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Interviste
Pubblicato il 08/05/2017 alle 16:49:03
Intervista sulle tribute band: Massimiliano Barulli si laurea con una tesi su questo particolare aspetto del rockbiz italiano..
di Francisco De Mazzei Paradisi
I gruppi che fanno tributi si formano essenzialmente per due motivi: la volonta' di omaggiare l’artista originale e il lato economico, cosi' da poter suonare spesso! A La Sapienza la tesi universitaria di Max Barulli analizza questo fenomeno.

I gruppi che fanno tributi si formano essenzialmente per due motivi: la volonta' di omaggiare l’artista originale e il lato economico, cosi' da poter suonare spesso! A La Sapienza la tesi universitaria di Max Barulli analizza questo fenomeno.

In fin dei conti tutto è pop: questa la scritta che compare sul suo blog che ha voluto chiamare Convergenze pop. Si interessa di tutto ciò che ruota intorno alla musica e di tutto ciò che è musica.. pop, rock, blues, indie, world music e contaminazioni. Suona, canta ed ama scrivere: prima di andare a La sapienza, ha fatto il D.A.M.S. a Firenze .. città dove nel Marzo dell'anno scorso ha incontrato il nostro diretur Giancarlo Passarella..

Bentrovato a Massimiliano Barulli, perugino del Lago Trasimeno: come ti definiresti? Che tipo di carattere hai sviluppato? I tuoi amici cosa vedono in te?
Ciao a tutti. Ancora non riesco a definirmi; ho da poco discusso la tesi, sono tutto in divenire. Con il passare del tempo ho rotto quel velo di timidezza che ha accompagnato la mia adolescenza e ho acquisito più sicurezze. Per i miei amici sono un buon orecchio per parlare di musica; spesso ci confrontiamo su gruppi, cantanti e musicisti. Io do consigli a loro così come loro li danno a me.

Cosa significa studiare Etnomusicologia in questo Terzo Millennio? Ti sei iscritto a questa facoltà con quali speranze?
L’Etnomusicologia è in costante mutamento. I primi studi si possono ricondurre alla fine dell’Ottocento per poi definirsi come disciplina nel Novecento; fin dalla nascita ha visto cambiare il suo oggetto di studio: la musica popolare, italiana e extraeuropea. Si è passati da una ricerca e recupero urgente di repertori in via di estinzione (Basilicata, Calabria, ecc.) allo studio delle interazioni tra culture, ormai soggette al processo di globalizzazione che ha ridotto notevolmente le tradizioni caratterizzanti le culture portanti dei popoli del mondo. Studiare oggi Etnomusicologia, dal mio personalissimo punto di vista, significa inserire le pratiche musicali all’interno del contesto socio culturale di cui fanno parte. Significa concentrarsi non solo sul risultato musicale (un brano o un esecuzione, ad esempio), ma sul fare musica, sul contesto nel quale questa si crea (la musica italiana di oggi basa molto del suo repertorio sul bel canto che ha contraddistinto la nostra nazione per decenni) e sulle interazioni con la società, non solo quella di provenienza, ma anche con altre culture. L’Etnomusicologia è un metodo, un importante punto di vista con cui studiare la musica.

