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Recensioni
Pubblicato il 09/08/2017 alle 15:37:36
Un'arpa a Montelago Celtic Festival
di Ivan Perugini
Un'arpa a Montelago Celtic Festival per suonare la carica dopo i tristi eventi del sisma che ha colpito il centro Italia.

L'Arpa della Rinascita. La vedevi già da lontano, prima di entrare in Taverne di Serravalle di Chienti, il paese dove si è materializzata quest'anno La Terra di Mezzo, vale a dire la 15ma edizione di Montelago Celtic Festival (circa 17 mila persone quest'anno). Tutti lo conoscono come festival di musica celtica, in realtà nella mia breve visita ho visto molto di più.
Procediamo in ordine temporale.

Lascio i 32 C° del mio paesello e mi dirigo attraverso la SS77 verso Colfiorito, alla cui uscita trovo già chiari cartelli indicanti la sede del Festival. All'entrata del parcheggio, sito in uno dei campi della spianata di Colfiorito, ecco ad accogliermi il servizio predisposto dai Carabinieri per scoraggiare eventuali malintenzionati. Il parcheggio é ampio e una ragazza simpatica, dopo aver espletato le operazioni inerenti l'accredito stampa, mi augura una “buona visita e divertitevi”. Sono infatti accompagnato dal mio amico Alessandro, che per l'occasione, porta il suo fido obbiettivo fotografico migliore, oltre alla sua macchinetta fotografica modernissima (io ho una giapponese Miranda, a rullino, del 1974 quindi per me qualsiasi cosa che sia venuta dopo, è modernissima).

Il campo è ben organizzato, del resto siamo arrivati alla 15ma edizione non a caso, direi, e finalmente la vediamo bene: L'Arpa della Rinascita. Si staglia davanti a noi e, pur essendo mattina (relativamente) presto, fa il suo effetto. Si tratta dell'opera di Burgio e Gomez, al secolo Barbara Burgio e Luca Pomi, che realizzano un monumento alla speranza per le comunità colpite dal sisma, luoghi legati al Montelago Celtic Festival, realizzata in collaborazione tra il Comune di Serravalle di Chienti e la Architec Costruzione srl di Perugia. Subito dietro l'arpa troviamo l'Arena Avalon dove si sono svolte tutte le gare in cui si è misurato lo spirito celtico dei partecipanti, tra partite di rugby, giochi celtici, ma anche fuochisti e giocolieri.

A destra dell'entrata sono presenti stand gastronomici, alcuni legati direttamente alle Pro Loco dei paesi vicini, e poi le tende dedicate agli strumenti tipici della cultura celtica. La curiosità verso l'aspetto musicale di questa cultura viene soddisfatta non solo dall'esibizione di maestri di questi strumenti, ma anche da veri e propri corsi di avvicinamento alla tecnica esecutoria che a vari orari, previa iscrizione, vengono riproposti regolarmente nel susseguirsi dei 3 giorni del festival: parlo dell'Arpa Gazebo e di Katia Zunino, ed abbiamo potuto assistere all'accordatura di alcuni strumenti in vista della prima lezione della giornata. Distanziato da una serie di gazebo di accessori ed articoli vari, sempre contestualizzati al festival, il Bagpipe Gazebo, tenda in cui già erano iniziate delle lezioni di questo strumento celtico principe d'oltremanica con i docenti Ross Ainslie e Ali Hutton.

Sembrava di essere veramente entrati in un mercato, un'agorà, un centro d'incontro che soddisfa le curiosità di chi voleva solo acquistare un articolo di vestiario come anche di avvicinarsi all'Organetto, che sta divenendo uno strumento musicale imprescindibile della nuova tradizione Celtica, o del Whistle Gazebo, vale a dire i flauti in metallo a sei fori.

