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Interviste
Pubblicato il 13/04/2017 alle 17:41:48
Fiorenza Calogero, voce ed anima mediterranea ambasciatrice della canzone partenopea nel mondo
di Sergio Cimmino
Fiorenza Calogero stabiese napoletana , ha collaborato nella sua ventennale carriera artistica al fianco dei grandi protagonisti del mondo musicale e teatrale nazionale confermandosi autentica ambasciatrice della voce di Napoli nel mondo.

Fiorenza Calogero stabiese napoletana , ha collaborato nella sua ventennale carriera artistica al fianco dei grandi protagonisti del mondo musicale e teatrale nazionale confermandosi autentica ambasciatrice della voce di Napoli nel mondo.

La definizione più adatta è quella di cantattrice, ma nel corso della sua carriera Fiorenza Calogero ha saputo sposare la sua affascinante voce mediterranea al mondo teatrale e musicale imponendosi come autentica ambasciatrice partenopea nel mondo.

Dagli esordi sin dalla giovanissima età diciasette anni, in giro per i teatri di tutta Italia, sino alle prestigiose collaborazioni con maestri del calibro di Enzo Avitabile, Roberto De Simone, Eugenio Bennato.

Fiorenza Calogero ha ricevuto importanti riconoscimenti come quello del premio"Naples in the World" a Ravello, rappresentante della musica partenopea al Columbus Day di New York e la menzione speciale nella "Nuova enciclopedia illustrata della Canzone Napoletana". Direttrice artistica di importanti festival nazionali e con molteplici collaborazioni discografiche all'attivo l'animo mediterraneo di Fiorenza Calogero si racconta in questa speciale intervista che dipinge ed illustra la sua carriera artistica che l'ha portata tra le tantissime cose a partecipare al fianco di registi come John Turturro nel film "Passione" e Jonathan Demme in"Enzo Avitabile Music Life".

Colpisce sin dai suoi esordi dall’età di 17 anni da Castellammare di Stabia e sino alle iniziali tourneè teatrali in giro per l’Italia la sua molteplice capacità di coniugare musica e teatro definendosi cantattrice. Aldilà del significato stesso della parola qual è stato sul palcoscenico il periodo in cui è sbocciato artisticamente questo neologismo oppure quello che per lei è stato piu’ significativo?
Il mio esordio da “professionista” è avvenuto a 17 anni con La Gatta Cenerentola del Maestro Roberto De Simone. Un teatro in musica molto complicato dove ho imparato le regole di questo lavoro, il sudore e la fatica e che ti pone al confronto e alla conoscenza di te stesso scontrandoti anche con verità sopite nel tuo animo. La vita e il teatro sono molto spesso due dimensioni imprescindibili. La musica unisce con ago e filo questi due lembi di stoffa già vicini e quando la musica non è vissuta, sentita e raccontata, diventa solo sterile esercizio tecnico.Canto e recito nello stesso modo, facendomi portatrice della parola e creando, attraverso la mia personale interpretazione, un genere difficile da percorrere ma intriso di grandi opportunità per chi lo adotta. Sono profondamente legata a questa definizione di “cantattrice” che porto con sincero onore.

Ha avuto tra i grandissimi riconoscimenti in ambito teatrale e musicale, basti pensare al ambasciatrice della musica napoletana al Columbus Day o al premio “Naples in the World”, anche il premio “Orgoglio Stabiese”. Una città intrisa di storia e cultura come Castellammare ci riporta alla mente anche ad un emblema della poesia e della commedia partenopea come Raffaele Viviani. Quanto ha portato del suo bagaglio artistico e delle sue radici stabiesi in giro per il mondo e quanto di Viviani cè nel suo essere anche attrice?
Sono molto fiera della storia teatrale e drammaturgica della mia città, Castellammare di Stabia, e devo dire che con l’attuale sindaco, con cui sono stata spesso in contrasto per ragioni che non sto qui a spiegare, inizia a muoversi qualcosa di concreto nella salvaguardia del nostro patrimonio culturale. Negli anni precedenti, sia per mancanza di fondi pubblici e sia per la presenza di personaggi privi di coerenza intellettuale, la mia città ha vissuto anni bui e di morte socio- culturale.Chi si fa portatore della cultura di Stabiae trascina con sé il peso di una grande responsabilità.Io credo che il passo più difficile sia quello di educare il pubblico e gli stabiesi alla conoscenza.Vorrei fare velocemente un esempio. L’inverno scorso abbiamo avuto un cartellone natalizio in cui si sono alternati comici di Made in Sud e DJ in piazza, nonostante un oneroso contributo pubblico. Una scelta che io ho criticato tanto, uscendo fuori da qualsiasi collaborazione artistica della mia città. Ho sorriso a dei post su Facebook in cui il cittadino medio si congratulava con il direttore artistico del comune perché “finalmente” Castellammare si “riappropriava” della cultura.Senza nulla togliere ai colleghi che si sono esibiti ma bisogna fare distinzione tra spettacoli di ricreazione collettiva e spettacoli di cultura. Mi auguro che il mio messaggio venga colto in positivo da chi oggi amministra i fondi per la cultura della città.Riguardo il mio rapporto con Raffaele Viviani, è l’autore con cui sono cresciuta. Da adolescente facevo parte di una compagnia teatrale della mia città in cui, non solo Viviani, ma anche Ciro Madonna (drammaturgo stabiese) erano fonte di studio e di ispirazione.

