metto a suonare…

Qual è la canzone alla quale sei più legato e perché?
«Sono anafettivo. Non ho una canzone a cui sono più legato, ci sono delle mie canzoni che preferisco, tipo canzoni che non canto mai ai concerti… se dovessi scegliere una canzone da sentire sceglierei “Senza gravità” .

Abbiamo visto e letto delle tue varie e nuove collaborazioni, in primis quella con Sergio Caputo, prevedete anche un album?
Assolutamente sì, stiamo decidendo la data di uscita, ma in questo momento non posso dire nulla di più.
Per il resto, questo è l’anno dei “featuring”: “Ave Maria (facci apparire)” è un mio pezzo realizzato con due rapper genovesi, gli Zero Plastica; poi ho inciso un altro, in qualità di ospite, in una canzone di Inigo, cantautore pugliese; e per finire sto per entrare a registrare con il rapper Danny Lahome, un suo brano in una versione piano e voce
.

Cosa riserva il futuro a Francesco Baccini?
Prendere più soldi possibili e scappare (ride ndr). La terza e la quarta parte della vita me la immagino all’estero, ma non so ancora dove!





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