Il popolo di Montelago inizia a svegliarsi lentamente in quel momento e noi ci troviamo di fronte una bella falconiera dei Falconieri della Ginestra: “i miei sono originari dell'Umbria” ci spiega, “siamo venuti a vedere e poi, perché no, ci siamo proposti per partecipare”. Ha con se due falchi e ci spiega che da lì a poco inizierà il primo corso di avvicinamento a questa nobile ed antica arte di caccia, e che gli iscritti sono stati molti e sarà necessario ripeterlo 3 volte nell'arco della giornata per poter rispondere a tutte le richieste.

Dal palco centrale, a questo punto, la speaker avvisa che inizieranno i concerti presso il Mortimer Pub, che è l’anima della Festa, il centro del villaggio, e potremo ascoltare la musica dei Selfish Murphy con il loro celtic shamrock'n'roll. In breve questi ragazzi originari della Romania e Ungheria, in 20 giorni di tour, sono riusciti a scaldare gli animi del popolo della Terra di Mezzo, facendolo ballare e saltare nonostante sia da poco arrivato il mezzodì, raccogliendo l'eredità dei Mortimer McGrave, cui questo pub è dedicato.

Incastonata tra l'organetto Gazebo ed il Whistle “one”,ecco la tenda dedicata a Tolkien, il grande scrittore di Lo Hobbit, Il Signore degli Anelli. L'aspirazione è quella di rappresentare il luogo del sapere, dove educare lo spirito, il protendersi dell'animo celtico verso gli interrogativi spirituali che la vita pone anche a chi vuol sposare un approccio, il più naturalista possibile, all'esistenza dell'uomo. Uno spazio aperto dalla mattina fino al tramonto che ospita Epic-centro - terremoto culturale, cioè la rassegna di lezioni, dibattiti, conferenze e presentazioni di libri, ed alcune cerimonie di matrimoni celtici.

Alcune grida guerresche ci hanno subito riportato verso le esigenze terrene di chi doveva difendere il proprio territorio e quindi la propria esistenza, dalle aggressioni dei proprio simili; non lontano infatti ecco lo spazio occupato dall'accampamento storico dove il maestro d’arme di Fortebraccio Veregrense, Behoram Uallace, organizzava la vita dei suoi, tra momenti di ristoro ed allenamenti con le armi. Erano presenti decine di rievocatori, con strutture di epoca altomedievale, armature, strumenti atti ad offendere, una gogna in bella vista ma anche utensili legati alla vita di tutti i giorni.

Mi rendo conto benissimo che finora abbiamo parlato ben poco di musica, ma mi preme sottolineare come il Montelago Celtic Festival è un momento di vita a tutto tondo, un villaggio che accoglie tutti coloro che vogliono vivere in pace momenti di allegria, di accrescimento culturale, di sport e soprattutto di musica che, seppur giustamente contaminata da elementi contemporanei, affonda le radici in un sentire comune allo spirito della natura, della terra che ci ospita. Fondamentale per me per addentrarmi in questa esperienza musicale è stato l'aver ascoltato e conosciuto anni fa in Edimburgo i Clann an Drumma, quando ancora erano guidati da Joe Kilna MacKenzie, e le composizioni dei Corvus Corax.

Mentre me ne andavo soddisfatto di aver scoperto questo mondo che si rivela come una fucina, un esperimento peraltro riuscitissimo, sul trovare proposte per una risposta umana, e quindi finita, ai tanti drammi che la vita ci propone, attraverso l'evocazione che la musica fa di emozioni sopite e sepolte nel nostro animo, ed il risveglio della coscienza attraverso la lettura del pensiero di altri, ragionavo sul proposito di tornare alla fonte di ciò, al pensiero delle Highlands visitate più di una decade fa. Ma in fondo … perché sprecare i soldi dell'aereo quando gli appennini hanno ospitato oltre ai Piceni anche le propaggini più meridionali di questa cultura, magari proprio tramite quei galli Senoni che avevano fatto di Sena Gallica la loro capitale e che tessevano rapporti di vicinato con i Piceni, prima di soccombere ai romani circa 200 anni prima di Cristo?!





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