Lei ha inserito tra i suoi valori di vita quello piu importante e piu bello forse, la maternità. Da interprete famosa in tutto il mondo per la sua voce tra jazz e world music e “figlia” allo stesso tempo del mediterraneo qual è il suo rapporto con il “Mare Nostrum”, tanto incantevole ma al contempo spietato e troppe volte cimitero di anime migranti?
Con la maternità ho completato il cerchio della mia realizzazione. Sofia è stata desiderata e “calcolata” in quanto dovevo stabilire il periodo in cui non avevo contratti teatrali perché affrontare una gravidanza in tournée è disagevole e ti consentono di lavorare fino al sesto mese. Ho iniziato a pensarci nel novembre del 2011 quando ero impegnata nelle prove di Napoli chi resta e chi parte per la regia di Armando Pugliese e ho saputo di essere incinta nel marzo 2012. Dal primo istante ho sentito che sarebbe stata una femminuccia e chiunque mi chiedeva quale nome avessi pensato se fosse stata una femmina o un maschio, in entrambi i casi la mia risposta era sempre la stessa: Si chiamerà Sofia! Un nome che ho sempre amato fin da piccola. Non è stata una gravidanza facile ma nonostante tutto non ho mai smesso di lavorare con i miei concerti e le mie produzioni che potevo tranquillamente gestire. E dopo il parto ho ripreso dopo soli 15 giorni a lavorare, ma solo perché, avendo avuto un cesareo, la riabilitazione è stata più lunga. Altrimenti avrei ripreso il giorno dopo!!! Non riesco a “staccarmi” dal mio lavoro per troppo tempo. Con Sofia. anche se può sembrare un concetto banale, ho capito il vero senso della vita e nonostante la fatica (perchè è una gran fatica!) soprattutto per una mamma che spesso è via da casa per lavoro e ha orari notturni, non rinuncerei alla gioia di averla tra le mie braccia e di scoprire, attraverso di lei e la sua crescita, la vita.Il Mediterraneo e il mio rapporto come donna del Mediterraneo, beh che dire, è mille cose insieme. Non è un paesaggio ma innumerevoli paesaggi. Non è un mare, ma un susseguirsi di mari. Non una cultura ma una serie di culture accatastate le une sulle altre. Viaggiare nel Mediterraneo significa sprofondare nell’abisso dei secoli perché è un crocevia antichissimo. Non è una sola civiltà ma tante che insieme formano l’unica civiltà Mediterranea.Mi devasta il pensiero che oggi sia cimitero di tante anime migranti. Ma attraversarlo è l’unica scelta. Il Mediterraneo è dilaniato da guerre nella sponda sud. Chi ha la casa in fiamme accetta di buttarsi nel vuoto. E viaggiare su un relitto resta l’unica speranza per chi ha perso tutto. In primis la propria identità culturale. Terribile.

Si ispira e proviene dalla scuola dei vari Annibale Ruccello, Pergolesi, Viviani e Di Giacomo. Ed è stata citata da Pietro Gargano nell’Enciclopedia della Storia della Canzone Napoletana. Il prossimo 15 Aprile ricorrono i 50 anni della scomparsa del principe della risata ed icona di Napoli il principe Antonio De Curtis in artè Toto’. Cosa ha rappresentato e significato per te questa maschera della città di Napoli e se in ambito teatrale hai avuto in qualche modo di ispirarti?
Antonio De Curtis. Totò. Che grande attore, poeta, drammaturgo e caratterista. E che grande umanità. Sono state tante le sue opere benefiche come l’assistenza ai bimbi disagiati, lui stesso si prodigò nel mantenimento degli orfanotrofi. Un uomo nato nella Sanità che si è servito del teatro come propaganda contro il fascismo che aveva proibito rappresentazioni in dialetto in favore di testi in italiano. La sua sublime interpretazione in Uccellacci e Uccellini di Pasolini in cui dimostrò grande umiltà nell’essere decodificato dal personaggio che noi tutti conosciamo. Quante cose possiamo raccontare di questa grande e intelligente personalità! Un consiglio ai tanti giovani di riscoprire uno dei nostri più grandi attori che non fece mai vanto dell’essere nato “signore” nonostante la sua origine nobile. Io da cantattrice nel corso della mia carriera ho omaggiato Totò con uno spettacolo diretto da Gaetano Liguori con il grande Rino Marcelli al Teatro Totò di Napoli nel 2007 dal titolo Signori si nasce. Lo omaggio nei miei concerti con una canzone inedita scritta dal pianista cantautore Lorenzo Hengeller dal titolo “A Cunzegna e mi sono ispirata al suo personaggio nel 2008 nell’opera Desimoniana Lo Vommaro a duello rappresentata a Napoli al Teatro Mercadante per il Napoli Teatro Festival, in cui interpretavo un en travestì ed ho cercato di far fede alla sua maschera e ai suoi movimenti marionettisttici.



