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Recensioni
Pubblicato il 24/04/2017 alle 14:56:30
Ottodix: Micromega
di Paolo Polidoro
Ottodix non è un artista banale, non uno di quelli che dopo il secondo ritornello mette lo special, non uno di quelli che cerca la rima e un inciso da far restare alla mente

Ottodix non è un artista banale, non uno di quelli che dopo il secondo ritornello mette lo special, non uno di quelli che cerca la rima e un inciso da far restare alla mente, Ottodix fa “filosofia”, dice semplicemente la sua in un modo meno diretto del solito ma che, sforzandoci di restare attenti un po’ più del solito, scopriremo essere tutto estremamente ricco di una bellezza popolare.

Ecco cosa accade quando Ottodix decide di raccontarti la vita che vede attraverso la musica, è un visionario, questo si, visionario nelle opere che raffigura, si veda la copertina di questo disco, visionario nel modo di colorare il suono con elettronica spaziale e orchestrazioni classiche, come fosse un sapore agrodolce che sembra stonare ma che all’insieme sembra vivere di un’armonia indissolubile.

Si intitola “Micromega” e parla dell’uomo vivente su questa terra muovendo il punto d’osservazione dal micro al mega, dalla certezza di essere atomi sovraccarichi in un campo di forze mutevoli, fino alla domanda di cosa siamo noi, fatti di universi, brane gigantesche, stringhe dentro al bulk.

Ottodix non va ascoltato come ascolteremo un pezzo di “Levante” o di chiunque cerca consensi di massa con frasi fatte e riferimenti di uso ormai commerciale.

Ottodix ci dice le stesse cose e molto di più stimolando l’ascolto e l’attenzione con un linguaggio certamente meno scontato e una musica certamente meno catalogabile a priori, alla fine è sempre pop, alla fine si parla sempre di società e di umanizzazione, alla fine risulteremo sempre dei “Micromega Boy” in cerca di Like, ma c’è una bella differenza nel farlo con ovvie metriche commerciali o avventurarsi alla ricerca di un se che sia unico e personale, nella forma, nei testi e nei suoni.

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