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Interviste
Pubblicato il 11/04/2017 alle 23:02:05
Andrea Lorenzoni presenta il suo album all'Arterìa di Bologna
di Federico Bergonzoni
Andrea Lorenzoni e' un cantautore bolognese: ha appena pubblicato il suo primo album da solista intitolato Mondo Club. Lo presentera' in un concerto Giovedì 13 Aprile 2017 all'Arterìa di Bologna.

Andrea Lorenzoni e' un cantautore bolognese: ha appena pubblicato il suo primo album da solista intitolato Mondo Club. Lo presentera' in un concerto Giovedì 13 Aprile 2017 all'Arterìa di Bologna.

Un album dalle sonorità pop, ma che contiene anche contaminazioni etniche.

Un lavoro moderno sulla libertà, che si prende la licenza poetica di esprimere a proprio modo un pensiero. Un album che racconta e osserva morire una generazione, guardando al domani con occhi razionali e disincantati ma lucidi di emozione. Sono canzoni “di una vita”, dice Lorenzoni, che dimostrano freschezza e che possono connotarsi come classici moderni: musiche pop che suonano “diverse”, grazie ad arrangiamenti, a tratti nudi e dimessi. Abbiamo chiesto ad Andrea di parlare del suo lavoro e di che tipo di spettacolo vedremo giovedì...

Per iniziare mi piacerebbe sapere da dove nasce il titolo dell’album “Mondo Club”.
Il titolo dell’album nasce dal bisogno di riassumere in un paio di parole l’immaginario e il messaggio del disco. Cercavo qualcosa in italiano ma che potesse suonare moderno: “club” faceva al caso mio, mi sembrava una parola abbastanza transnazionale. L’idea che voglio esprimere è quella di pensare il mondo come un unico club di persone e non solo come un insieme di tanti gruppi umani. Questo è un disco contro il familismo e sulla libertà individuale. Allargare sempre di più lo sguardo sulle cose è un atto conveniente ed egoistico, prima ancora che etico, un atto legittimo: un club che pensa solo a se stesso finisce per autodistruggersi. Invece una comunità che diventa una sorta di mondo iridescente e in continua espansione avrà sempre nuova vita. Conoscersi, ascoltare e raccontarsi ci fa vivere meglio. Vedo un futuro ricco di questi atteggiamenti positivi. Le identità e il senso di appartenenza sono necessari, importantissimi e da valorizzare ma rappresentano solamente le basi da cui poi lanciarsi nell’universo. Tale paradigma, che cerca di attraversare tutti i testi del disco, l’ho utilizzato anche per scrivere gli arrangiamenti e per registrare l’album. Abbiamo usato strumenti musicali orientali ed occidentali. I musicisti che hanno suonato in studio sono di differenti origini etniche, alcuni di loro non li avevo mai conosciuti di persona prima di mettere piede in sala d’incisione. E poi c’è il numero: sono dodici, che hanno suonato insieme a me. Li stimo molto e colgo l’occasione per menzionarli e ringraziarli. Ayub Noor Muhamad (tabla), Giulia Barba (sax tenore, sax baritono), Matteo De Angelis (trombe), Andrea Faidutti (sitar), Mirko Fretti (basso), Giacomo Giunchedi, alias Cadori (chitarra elettrica), Giusi Montali (campana tibetana, cimbali), Pietro Posani (chitarre acustiche ed elettriche), Michele Postpischl, [Ofeliadorme] (batteria, programmazione), Gianluca Raisi (batteria), Oxana Tchijevskaia (armonium indiano), Francesco Tripodi, alias Carlo Marrone [Søren Larsen] (chitarra elettrica).

Quali sono stati e quali sono oggi i tuoi riferimenti musicali?
I miei riferimenti musicali sono stati Giorgio Gaber, Franco Battiato, Beatles, Nirvana, Verdena, Silverchair, Placebo, Bluvertigo, Marco Castoldi, Morphine, David Bowie, Wim Mertens, Joe Henry, Keith Jarrett, Spandau Ballet, King Crimson, Lucio Battisti. Oggi credo di avere gli stessi riferimenti.

Il tuo è sicuramente un album dallo stile pop, c’è però la presenza di alcuni strumenti, mi riferisco al sitar, il tabla e l’armonium, che non sono usualmente usati in questo genere musicale. Come ti è venuta l’idea di inserirli? Cela la voglia, magari in un prossimo lavoro, di contaminare maggiormente il tuo stile?
Aggiungo agli strumenti che dici la campana tibetana e i cimbali. L’idea di inserire strumenti della tradizione orientale mi è venuta dal desiderio di dare un tocco più originale ad un progetto di canzoni pop italiane. Siccome sono di madre bolognese e padre pakistano (ho preso il cognome di mia mamma) la via più naturale mi è sembrata quella di inserire strumenti musicali che fanno parte della tradizione pakistana. A livello personale è stato un modo per rielaborare attraverso l’arte quella parte di me più sconosciuta. Mi interessa molto la sperimentazione continua. Nella band Divanofobia ho unito poesia di ricerca a chitarre grunge, psichedelia e tempi dispari. Per il mio prossimo disco ho delle idee: senza rinunciare al mio modo di intendere la melodia vocale, mi piacerebbe mantenere i suoni di sitar e irrobustire le chitarre e la sezione ritmica con un approccio più stoner/grunge/newmetal. Per quel che riguarda i testi, forse vorrò cimentarmi con la rima baciata, che fino ad ora ho sempre usato malvolentieri. Si vedrà. Mi piace sentirmi libero da preconcetti o appartenenze sociali sterili.

Cercando qualche notizia in internet su di te, ho scoperto che hai scritto un libro “Parlo dentro”. Di cosa si tratta?
“Parlo dentro” è un mio libro di poesie pubblicato nel 2012 da Prufrock spa Edizioni. Sono componimenti in cui utilizzo uno specifico “dispositivo linguistico”. Anche in quell’opera ricorrono alcune tematiche che mi sono care: la conoscenza di noi stessi, degli altri, l'integrazione, il movimento, gli opposti, il cambiamento e il desiderio. Peraltro ho da poco finito di scrivere una nuova raccolta poetica, di prossima pubblicazione, nella quale ho cercato un linguaggio più accessibile e leggero. Si tratterà di una leggerezza di superficie, estetica, non di significato.

Tornando alla musica, come saranno i tuoi spettacoli dal vivo? Ci saranno dei musicisti ad accompagnarti?
I miei spettacoli dal vivo saranno di due tipi: concerti chitarra e voce, o pianoforte e voce, e concerti con la band. Nella serata di presentazione del disco a Bologna salirò sul palco con musicisti d’eccezione. Oltre a Pietro Posani (chitarra), Giulia Barba (sax) e Matteo De Angelis (tromba), che hanno suonato largamente anche nel disco, sarò accompagnato da Enrico Dolcetto al basso e Marco Paganelli alla batteria. Solitamente durante i concerti, in particolare quelli acustici, parlo delle canzoni, oltre a cantarle.

Giovedì 13 aprile 2017
ore 21.30
Arterìa
Vicolo Broglio 1/E 40125 Bologna







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