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Interviste
Pubblicato il 27/08/2017 alle 20:49:58
Buva, canzone d’autore ai confini del pop
di Antonio Ranalli
Tra i giovani cantautori più interessanti in questo periodo c’è sicuramente Buva. L’artista pugliese, classe 1987, si è messo in luce negli ultimi tempi in diversi concorsi nazionali, tra cui il recente Premio Bindi.

Tra i giovani cantautori più interessanti in questo periodo c’è sicuramente Buva. L’artista pugliese, classe 1987, si è messo in luce negli ultimi tempi in diversi concorsi nazionali, tra cui il recente Premio Bindi, in cui gli è stata conferita la “Targa Giorgio Calabrese”, premio che gli ha consentito di strappare un contratto di un anno con Warner Chappell.

Ascoltando i suoi brani, ci troviamo di fronte a un giovane sicuramente impegnato, in grado di affrontare temi diversi, che sono quelli generazionali, dall’amore alla speranza. Il tutto in un territorio sonoro molto contemporaneo, che arriva ai confini del pop.
Abbiamo incontrato Buva a Cerignola, sua città natale, in un caldo pomeriggio di agosto.

Partiamo dalla tua ultima partecipazione al Premio Bindi. Ti aspettavi di ricevere il premio dedicato al grande autore Giorgio Calabrese?

E’ stato tutto inaspettato. Zibba, che è il direttore artistico della manifestazione, ha scelto il mio brano “Stella cometa”. E’ stata la mia prima volta al Premio Bindi. Un’esperienza importante che mi ha permesso di conoscere tanti artisti bravissimi, a partire dalla vincitrice Roberta Giallo e Molla. E’ un concorso che consiglio a tutti i giovani cantautori, perché si svolge in una bella atmosfera, senza pressioni. La cosa particolare di questo concorso è che oltre brano inedito viene chiesto di presentare anche una cover. Avrei potuto scegliere tra tanti brani che hanno fatto la storia della musica italiana. Io invece ho scelto di presentare “Come gli alberi” de La corte di Alice, ovvero la cantautrice Rita Ferraro, che era con me al Bindi. Artista che stimo molto e mi è sembrato un modo sincero per omaggiarla. Una scelta coraggiosa, ma che è stata apprezzata molto dalla giuria, visto che alla fine sono riuscito a ottenere un premio significativo.

Facciamo un salto indietro. Quali sono gli esordi musicali di Buva?

Da adolescente, come tanti ragazzi, ho iniziato ad ascoltare musica grunge, anche se grazie a mio fratello ho scoperto subito Lucio Battisti e in particolare album come “Anima latina” ed “Hegel” che ho amato molto,. pur non comprendendo subito di cosa parlassero. Ho iniziato a suonare la chitarra e le prime esperienze musicali le ho fatte in un gruppo punk rock locale, dove ero essenzialmente il chitarrista. Nel 2011 ho sentito la necessità di spostare la mia attenzione nei confronti del canto e della scrittura. Non mi sentivo ancora completo, e pensavo che, anche attraverso la voce, avrei potuto esprimere meglio quello che sentivo dentro di me. Arriva in quel periodo la band Lounaif con cui ho partecipato a Sanremo Social. Un’esperienza importante, durata però solo un paio d’anni.

E’ in questo periodo che hai deciso di fare il cantautore?

Si. Avevo del resto iniziato a scrivere un po’ di canzoni e quindi ho iniziato a maturare piano piano l’idea di proseguire da solo. Dopo aver raccolto e inciso alcuni brani, nel 2015 ho pubblico l’EP “Vado di fretta”, costituito da sei brani. Un lavoro autoprodotto, molto autobiografico, che potrei definire la fotografia di quel momento. Da quel momento ho deciso di investire tempo e passione nella musica, con la consapevolezza che in Italia è difficile fare il cantautore.

Come definiresti la tua musica? Chi sono i tuoi riferimenti artistici?

La mia scrittura è sicuramente molto cantautorale, ma non disdegno il pop, inteso come accessibilità e fruibilità del testo. Quanti ai miei riferimenti artistici cito sicuramente Lucio Battisti e Niccolò Fabi, anche se nel mio stile c’è un mix di influenze. Sul fronte internazionale cito i Beatles e le loro melodie.

Come nasce una tua canzone?

Credo sia importante abbinare una melodia efficace a un testo in grado di trasmettere un messaggio. Sono convinto che una buona canzone deve arrivare in maniera diretta senza essere banale, in maniera tale da mettere l’ascoltatore a proprio agio.

Torniamo al tuo EP di esordio. L’occasione è stata utile per metterti in luce in diversi concorsi.

Con “Vado di fretta” ho iniziato prima di tutto a farmi conoscere sul web, anche attraverso dei videoclip. Poi ho iniziato a presentarmi in diversi concorsi. Nel 2013 avevo già partecipato al Puglia UniMusicFest, promosso dall’Università di Bari, dove avevo vinto il primo premio. Il 2016 è stato sicuramente un anno importante. Infatti ho ottenuto il Premio Gradimento del Pubblico in occasione delle semifinali di Musicultura, manifestazione cui ho ripartecipato anche quest’anno. Inoltre, lo scorso ottobre, ho vinto anche il “Bitontosuite”, dove ho ottenuto anche il Premio “Discovering Dalla” per la miglior cover di un brano di Lucio Dalla: in quell’occasione scelsi “Canzone”, il brano che vede tra gli autori anche Samuele Bersani. Nel frattempo sono stato allievo della sezione canzone dell’Officina Pasolini a Roma, dove ho avuto tra i docenti numerosi professionisti come Tosca, Niccolò Fabi e Piero Fabrizi, e il 9 settembre 2016 sono stato opening act del concerto di Max Gazzè a Cerignola.

Grazie al premio ottenuto al Bindi per un anno sarai nel rooster della Warner Chappell. Cosa ti aspetti da questa nuova esperienza?

Per un anno sarò un loro autore. Mi hanno subito messo a mio agio e ho conosciuto la loro squadra di giovani autori. E’ un lavoro che richiede impegno e molta pazienza. Del resto credo che quando si scrive una canzone lo si debba fare con convinzione, e non bisogna avere l’ossessione del successo. Sarebbe l’errore più grande perché il brano rischia di non avere vita lunga.

E per il tuo futuro da cantautore cosa hai in mente?

Confido di costruire in questo anno qualcosa di importante. Oltre al lavoro per Warner cercherò di lavorare anche per le canzoni del mio primo album, che mi auguro possa uscire il prossimo anno.




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