Ti facciamo i complimenti perché sei fresco di laurea: quindi ci sembra logico chiederti tutto sulla tesi che hai discusso...
L’idea della tesi è nata durante i numerosi incontri con Prof. Francesco Giannattasio che, durante un suo corso, ha affrontato il tema del fare musica oggi. Mi ha molto incuriosito e ho cercato di approfondire il discorso su quale sia la funzione della musica oggi e quali significati possa avere. L’ambito è vastissimo, così ho trovato nelle Tribute Band un argomento di notevole interesse sia come fenomeno a sé, sia per il suo ruolo nella società di oggi. Sono partito inserendolo all’interno dell’ambiente di retromania nel quale si trova la produzione musicale odierna che vede uscire costantemente collane, box set, rimasterizzazioni e nuove edizioni di artisti passati. Gli artisti che riempiono gli stadi e che vendono più copie fisiche sono, inoltre, gli stessi che da anni sono oggetto di Tributi e questo non è un caso. Tutta la filiera della musica di oggi concentra le vendite fisiche ad un pubblico adulto, mentre punta sui giovani per quanto riguarda il digitale che, però, non ha lo stesso ritorno economico.
Le Tribute Band nascono in questo ambiente rivolto al passato e si formano per due motivi, essenzialmente: la volontà di omaggiare l’artista originale e il lato economico. Queste due categorie si esprimono in modi diversi, indipendentemente dalla motivazione, replicando in maniera fedele gli artisti originali, o interpretandone i brani. Tributi come i Tra Liga e Realtà, gli Achtung Babies o i The Beatbox replicano fedelmente i brani e l’abbigliamento delle band originali portando uno spettacolo identico a quello “vero”. Altri Tributi che ho citato, come Killer Queen, Stupendo o le Highway to Her reinterpretano, più o meno largamente, i brani originali facendo emergere la propria personalità e la propria creatività. Dai locali stessi, fonte di dibattito per le critiche da parte degli artisti emergenti che si lamentano del troppo spazio concesso ai Tributi, emerge di quanto siano richieste le Tribute Band e di come loro cerchino comunque di dare spazio a tutti, anche se, essendo anche loro imprenditori, devono fare i conti con la “cassa”. Nell’osservare il fenomeno oggi ho notato che non ci sono Tributi importanti a livello nazionale di artisti in vetta alle classifiche recenti; ciò perché il pubblico di questi nuovi artisti, soprattutto uscenti da talent show, è troppo giovane sia per creare una Tribute Band, sia per partecipare a questo tipo di eventi. Un giovane che si appresta, invece, a formare un Tributo di artisti passati si trova a dover affrontare una notevole distanza anagrafica e risulterebbe fuori contesto, a meno che non intenda replicare un artista nel momento della sua carriera vicino alla sua età.

Quali sono stati gli artisti che hai amato in gioventù? Quali invece le band che segui ora con maggiore interesse?
Posso dire di aver avuto fasi differenti: sono passato da ascoltare tutto ciò che passava in radio durante le elementari all’ascolto di quello che oggi può essere considerato, in un macro-genere, come rock classico, ovvero Guns ‘n’ Roses, Led Zeppelin, Queen, David Bowie ecc. Durante il liceo ascoltavo generi più duri, come l’hard rock o il metalcore (Killswitch Engage, Slayer, Atreyu). Durante gli anni universitari di Firenze mi sono aperto ad ogni tipo di sonorità, sia popular che classica che etnica, per così dire. Attualmente passo dall’ascolto di band come Smiths ad artisti pop come i Coldplay passando per Bon Iver o agli italiani Cosmo o Baustelle. Inoltre, scrivendo recensioni (per Rocklab) ascolto molti artisti di genere distante tra loro e cerco artisti a loro vicini per valutare meglio l’album in questione.

Massimiliano Barulli uomo e Massimiliano Barulli studioso: riescono queste due realtà a non essere in conflitto? C'è il tempo per coltivare un hobby?
Fortunatamente le due realtà combaciano. Tutte le scelte che ho fatto sono state dettate dalla passione nei confronti della musica, in ogni sua componente. Ho suonato per diversi anni la chitarra elettrica, il basso elettrico e canto. Con il tempo mi sono reso conto che ciò che mi piaceva di più era la cultura musicale, conoscere gruppi, periodi storici, scoprire i perché di un determinato genere musicale e approfondire ogni concetto di musica, soprattutto in ambito popular.

