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Recensioni
Pubblicato il 29/06/2017 alle 09:25:26
Vetriolica – Dichiarazione d’odio (Andromeda Relix/GT Music, 2017)
di Beatrice Bonato
Se pensate che al rock di oggi faccio difetto il coraggio, non avete ascoltato i Vetriolica, che tornano dopo oltre un decennio. Musicalmente propongono un noise metal tagliente, i testi sono rasoiate per tutti.

Se pensate che al rock di oggi faccio difetto il coraggio, non avete ascoltato i Vetriolica, che tornano dopo oltre un decennio. Musicalmente propongono un noise metal tagliente, i testi sono rasoiate per tutti.

In questi anni duemila, troppo spesso il rock, il metal, il punk o chiamatelo come volte sembra solo un compitino di finta ribellione. Per fortuna ogni tanto arriva il gruppo che rimette le cose a posto. E perché accadesse dovevano tornare in pista i veronesi Vetriolica, una band che negli anni ’90 suonava così forte e selvaggia, che in più di un’occasione i suoi concerti sono stati interrotti dalle forze dell’ordine per incidenti e volume troppo alto.

I Vetriolica nel 1994 hanno lasciato testimonianza di un album, che sin dal titolo evidenzia l’approccio “Ferocia”, uscito per la Toast Records, label che tanto ha fatto e continua a fare per la scena rock italiana. Prodotto da Paul Chain, guru del dark rock noto ben oltre i confini nazionali, il disco era stato acclamato dalla critica, come una gemma grezza di ferocia (appunto) ed elettricità.

Nel 2013, dopo qualche anno di forzato silenzio, i Vetriolica sono tornati ad urlare tutto il loro disprezzo per una società, una nazione, direi un’umanità, che continua a pensare solo al profitto immediato, distruggendo le relazioni e tutto, fino al pianeta su cui abita. Social network, finanza, politica, nulla viene risparmiato dall’assalto sonoro di “Senza appello” (primo singolo e splendido videoclip), “Impatto zero”, “Vuoto a perdere”, in un magma sonoro dove le chitarre taglienti di Henry Ford e Marious Kalash, e la sua voce spettrale diventano una cosa sola, sostenuti dalla ritmica violenta ma precisa dei nuovi arrivati Jack tusk al basso e Hubert Fast alla batteria, che con la loro giovane età, portano energia ed incoscienza.
In chiusura il brano forse più rappresentativo dei Vetriolica: “Psicotropazione”, dove metal, thrash e noise diventano un’unica cosa, che colpisce e fa male.

Nella biografia citano Sepultura e Slayer, ma io aggiungerei anche Shellac e Mastodon, in un rimbalzare tra passato e futuro del suono estremo.

Ci siete mancati Vetriolica

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