Da “Jurnate..tra musica e poesia” del 2001, a Fioreincanto nel 2007 passando per importanti e prestigiose collaborazioni musicali con Eugenio Bennato, Rino Zurzolo, Carlo Faiello, Lino Cannavacciuolo e tanti altri ancora arriviamo al tuo album “Nun tardare sole” scritto, diretto e arrangiato dal maestro Enzo Avitabile. Nella tua lunga e variegata carriera artistica in cui ricordiamo anche la tua presenza nel film “Passione” di John Turturro e Enzo Avitabile Music Life, qual è il tuo legame tra musica e cinema e cosa rappresenta per te questo tuo album, un suggello alla tua ricca carriera artistica oppure un nuovo punto di partenza verso nuove mete?
Con la musica esprimo totalmente la mia anima, il mio essere. Realizzo ciò che desidero. Con il teatro interpreto personaggi di vita e attraverso loro imparo le mille sfumature dell’essere umano, vivo la condivisione con il pubblico tutte le volte che il sipario si apre mettendomi in discussione ogni sera e mettendo a nudo i miei sentimenti. Il cinema mi piacerebbe conoscerlo di più. I film a cui ho preso parte erano molto legati al mio ruolo di cantante invece vorrei misurarmi come attrice.Il mio ultimo e quarto album Nun tardare sole è un inno alla vita che nasce dalla vita. Un disco per voce, chitarra battente (Marcello Vitale) e viola da gamba (Rodney Prada), un disco scritto diretto e arrangiato da Enzo Avitabile prodotto da Andrea Aragosa per Black tarantella e distribuito da ICompany. Un disco con tanti ospiti internazionali: Pino De Vittorio (‘A carità), Carlos Pinàna (Megaris), Cristina Branco (Lu cardillo), Urna (Uocchie c’arraggiunate) e lo stesso Avitabile in Tre fronte e tre ciure e Sang e grano.Per me rappresenta un nuovo punto di partenza. Come tutto ciò che partorisco. Questo continuo movimento mi stimola ad incuriosirmi, a studiare, a raggiungere nuovi obiettivi ma soprattutto mi fa sentire viva!

La città di Napoli è stata dichiarata recentemente “città della accoglienza”, essa stessa negli ultimi tempo vive un momento di rivoluzione e innovazione culturale che investe inevitabilmente anche la musica. Quale è la tua visione di Napoli in ottica futura in ambito di crescita artistico e musicale e quali sono i tuoi progetti futuri, se ci sono in cantiere, che ti legheranno ad essa?
Napoli ha riacquistato quei “mille colori” che la caratterizzavano. E’ più bella. Il napoletano finalmente si è convinto delle grandi potenzialità di questa perla del Mediterraneo. Napoli è sempre stata città dell’accoglienza, oggi è più evidente perché ne siamo più consapevoli. C’è un grande flusso di turisti ma io credo che il motivo sia anche molto legato al fatto che le capitali europee sono vittime oramai di attentati terroristici quindi Napoli è diventata la meta più sicura (perchè credo che i terroristi non vogliano misurarsi con la nostra camorra organizzata). Ovviamente scoprono una città unica e quindi ritornano. Avverto un forte riscatto culturale ma credo che non stiamo vivendo una crescita socio-culturale. Poiché abbiamo vissuto diversi anni bui, tutto ciò che si realizza oggi viene amplificato e si da un’importanza non meritata. Non avverto nulla di nuovo, anzi, credo che il nostro ricambio generazionale è completamente fermo. Si fa sempre riferimento agli artisti del passato e quelli in circolazione (la maggior parte) sono sostenuti da amicizie “potenti” che consentono il fluire della loro carriera.Riguardo i miei progetti futuri, vorrei realizzare un album live per festeggiare i miei 20 anni di carriera ma essendo io un’artista indipendente senza produzioni, sostegni politici e quant’altro, i tempi di realizzazione sono più lunghi. Inizierò a lavorare quest’estate alla realizzazione di uno spettacolo teatrale, un monologo che sta scrivendo per me una giovane promessa stabiese Cristian Izzo , drammaturgo e attore di grande spessore e poi sarò impegnata con i miei concerti e i festival in giro per l’Italia.

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