Anche sulla scorta dei tuoi recenti studi universitari, cosa c'è che non va nella filiera musicale in Italia? Quali invece le sue peculiarità?
La filiera italiana, dal mio punto di vista, pecca sulle istituzioni, sulle leggi e sulle alte tassazioni che gravano sui piccoli e medi locali. La scena underground non trova molto spazio perché ai gestori costa molto far suonare qualcuno nel proprio locale e qualora decida di investire in una band, lo fa in quella che gli porta un ritorno economico. Se i locali fossero incentivati a investire in band emergenti, magari queste potrebbero trovare maggiore spazio. Altro problema, ma non è una novità, è la grande industria discografica che crea “prodotti” usa e getta, intercambiabili e sostituibili senza continuità. I talent ogni anno sfornano tre/quattro artisti da top ten per poi sostituirli con i vincitori dell’anno successivo. Nessuno si ricorda i nomi dei finalisti degli anni passati di Amici o XFactor. Vengono costantemente sostituiti dalle novità.



La musica ha perso il suo impatto sociale, non è ripetibile il suo peso che è stato negli anni Sessanta, Settanta con il punk o Ottanta con la disco music. Oggi non ci sono scene musicali che stravolgono il panorama italiano. L’esempio di Roma con ICani, Calcutta o i Thegiornalisti poteva essere importante, ma presto altre band hanno cavalcato il loro successo e tutta la produzione indie-electro-pop si è omologata in quella direzione, così sono nati i cloni dei cloni. Di positivo c’è che ancora esistono delle realtà importanti, locali che si battono per la propria sopravvivenza e che spiccano per le scelte artistiche; ci sono riviste musicali che propongono materiale eccellente e istituzioni che lottano per proporre materiale di qualità. Grazie a loro si può sperare nella sopravvivenza della musica come arte.

Il nostro diretur Giancarlo Passarella dice che è rimasto molto colpito dalla tua umiltà e della profonda disponibilità, quando vi siete incontrati a Firenze ..
Lo ringrazio molto per le belle parole spese. Credo che l’umiltà sia una cosa fondamentale in ogni campo. C’è sempre qualcuno che ne sa più di te e che può insegnarti qualcosa. La musica, oltretutto, è determinata da gusti personali. Pretendere di imporre il tuo gusto sopra quello di altri senza avere delle motivazioni valide è un’altra di quelle cose che danneggiano la filiera musicale in Italia. In Giancarlo ho trovato la curiosità, l’interesse e la voglia di conoscenza che, invece, fanno pensare che ancora esiste qualcuno che ci mette l’anima in quello che fa.

Ti ritieni una vittima della tecnologia o riesci a gestirla per i tuoi scopi?
Credo che tutti noi, in fondo, siamo un po’ vittime e carnefici di questo largo uso della tecnologia. Io spero di usarla in maniera adeguata. Come tanti sono iscritto ai più importanti social network e, per quanto riguarda la fruizione musicale, utilizzo Spotify principalmente. Quando un album mi colpisce particolarmente ne acquisto successivamente il supporto fisico, cd o vinile.

Se chiudi gli occhi, cosa vedi? Come immagini la tua vita fra un anno, 5 o 10 anni? Quali soddisfazioni ti sarai tolto entro quelle scadenze?
In questo preciso momento vedo molte possibilità, ma ognuna fugace. Spero in un interesse crescente nei confronti della mia tesi e spero di trovare un impiego che mi permetta di approfondire le mie conoscenze sul campo musicale e di metterle a disposizione di altri.

In conclusione, ti offro un viaggio in una macchina spazio/tempo: in quale epoca ti trasferisci e perché proprio in quella?
Purtroppo, o per fortuna, mi trovo bene in quest’epoca, dove grazie alla tecnologia tutto è a immediata disposizione e mi permette di ascoltare vastissime produzioni musicali di anni passati, cosa che prima non si poteva fare. Sarei curioso, tuttavia, di fare un salto in avanti per vedere che tipo di musica si ascolterà nel 3000. Se ancora avrà l’importanza che ha avuto negli ultimi anni o se i fenomeni di globalizzazione e di massificazione del gusto avranno la meglio e ci sarà un appiattimento musicale.






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